I cambiamenti climatici potrebbero raggiungere un punto critico entro 10 anni

Verso i +2,7 °C. Università di Oxford: «Dobbiamo essere pronti a trattare con la sorpresa»

[26 settembre 2016]

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Laurie Goering, climate editor della Reuters Foundation, scrive che «Il pianeta potrebbe oltrepassare un obiettivo chiave dell’aumento della temperatura mondiale in circa un decennio, spingendo l’accelerazione della perdita dei ghiacciai e il forte calo nella disponibilità d’acqua a, peggiorando i conflitti per la terra e approfondendo la povertà».

Sono i risultati della recente Conferenza internazionale “1.5 Degrees: Meeting the challenges of the Paris Agreement”, organizzata dall’università di Oxford per capire come raggiungere l’obiettivo degli 1,5 gradi di aumento massimo della temperatura globale previsto dall’Accordo di Parigi  che 195 nazioni hanno concordato nel dicembre 2015.

Ma secondo Richard Betts, a capo del gruppo climate impacts research dell’ Hadley Centre.del Met Office britannico, «Il pianeta ha già percorso due terzi del cammino per arrivare a questo obiettivo più basso e più sicuro, e potrebbe iniziare a oltrepassarlo in circa un decennio».

I risultati della Conferenza internazionale c lo confermano: dato che è improbabile che le emissioni mondiali rallentino abbastanza rapidamente per fermarsi agli 1,5 gradi, «Probabilmente sarà necessario rimuovere parte dell’inquinamento carbonio dall’atmosfera per stabilizzare il pianeta». Questo potrebbe avvenire  piantando boschi o con la contestatissima tecnica del Carbon capture stirage (Ccs) che prevede di iniettare sotto terra le emissioni dalle centrali elettriche, ma il meeting di Oxford non ha scartato nemmeno un’ipotesi che allarma ancora di più gli ambientalisti: «I Paesi potrebbero rivolgersi alle controverse tecniche della  “geoingegneria”», come impedire che parte di raggi solari che arrivino sul pianeta o la “fecondazione” dell’oceano per tener basse le temperature.

Pete Smith, uno scienziato dell’università di Aberdeen che si occupa di piante e suolo, ha detto che «Le tecnologie di emissioni negative saranno probabilmente necessarie, che ci piaccia o no. Ma altri cambiamenti – come la riduzione dei rifiuti alimentari e la creazione di diete più sostenibili, con meno carne e meno ortaggi di serra importati – potrebbe anche svolgere un ruolo importante per raggiungere l’obiettivo senza tanti rischi. Sono necessari molti cambiamenti comportamentali, non solo da parte del governo … ma da parte nostra».

Secondo gli scienziati, costruire la resilienza per affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici rischia di rivelarsi difficile, anche perché la loro scala e la loro tempistica resta difficile da prevedere con precisione: «Dobbiamo essere pronti a trattare con la sorpresa», ha sottolineato Jim Hall, direttore dell’Environmental change institute dell’università di Oxford.

Il direttore del Climate Centre della Croce Rossa/Mezzaluna Rossa, Maarten van Aalst, ha portato l’esempio dell’Olanda, dove il governo non è riuscito a prevedere e dare l’allarme dell’ondata di caldo che ha investito i Paesi Bassi all’inizio di settembre, perché presumeva, sbagliando, che le temperature notturne più basse di settembre avrebbero aiutato a moderare il  problema. «Questo tipo di difficoltà a prendere buone decisioni riguardo alle condizioni mutevoli sta mettendo fuori gioco molti posti»,  ha detto van Aalst . Questo è il tipo di errata percezione che determinerà il modo in cui far fronte a questi rischi».

Virginie Le Masson, una ricercatrice che si occupa del rischio disastri, cambiamenti climatici e  questioni di genere per l’Overseas development institute,  ha evidenziato che «Il cambiamento climatico è un altro fattore – in testa con problemi diffusi come il malgoverno e la disuguaglianza sociale – che si aggiunge alle pressioni devono affrontare le persone» e , van Aalst ha aggiunto: Aiutare coloro che sono più vulnerabili ai cambiamenti climatici a sopportare il problema richiederà sforzi per aiutarli non solo ad adattarsi ai cambiamenti, ma anche ad assorbire gli shock». In questo senso, uno degli esempi da seguire potrebbe essere quello dell’Etiopia, dove il governo gestisce un programma di lavori pubblici che paga i poveri in denaro o cibo in cambio di lavoro su progetti pubblici, come ad esempio la manutenzione di canali d’acqua o di strade. Stephane Hallegatte, senior economist della Banca mondiale, spiega che «Il programma può essere rapidamente attuato nei periodi di siccità per fornire una rete di sicurezza sociale alle persone colpite, mentre il lavoro svolto migliora i sistemi idrici e costruisce la resilienza alla siccità».

Un altro esempio è quello del Rwanda che ha esteso l’assicurazione sanitaria ai poveri – ora copre l’80% della popolazione – e dando alle persone povere  la possibilità di aprire conti bancari, un’alternativa più sicura di quella tradizionale di investire il  denaro nel bestiame, vulnerabile ai disastri ambientali.

Gli scienziati però sottolineano che alcune delle prossime “pressioni” potrebbero essere molto difficili da affrontare e ridurre, come la competizione per la terra fertile che è destinata a crescere nei prossimi anni, visto che è allo stesso tempo necessaria per coltivare cibo, per proteggere la biodiversità, stoccare carbonio nelle foreste e far crescere più piante per produrre biocarburanti.

Gli scienziati dicono che tutto questo rende molto difficile mantenere l’aumento della temperatura globale entro gli 1,5 gradi e anche il 2 gradi sembrano irraggiungibili: siamo sulla strada per arrivare ad almeno 2,7 gradi Celsius di riscaldamento. Stefan Raubenheimer, direttore della organizzazione sudafricana SouthSouthNorth, conclude: «Siamo tristemente in ritardo nella nostra risposta attuale al cambiamento climatico».