Cambiamenti climatici, sicurezza e migranti ambientali visti dalle amministrazioni locali

Come gestire il fenomeno? Il progetto europeo Clisel prova a costruire un dialogo multilivello: la Sardegna scelta come caso pilota

[3 aprile 2018]

L’uomo sta contribuendo, in maniera sempre più rapida, ai bruschi cambiamenti climatici del nostro pianeta ormai non più connessi solamente a cause naturali: possiamo anzi affermare siano da attribuirsi in larga parte all’aumento dei gas serra prodotti dall’uomo. Tale cambiamento sta radicalmente trasformando il pianeta e rischia di rendere inabitabili, per diverse specie animali e vegetali e, ugualmente, per gli esseri umani, intere aree del globo.

Gli effetti del cambiamento climatico sono quindi un problema che riguarda tutti, ma sono i paesi più poveri, con popolazioni più vulnerabili, a subirne maggiormente l’impatto. Ironicamente i paesi che hanno beneficiato meno del benessere economico legato all’attuale modello finanziario e di sviluppo. Diversi studi indicano che i paesi della fascia tropicale ed equatoriale saranno maggiormente colpiti dagli effetti del cambiamento climatico: il surriscaldamento avrà maggiore impatto sull’agricoltura e sugli ecosistemi di queste regioni cosi come l’inaridimento del suolo e la siccità. Come conseguenza indiretta dell’effetto dei cambiamenti climatici su questi paesi, spesso, vengono individuate le migrazioni ambientali. Le recenti crisi di carattere economico e militare, sia all’ interno che al di fuori dei confini europei, hanno alterato la percezione di tali esodi, portando con sé latenti, seppur crescenti, sentimenti xenofobi che possono sollevare problemi di sicurezza interna per l’Unione europea. Questo è il contesto in cui nasce e si sviluppa Clisel.

Il progetto Clisel (Climate security with local authorities) rientra nel programma europeo Horizon 2020, ha una durata triennale e si concluderà nel 2019. La peculiarità dei partner coinvolti è la collaborazione tra un team interdisciplinare di esperti accademici in ambito giuridico, scienze politiche, storia ambientale (Università degli studi di Cagliari, Università di Berna, Università di Lancaster, e l’istituto tecnico di Stoccolma) e il Consiglio delle autonomie locali della Sardegna.

Clisel poggia sul presupposto che spesso gli effetti indiretti sulla sicurezza in Europa emergono e sono avvertiti a livello locale: il progetto si fonda sulla convinzione che la paura non può aiutare la comprensione del fenomeno delle migrazioni, né tantomeno la definizione di risposte appropriate alle sfide che tale fenomeno pone e porrà in un futuro prossimo. Per questo Clisel esplora i legami tra cambiamenti climatici e sicurezza dal punto di vista delle amministrazioni locali, cercando di comprendere in quali situazioni i migranti, provenienti dai paesi maggiormente colpiti dai cambiamenti climatici, sono percepiti come potenziale rischio per la sicurezza interna, e quali siano le politiche e le azioni che gli amministratori locali possono adottare per scongiurare una crisi di sicurezza all’interno dei propri territori.

Come caso pilota è stata scelta la regione della Sardegna, che presenta delle interessanti peculiarità. In primo luogo è meno esposta mediaticamente rispetto ad altre regioni meta di “sbarchi” da parte dei migranti, come per esempio la Sicilia. In secondo luogo, essendo spesso una regione di passaggio per i migranti, permette di osservare una serie di problematiche che in altre regioni presentano un incidenza minore.

L’obbiettivo finale che si prefigge Clisel è quello di creare una governance multilivello in materia di sicurezza climatica, in questo caso una maniera cooperativa di governare che prevede l’interazione delle diverse parti in causa – siano esse istituzionali e non.

La creazione di un sistema così rivoluzionario passa, innanzitutto, attraverso il raggiungimento di una comprensione esauriente del problema: si rende necessario lo sviluppo di un dialogo tra accademia e politica fondato sulla costante interazione tra ricercatori e parti politiche che operano a livello locale, nazionale ed europeo. Grazie a questa interazione si può ottenere una responsabilizzazione delle autorità, locali e non. Attraverso dei workshops che hanno favorito l’interazione tra i ricercatori e i governanti locali si è potuta raggiungere una migliore comprensione, da parte di tutti, delle conseguenze dei cambiamenti climatici sui paesi in via di sviluppo. Così sono state progressivamente identificate le reali esigenze di tutte le parti interessate, in modo da poter affrontare al meglio le questioni di sicurezza legate alle migrazioni causate (anche) dei cambiamenti climatici.

