I cambiamenti climatici si stanno mangiando i ghiacciai del Gran Paradiso

Stanno arretrando tutti quelli presenti nel primo Parco nazionale istituito in Italia: -63 metri quello di Monciair, -69 quello del Trajo

[27 ottobre 2017]

Fra gli 800 metri dei fondovalle e i 4.061 metri della vetta del Gran Paradiso si estende il primo Parco nazionale istituito in Italia, un vero e proprio tesoro naturale al quale i cambiamenti climatici stanno però portando via i più luminosi dei suoi gioielli: i ghiacciai. La caldissima estate 2017 si manifesta nel continuo arretramento dei ghiacciai presenti nel Parco nazionale Gran Paradiso: i dati raccolti dal Corpo di sorveglianza dell’Ente insieme agli operatori del Comitato glaciologico italiano dimostrano un intenso regresso delle fronti glaciali che sta portando alla forte riduzione o estinzione dei ghiacciai di minori dimensioni presenti nell’area protetta, con la divisione di alcuni di quelli maggiori e una rapida trasformazione del paesaggio dell’alta montagna.

«Dal 1993 seguiamo con attenzione i ghiacciai presenti nel Parco ed il loro arretramento, da porre in relazione – spiega l’ispettore del Corpo di sorveglianza Stefano Cerise – al riscaldamento globale di questi ultimi lustri. Queste attività sono utili per monitorare i cambiamenti climatici e comprenderne gli effetti e sono possibili grazie al meticoloso lavoro sul campo e di raccolta e elaborazione dati svolto dai guardaparco, che nel 2017 hanno osservato 37 dei 58 ghiacciai presenti nell’area protetta».

Il lavoro dei guardaparco viene condotto con un impatto pressoché nullo: raggiungono i luoghi delle rilevazioni senza elicotteri, affidandosi solamente a sci o ramponi, per poi elaborare i dati che mostrano come i cambiamenti climatici stiano già cambiando l’Italia.

Quest’anno in particolare i ritiri frontali dei ghiacciai nel Parco sono stati a volte eccezionali. Il valore massimo – come spiegano dall’Ente – è stato registrato al ghiacciaio del Trajo in Valle di Cogne, che è arretrato di 69 metri, mentre è in disfacimento lo scivolo glaciale della Becca di Monciair, in Valsavarenche (-63 metri); l’innevamento residuo, ovvero la copertura nevosa che rimane sul ghiacciaio al termine della stagione di ablazione, è scarso e a volte completamente assente, venendo a mancare la linfa vitale per l’esistenza del ghiacciaio stesso. Significativo anche il caso del ghiacciaio del Grand Etret, il cui bilancio di massa, parametro che esprime meglio di altri lo stato di salute di un ghiacciaio, relativo al periodo 2016-2017, è risultato negativo con una perdita di quasi un metro di equivalente in acqua. Dal 1999 ad oggi il ghiacciaio ha perso più di 16 metri di spessore.