I cambiamenti climatici portano al collasso le reti alimentari marine

I cambiamenti climatici aumentano la produttività delle piante ma i cianobatteri non piacciono ai pesci

[12 gennaio 2018]

Un nuovo studio, “Climate change could drive marine food web collapse through altered trophic flows and cyanobacterial proliferation”, pubblicato su  PLOS Biology da un team di ricercatori dei Southern seas ecology laboratories e dell’Environment institute della School of biological sciences dell’università australiana di Adelaide, ha rilevato che «I livelli di stock ittici commerciali potrebbero essere danneggiati dal fatto che l’aumento delle temperature marine influisce sulla loro fonte di cibo».

Insomma, gli scienziati australiani avrebbero dimostrato come i cambiamenti climatici possono portare al collasso intere  “reti alimentari” marine.

Il principale dello studio, Hadayet Ullah, e il suo team (Ivan Nagelkerken, Silvan Goldenberg e Damien Fordham) dimostrano che «l’aumento delle temperature riduce il flusso vitale di energia dai produttori primari di alimenti sul fondo (es. alghe), ai consumatori intermedi (erbivori), ai predatori nella parte superiore delle reti alimentari marine. Tali disturbi nel trasferimento di energia possono potenzialmente portare a una diminuzione della disponibilità di cibo per i principali predatori, che a loro volta possono portare a impatti negativi per molte specie marine all’interno di queste reti alimentari».

Ullah spiega che «Le reti alimentari in salute  sono importanti per il mantenimento della diversità delle specie e forniscono una fonte di reddito e cibo per milioni di persone in tutto il mondo. Pertanto, è importante capire come i cambiamenti climatici altereranno le reti alimentari  marine nel prossimo futuro».

Per capirlo  i ricercatori dell’università di Adelaide hanno costruito 12 grandi serbatoi da 1.600 litri l’uno per imitare le condizioni di elevata temperatura e acidità dell’oceano previste  che verranno causate dall’aumento delle emissioni di gas serra antropiche. I serbatoi ospitavano diverse specie tra cui alghe, gamberetti, spugne, lumache di mare e pesci. Al loro interno la rete di mini-alimenti è stata mantenuta per 6 mesi nelle condizioni climatiche previste per il futuro, e per tutto questo periodo i ricercatori hanno misurato i livelli di sopravvivenza e crescita, la biomassa e la produttività di tutti gli animali e le piante e hanno utilizzato questi dati per realizzare un sofisticato modello della rete alimentare.

Ullah sottolinea che «Mentre il cambiamento climatico ha aumentato la produttività delle piante, il che è dovuto principalmente all’espansione dei cianobatteri (piccole alghe blu-verdi), tuttavia, questa maggiore produttività primaria non supporta le reti alimentari, poiché questi cianobatteri sono in gran parte sgradevoli e non vengono consumati dagli erbivori».

Per la ricerca ecologica, comprendere come gli ecosistemi funzionano sotto gli effetti del riscaldamento globale è una sfida e finora la maggior parte degli studi realizzati sul riscaldamento degli oceani comprendeva esperimenti semplificati a breve termine, basati su una o poche specie. Ma Nagelkerken evidenzia che «Se vogliamo prevedere in modo adeguato gli impatti dei cambiamenti climatici sulle reti alimentari oceaniche e sulla produttività della pesca, abbiamo bisogno di approcci più complessi e realistici, che forniscano dati più affidabili per sofisticati modelli delle reti alimentari. Gli ecosistemi marini stanno già sperimentando i maggiori impatti del riscaldamento globale, rendendo vitale capire meglio come questi risultati possano essere estrapolati per gli ecosistemi di tutto il mondo».