Cambiamento climatico, eventi estremi triplicano il rischio di shock alimentari

Ma lo spreco di cibo impera: in Europa in media ammonta a 123 kg procapite all’anno

[18 agosto 2015]

pianeta terra cibo

Da sei anni a questa parte i prezzi del cibo – o meglio, delle materie prime alimentari – non sono mai statti così bassi a livello globale. A testimoniarlo è arrivata direttamente la Fao, che monitora l’andamento dei mercati offrendo osservazioni puntuali sull’andamento di questi beni di primissima necessità. Il record al ribasso raggiunto questo agosto si inserisce d’altronde in un trend che coinvolge le commodity nel loro complesso: vittime predilette della speculazione finanziaria solo pochi anni fa, e ora con valutazioni in declino a causa della ridotta crescita del Pil globale – paesi emergenti compresi.

Questo nuovo ciclo sembra però destinato ad esaurirsi in fretta. Una studio appena diffuso dal Global food security programme con il sostegno del governo britannico ha incrociato le criticità che interesseranno la domanda di cibo nell’immediato futuro (gli scenari partono dall’anno prossimo) e i cambiamenti climatici. Il risultato è chiaro: insieme alle temperature aumenteranno gli eventi climatici estremi, e con loro la necessità di affrontare i conseguenti shock alimentari.

Calamità naturali che impattano profondamente sulla produzione alimentare mondiale, che in passato era probabile si verificassero una volta ogni secolo, dal 2040 avranno una probabilità di realizzarsi tre volte maggiore (una volta ogni 30 anni) o più. «È probabile – avverte Tim Benton,  coordinatore del team di ricercatori anglosassoni che hanno sfornato lo studio Extreme weather and resilience of the global food system –  che gli effetti dei cambiamenti climatici si avvertiranno con maggiore intensità a causa di una crescente frequenza di eventi meteorologici estremi come siccità, ondate di calore, inondazioni, e i loro impatto sulla produzione e distribuzione del cibo – qualcosa che diamo quasi per scontato».

Shock alimentari e relative impennate dei costi del cibo fanno sentire i loro effetti con mano più pesante sui più poveri, ma anche paesi ricchi come Usa e Uk non possono dirsi al sicuro. Da qui al 2050 la Fao stima che la produzione di cibo dovrà aumentare del 60% rispetto all’attuale, per far fronte a una popolazione ancora in crescita, e l’aumento di eventi climatici estremi potrebbe comportare un balzo dell’indice Fao sui prezzi alimentari (oggi ai minimi) anche del 50%.

«È necessaria un’azione urgente per comprendere meglio i rischi, migliorare la resilienza del sistema alimentare globale agli shock legati al clima e per mitigare il loro impatto sulle persone», conclude Benton. Ma nel mentre la quotidianità degli stati ricchi, compreso il nostro, racconta tutta un’altra storia.

Il Joint research center dell’Unione europea solo pochi giorni fa ha stimato in 123 kg procapite lo spreco di cibo da parte dei cittadini europei, e la maggior parte di questo gigantesco ammontare (97 kg a testa) riguarda cibi ancora commestibili. Insieme al cibo, i cittadini Ue buttano nella spazzatura anche altre risorse collegate, per prima l’acqua: con lo spreco alimentare europeo è come se evaporasse anche una volta e mezza tutta l’acqua che scorre nell’Arno. Senza contare l’enorme spreco che sta a monte di questi numeri, quello riguardante le catene di produzione e distribuzione del cibo. L’Italia, che quest’anno ospita l’Expo dedicato al tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita” si è data un gran da fare nell’annunciare la realizzazione della Carta di Milano o il Piano contro lo spreco alimentare, ma l’Esposizione universale si avvia ormai a conclusione, mentre a mancare all’appello sono ancora i risultati concreti.