La nuova ricerca condotta da Oxfam

I cambiamenti climatici potrebbero portare alla fame 25 milioni di bambini in più

Per finanziare l’adattamento nei paesi poveri sarebbe sufficiente in un anno il 5% del patrimonio delle 100 persone più ricche al mondo

[25 marzo 2014]

La lotta contro la fame torna indietro di decenni a causa dei cambiamenti climatici e l’attuale sistema alimentare è del tutto inadeguato ad affrontare la sfida. E’ l’allarme lanciato oggi da Oxfam mentre i governi di tutto il mondo sono riuniti in Giappone per discutere il nuovo rapporto dell’Ipcc (Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici), da cui emerge che il riscaldamento globale avrà un impatto sulla disponibilità di cibo ben più grave del previsto.

Il nuovo studio di ricerca di Oxfam, ‘Un clima che affama: come impedire che i cambiamenti climatici facciano deragliare la lotta alla fame, dà i voti ai governi per la loro azione su 10 dimensioni chiave nella lotta alla fame e al cambiamento climatico. Oxfam rileva come, nell’ambito di ciascuna delle aree prese in esame, tutti i paesi sono impreparati ad affrontare l’impatto dei cambiamenti climatici e che esiste un grande divario tra ciò che i governi stanno facendo e ciò che dovrebbero fare per rendere sicuro il nostro sistema alimentare.

Finanza internazionale per l’adattamento: voto: <1/10. I paesi ricchi si erano impegnati ad aiutare quelli poveri a finanziare progetti di adattamento ai cambiamenti climatici, ma fino ad oggi solo il 2% della cifra necessaria è stato messo a disposizione.

Assicurazione sui raccolti: voto: <1/10. Solo l’1% – e anche meno – degli agricoltori dei paesi poveri (come per esempio in Malawi), ha assicurato i propri raccolti: sarà difficile per loro sopravvivere in caso di perdita del raccolto a causa degli shock climatici. Negli Stati Uniti il 91% degli agricoltori ha un’assicurazione di questo tipo.

Irrigazione: voto: <1/10. In California viene irrigato l’80% della terra coltivabile. In Niger, Burkina Faso e Ciad, colpiti duramente da siccità cicliche, l’irrigazione riguarda meno dell’1% della terra coltivabile.

Ricerca e sviluppo in agricoltura: voto: <2/10. La diversità dei semi è diminuita del 75% negli ultimi 100 anni, riducendo la varietà delle colture più resistenti ai cambiamenti climatici. I paesi poveri spendono 1/6 di quanto spendono quelli ricchi in ricerca e sviluppo in materie agricole.

Previdenza sociale: voto: <3/10. In caso di mancanza di cibo o aumento di prezzi alimentari, solo il 20% della popolazione mondiale ha accesso a programmi di welfare adeguati, come mense scolastiche gratuite e assegni familiari.

Previsioni meteo: voto: <3/10. Le informazioni dalle stazioni meteo aiutano gli agricoltori a salvare il proprio raccolto. In California esiste una stazione ogni 2.000 chilometri quadrati, in Ciad una ogni 80.000.

Discriminazione di genere: voto: <5/10.  Nei paesi in via di sviluppo, le donne rappresentano il 43% della forza lavoro in agricoltura, ma solo in rari casi sono proprietarie della terra e non hanno quindi la possibilità di adottare metodi di coltivazione più adatti a contrastare i cambiamenti climatici.

Riserve alimentari: voto: <5/10. Le riserve di grano mondiali sono ai minimi storici. Se i fenomeni meteorologici estremi e imprevedibili distruggeranno i raccolti in paesi produttori chiave, i prezzi del cibo potrebbero aumentare vertiginosamente, causando gravi crisi alimentari.

Investimenti in agricoltura: voto: <7/10. Solo 4 dei 20 paesi africani presi in esame da Oxfam hanno dichiarato di voler impegnare il 10% del loro budget nazionale in agricoltura.

Aiuti umanitari voto: <6/10.  I cambiamenti climatici determineranno crisi alimentari sempre più gravi, ma gli aiuti umanitari già non riescono a tenere il passo con la domanda. La differenza tra l’aiuto necessario e l’aiuto a disposizione è triplicato dal 2001.

Solo alcuni paesi come il Ghana, il Vietnam e il Malawi sono in controtendenza in settori come la previdenza sociale, l’irrigazione e gli investimenti agricoli, e ciò li antepone in classifica ad altri come Nigeria, Laos e Niger in tema di sicurezza alimentare, nonostante i livelli di reddito e rischio climatico siano simili.

«I cambiamenti climatici sono la più seria minaccia alla nostra sfida di vincere la lotta contro la fame – ha detto Elisa Bacciotti, direttrice campagne di Oxfam Italia – A essere a rischio è la disponibilità e la qualità del cibo di cui tutti abbiamo bisogno. Ma attualmente i governi del mondo non sembrano in grado di cambiare le loro politiche».

«La fame non è inevitabile – ha aggiunto Bacciotti – Se i governi agissero sui cambiamenti climatici, si potrebbe sradicare la fame nel prossimo decennio e garantire cibo ai nostri figli e nipoti per la seconda metà del secolo. Per finanziare l’adattamento climatico, per esempio, non servono grandissime risorse,ai paesi più poveri servono circa 100 miliardi di dollari all’anno – che è appena il 5% del patrimonio delle 100 persone più ricche del mondo».

Quest’anno, la siccità ha distrutto i raccolti nel Sud-Est del Brasile, compreso quello del prezioso caffè, e in California dove si coltivano i vegetali e si allevano gli animali che sfamano il paese. Senza un’azione urgente per ridurre le emissioni di gas serra, le conseguenze saranno devastanti: si stima, per esempio che potrebbero esserci 25 milioni di bambini in più malnutriti sotto i cinque anni nel 2050, che è l’equivalente di tutti i bambini sotto i cinque anni di Stati Uniti e Canada.

Il Quinto Rapporto di Valutazione su Impatti climatici, Vulnerabilità e Adattamento dell’Ipcc, che sarà pubblicato il 31 marzo, metterà in evidenza che entro la fine del secolo i cambiamenti climatici causeranno cali della produttività media globale dei raccolti agricoli del 2% a fronte di una domanda di cibo che invece crescerà del 14% ogni decennio. Si registreranno un aumento e una maggiore volatilità dei prezzi alimentari: Oxfam stima che il prezzo mondiale dei cereali potrebbe raddoppiare entro il 2030, e la causa sarebbe per metà da addebitare ai cambiamenti climatici. Mentre l’aumento di temperatura di 1,5 gradi avrà gravi ripercussioni sul nostro sistema alimentare, l’Ipcc avverte che superata la soglia dei 3-4 gradi, avremo crisi alimentari globali totalmente fuori controllo. Allo stato attuale, siamo sulla buona strada per raggiungere questa soglia nella seconda metà di questo secolo.

Oxfam con la campagna COLTIVA – il cibo, la vita, il pianeta chiede ai governi e alle imprese di agire subito per fermare i cambiamenti climatici, sostenendo l’adattamento climatico delle comunità più povere, riducendo le emissioni di gas serra e garantendo accordi internazionali che aiutino a scongiurare il pericolo fame  in tutto il mondo. Si può aderire alla campagna globale per la giustizia climatica: http://www.oxfamitalia.org/coltiva/coltiva/stop-al-cambiamento-climatico

di Oxfam