Cambiamento climatico: l’Australia, ob torto collo, vara l’informazione dal basso

[25 settembre 2013]

Gli australiani che nelle recenti elezioni hanno sostenuto il conservatore Tony Abbot, ora capo del governo, sembrano non condividere appieno le sue decisioni in campo ambientale e in particolare sul cambiamento climatico. Il primo ministro, addirittura prima del suo insediamento ufficiale, aveva sciolto la Climate Commission creata dal precedente governo laburista per fornire al pubblico informazioni indipendenti sull’impatto del cambiamento climatico, ma ora come la fenice, l’ente rinasce dalle proprie ceneri grazie all’aiuto dei cittadini. Non si chiamerà più Climate Commission ma Climate Council, e avrà una forma statutaria no-profit, finanziata dal pubblico.

«Stiamo raccogliendo soldi come Obama, con piccole donazioni online dal pubblico- ha dichiarato durante il lancio del nuovo ente Tim Flannery, che guidava la Climate Commission e insieme agli altri membri continuerà a lavorare su base volontaria- Siamo stati sopraffatti dalla generosità del pubblico e speriamo che altri continueranno a donare in modo che il messaggio resti forte» (l’Agenzia ha riferito che le donazioni pubbliche sono cresciute ad un ritmo di circa mille dollari l’ora).

Lo scienziato ha poi assicurato che il Consiglio del Clima difenderà accanitamente la sua indipendenza e non accetterà denaro legato a condizioni. «Siamo nel pieno di una battaglia titanica. Penso che la lotta per un ambiente pulito e sicuro stia raggiungendo il culmine. La resistenza e la disinformazione continuano a crescere, man mano che si intensifica l’azione globale sul cambiamento climatico-  ha aggiunto Flannery- Abbiamo appena visto uno degli inizi più precoci della stagione degli incendi a Sydney, dopo i 12 mesi  più caldi mai registrati. E la scorsa estate è stata la più calda della storia recente». Ad Abbot, che ha definito le opinioni della scienza che spiega il cambiamento climatico come una conseguenza delle attività umane “una sciocchezza assoluta”, non sono mai andati a genio i contenuti dei rapporti della Climate Commission (27 in meno di due anni di lavoro) e soprattutto quanto riportato in ‘The Critical Decade’, dove si invita l’Australia a lasciare nel sottosuolo la maggior parte dei suoi combustibili fossili per evitare gravi conseguenze climatiche. Il governo di Canberra, ha “mascherato” il suo reale pensiero, adducendo motivazioni di carattere economico che hanno costretto al taglio della Commissione sul clima, e questa linea continua ad essere portata avanti. Secondo il ministro dell’Ambiente Greg Hunt, la rinascita della Commission come Climate Council convalida la decisione del governo di sopprimerla. «E’ così che la democrazia dovrebbe funzionare. Il fatto che questo si possa fare a livello privato vuol dire che sin dal principio non erano necessari i fondi dei contribuenti».