I cambiamenti climatici visti da Livorno, nel cacciucco

Serena (Arpat): «Negli anni Sessanta il protagonista era il palombo, negli anni Ottanta il gattuccio. Dal Duemila il lo si cucina col boccanera»

[22 maggio 2017]

Quella del cacciucco è una ricetta che insieme all’anima di una città, Livorno, racconta molte cose. Parla di diversità, integrazione e tolleranza; di amore per il mare, povertà e arte d’arrangiarsi. Col passare dei secoli, delle generazioni e dei pesci è arrivata oggi a mostrare come i cambiamenti climatici siano arrivati già a infilarsi tra le nostre tavole, nei nostri piatti.

Ne ha dato un assaggio Fabrizio Serena di Arpat, intervenendo nel corso di Slow Fish – terminato ieri a Genova, organizzato da Slow Food Italia e dalla Regione Liguria – con un esempio immediato per evidenziare questo cambiamento nelle specie dei nostri mari: «Negli anni Sessanta il protagonista del cacciucco livornese era il palombo, negli anni Ottanta è diventato il gattuccio, dal Duemila il cacciucco lo si cucina col boccanera». Eppure se negli anni Sessanta erano almeno una quarantina le specie ittiche presenti sulla tavola degli italiani, oggi il grosso dei consumi viene coperto da non più di dieci prodotti come ricorda Silvio Greco, presidente del Comitato scientifico che sovrintende l’evento internazionale di Slow Food e Regione Liguria dedicato al pesce e alle risorse del mare.

I cambiamenti climatici non sono in corso solo ai Poli, ma ci riguardano da molto vicino e com’è ovvio hanno ampie ricadute sui mari d’Italia, 500.000 kmq di superficie attorno a coste che si sviluppano per 7500 chilometri. E quel che si muove sulle nostre tavole, dovrebbe essere evidente, ma non è più questione di pura e semplice gastronomia. I grandi cambiamenti, a cominciare da quelli climatici, investono il nostro intero modo di vivere. E non solo il nostro.

«Per effetto di fenomeni quali la tropicalizzazione (il cui emblema è il pesce coniglio) e della meridionalizzazione (che ha il suo simbolo nel pesce pappagallo) oggi nel Mediterraneo – come ricorda Franco Andaloro, dirigente di ricerca Ispra – vi sono 1500 specie aliene registrate, e le segnalazioni sono aumentate moltissimo negli ultimi 25 anni. Non solo è cambiato il numero delle specie, con nuovi pericolosi arrivi come il pesce palla maculato e il pesce scorpione, ma anche il loro comportamento».

Il Mediterraneo, dal punto di vista ambientale, rappresenta un caso unico: copre appena l’1% delle acque mondiali ma racchiude il 10% della biodiversità. Per questo è fondamentale capire come mantenere sano questo mare, per noi e i nostri figli.

Il Mediterraneo vede al contempo lo sviluppo di innumerevoli attività umane: Migliaia di porti, il 20% del naviglio mondiale nelle sue acque, le industrie… Il lavoro per consegnare questo bacino alle generazioni future è un compito arduo, difficilissimo», spiega l’ammiraglio Giovanni Pettorino, della Guardia costiera della Liguria, comandante del Porto di Genova: «Il cambiamento climatico rappresenta una sfida importante, perché il mare sta sempre di più subendo gli impatti di questi cambiamenti e della fortissima antropizzazione delle coste, popolate, in 23 paesi, da circa 450 milioni di persone». Il momento di preoccuparsene, lottando contro i cambiamenti climatici e per la tutela della biodiversità, è adesso.

L. A.