Clisel ha raccolto dati significativi sul territorio della Sardegna attraverso un questionario, strumento che ha consentito un’indagine di tipo quantitativo, e lo svolgimento di workshop tematici con i sindaci che, invece, hanno permesso un dialogo crescente che proseguirà per tutto il 2018. Sino ad ora la quantità di dati raccolti e l’interazione diretta coi sindaci ha permesso ai ricercatori del progetto Clisel di trarre alcune importanti riflessioni.

Innanzitutto, la maggior parte dei sindaci è a conoscenza dei cambiamenti climatici che stanno interessando il pianeta e il 66% di loro si trova ad affrontare, all’interno del proprio territorio comunale, diversi problemi che gli stessi amministratori riconducono a tali cambiamenti. Nonostante questa consapevolezza del problema ambientale, però, i sindaci non lo riconoscono come una possibile causa di fenomeni migratori da Paesi terzi, ritenendo invece quali fattori determinanti degli spostamenti dei migranti la guerra e l’estrema povertà.

Questo dato evidenzia la necessità di incrementare la consapevolezza, a livello delle amministrazioni locali, della complessità delle interazioni tra diversi fattori che affliggono i paesi colpiti da tali cambiamenti, sia la necessità di un dialogo continuo, tra ricercatori e amministratori, che consenta una comprensione a 360 gradi del fenomeno. In secondo luogo, è emerso come fattore di preoccupazione diffusa la scarsa coordinazione tra i diversi livelli amministrativi nella gestione del fenomeno migratorio.

Infatti attualmente in Sardegna l’arrivo e la distribuzione dei migranti sul territorio dei 377 comuni sardi è orientata e determinata  prevalentemente da altri livelli governativi (quali la Regione, o a livello centrale) e raramente concordata con le amministrazioni locali.

Tale assenza di dialogo e coordinamento tra i vari livelli amministrativi può ostacolare una distribuzione efficace all’interno delle realtà locali, che a sua volta può contribuire a disincentivare l’accoglienza e la conseguente l’integrazione dei migranti.

Il 92,6% dei sindaci intervistati non fa parte di iniziative o gruppi di lavoro che affrontano la questione delle migrazioni collegate al cambiamento climatico; questo dato ha confermato che i Comuni che, più di tutti, si trovano ad affrontare i rischi connessi alle migrazioni climatiche siano, in realtà, poco coinvolti nell’apparato decisionale costruito per affrontarli. Infatti tra il 70% e l’80% dei sindaci ritiene di dover essere coinvolto di più nelle varie fasi della gestione dell’accoglienza dei migranti a livello nazionale; il dato scende a circa il 60% quando si parla del livello europeo. Il 25% dei sindaci si dice non disposto ad accogliere i migranti mentre gli altri, benché pronti ad ospitarli, sottolineano come la loro presenza andrebbe ad incidere su problemi già esistenti come la disoccupazione. Valutazione che appare ancora più importante nel momento in cui il 96,9% dei sindaci ritiene la migrazione un fenomeno strutturale di medio-lungo periodo.

Ancora una volta risulta evidente la necessità di incrementare e favorire una stretta interazione tra i vari livelli istituzionali al fine di poter decidere come distribuire adeguatamente i migranti. Questo può consentire di porre un’adeguata attenzione a esigenze locali e di evitare che la si generino tensioni che possano sfociare in sentimenti xenofobi e in problemi ben più gravi per la sicurezza. Infine, quale dato estremamente positivo è emerso che i migranti non vengono percepiti come un potenziale problema per la sicurezza pubblica da parte della popolazione locale.

Le sfide alle quali saremo confrontati grazie ai i cambiamenti climatici non appaiono di facile soluzione e sicuramente non sono suscettibili di soluzioni immediate. Al tempo stesso appare sempre più evidente che le migrazioni correlate ai cambiamenti climatici sono destinate ad aumentare, così come il numero di persone coinvolte in questi spostamenti. Poiché la chiusura delle frontiere dell’Europa verso questi esodi climatici è ritenuta non idonea, occorre cambiare radicalmente il nostro approccio al fenomeno. Le valutazioni sin qui fatte hanno evidenziato l’esigenza profonda di un dialogo tra tutte le parti in causa siano esse accademiche e politiche, governative e non governative, migranti o residenti, dialogo che dovrà essere non solo costruttivo ma anche supportato da una buona conoscenza e comprensione  delle tematiche correlate al fenomeno: il progetto Clisel sta lavorando per costruire gli strumenti necessari alla realizzazione di questo dialogo.

di Francesco De Fino per greenreport.it