Il cambiamento climatico potrebbe far collassare la rete alimentare marina costiera

Il riscaldamento degli oceani annulla la maggiore produttività indotta da più CO2

[2 maggio 2017]

Un team di ricercatori dell’Università di Adelaide ha ricostruito una rete alimentare marina per dimostrare come il cambiamento climatico potrebbe influenzare la biodiversità marina e i futuri rifornimenti di pesce per l’umanità. I risultati sono riportati dallo studio “Boosted food web productivity through ocean acidification collapses under warming” pubblicato su Global Change Biology da un team di biologi dell’università australiana di Adelaide e rivelano che l’elevato tenore di  CO2 previsto per la fine del secolo, che provocherà l’acidificazione degli oceani, aumenterà la produttività a diversi livelli della catena alimentare, ma il riscaldamento dell’oceano annullerà  questi benefici causando stress agli animali marini, impedendo loro di utilizzare in modo efficiente le maggiori risorse per crescere e svilupparsi. Il risultato è stato il collasso della rete alimentare creata dagli scienziato.

Ivan Nagelkerken  dell’Environment Institute dell’università di Adelaise, sottolinea che «Gli esseri umani fanno molto affidamento su una varietà di servizi che vengono forniti dagli ecosistemi oceanici, tra cui il cibo che mangiamo e le industrie che ne derivano. La nostra comprensione di ciò che è probabile che accada era stata ostacolata da un eccessivo affidamento sui sistemi di laboratorio semplificati incentrati su singoli livelli della catena alimentare. In questo studio, abbiamo creato una serie di reti trofiche a tre livelli e monitorato e misurato i risultati per un certo numero di mesi, per fornire una comprensione delle future reti alimentari sottoposte al cambiamento climatico».

I ricercatori hanno costruito reti alimentari marine a basate sulle  piante che utilizzano la luce solare e  sostanze nutritive per crescere (alghe), piccoli invertebrati che pascolano sulle piante (come gamberetti), e pesci che a loro volta predano i piccoli invertebrati. Il team h aveva a disposizione 12 grandi acquari dove hanno riprodotto habitat delle alghe, sabbiosi, scogliere e barriere coralline, simulando i movimenti di marea con correnti circolari.  Queste reti alimentari sono state esposte ai livelli di acidificazione e di riscaldamento degli oceani previsti per la fine di questo secolo. Durante diversi mesi, i ricercatori hanno valutato i processi di base che operano nelle reti alimentari, come la predazione e la crescita di microrganismi.

Il principale  autore dello studio, Silvan Goldenberg, della Southern seas ecology laboratories della School of biological sciences dell’università di Adelaide, sottolinea che «Elevate concentrazioni di anidride carbonica potenziano crescita delle piante; più cibo vegetale significava più piccoli invertebrati, e altri piccoli invertebrati, a loro volta, permettono al pesce di crescere più velocemente. Tuttavia, il riscaldamento dell’oceano annulla questo vantaggio dell’elevata anidride carbonica causando stress agli animali, il che li rende alimentatori meno efficienti e impedisce all’energia extra prodotta dalle piante di spostarsi  attraverso la catena alimentare fono ai pesci Allo stesso tempo, i pesci,  a temperature più elevate erano sempre più affamati e hanno iniziato a decimare le loro prede, i piccoli invertebrati».

Insomma, i biologi australiani  hanno scoperto che il riscaldamento degli oceani sarebbe un fattore di stress devastante che renderebbe le reti alimentari meno efficienti, neutralizzato l’effetto “fertilizzante”, soprattutto sulle alghe,  dell’elevato livello di CO2 e rompendo il fragile equilibrio tra predatori e prede.

Nagelkerken aggiunge: «Le conseguenze per gli ecosistemi marini potrebbero essere gravi. In futuro gli oceani potrebbero offrirci meno pesce e frutti di mare da mangiare, in particolare soffriranno gli animali più grandi che sono al vertice della catena alimentare. Ci auguriamo che questo studio fornirà una comprensione predittiva, che è fondamentale per una gestione efficace della pesca».

Se i risultati dello studio dimostrano che il riscaldamento globale ha un effetto complessivamente  dannoso  sulla rete alimentare costiera, dimostrano anche come i benefici di un effetto indotto dall’uomo (l’aumento della CO2 negli oceani) vengono annullati dagli effetti negativi di uno stress (il riscaldamento dell’oceano). Cosa ancora più importante, dimostra anche come le interazioni tra specie (predatore e preda, in questo caso) possono alterare l’esito degli stress climatici sulle singole specie. Questi effetti indiretti all’interno della rete marina vivente erano in gran parte non studiati, nonostante il fatto che, in termini di impatti futuri, in molti casi potrebbero essere più importanti degli effetti diretti.

«Ad esempio – concludono i ricercatori su The Conservation –  la perdita di habitat e la perdita di specie di predatori sono effetti indiretti fondamentali che possono alterare le popolazioni delle specie all’interno delle reti alimentari. Tuttavia, questi effetti offrono anche l’opportunità per alcune vittorie della conservazione. Promo, gli esseri umani stanno modificando gli ecosistemi marini in molti modi diversi, oltre ai cambiamenti climatici, come l’inquinamento, la distruzione degli habitat e l’eutrofizzazione (eccesso di sostanze nutritive, spesso causati dal deflusso da terra). Riducendo questi effetti potremmo ridurre l’onere complessivo per le specie marine, facendo loro prendere potenzialmente tempo per adattarsi ai cambiamenti climatici col passare delle generazioni.  Secondo, riducendo la perdita di habitat provocata dagli altri impatti umani – implementando zone santuario ben progettate – possiamo anche mantenere gli habitat, le prede e gli altri organismi da cui dipendono le specie per la loro crescita e sopravvivenza. Infine, gli studi suggeriscono che il vertice delle reti  alimentari sarà sproporzionatamente colpito dai cambiamenti climatici e la ricerca ha dimostrato che i predatori svolgono un ruolo importante nel mantenere la diversità e la salute generale dell’ecosistema. Riducendo l’ondata globale di sovra-pesca delle specie predatrici  in corso in tutto il mondo, possiamo alleviare alcuni degli effetti diretti del cambiamento climatico sulle reti alimentari e sugli ecosistemi».