Esperti: necessario che arrivi al 25% del fabbisogno entro il 2030

Cambiamento climatico, il ruolo chiave del fotovoltaico

Per il nucleare troppi problemi “politici”, per l’idroelettrico limiti fisici

[8 ottobre 2013]

Sir David King, l’ex chief scientific adviser  del governo della Gran Bretagna ed attualmente special representative on climate change del ministro degli esteri, e Lord Richard, fondatore e direttore del Centre for Economic Performance della London School of Economics, hanno preso molto sul serio il quinto rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) ed hanno proposto il Sunpower Program, un piano ambizioso per affrontare il problema del cambiamento climatico attraverso un imponente ed urgente programma internazionale che aumenti la produzione mondiale di energia solare al 10% del totale del fabbisogno energetico globale entro il 2025, ed  al 25% entro il 2030.

King e Layard dicono sull’Observer che con il Sunpower Program entro un decennio l’energia fotovoltaica costerà di meno di quella da combustibili fossili. Secondo loro il rapporto Ipcc «Conferma l’enorme pericolo di continuare nella nostra dipendenza dai combustibili fossili. Ma una cosa semplice può rompere questa dipendenza. Deve  essere più economico produrre energia non-carbon di quanto non sia scavare carbone, gas o petrolio. Una volta che questo accade, la maggior parte del carbone, gas e petrolio sarà automaticamente lasciata indisturbata nel sottosuolo. Far diventare competitiva l’energia non-carbon  è una grande sfida scientifica, non diversamente dalla sfida per sviluppare la bomba atomica o dell’invio di un uomo sulla luna. La scienza ha vinto queste sfide, perché sono stati fissati un obiettivo e un calendario chiari e sono stati forniti abbastanza soldi pubblici per la ricerca. Questi programmi erano di alto profilo politico e di visibilità pubblica. Hanno attirato molte delle migliori menti dell’epoca».

Manca evidentemente una consapevolezza altrettanto diffusa tra i decision makers che il cambiamento climatico e l’energia sono molto più importanti della bomba atomica o di mandare un  uomo sulla Luna o su Marte  e, come fanno notare il Sir ed il Lord britannici «Nella maggior parte dei paesi, c’è attualmente una spesa pubblica troppo piccola per la ricerca energetica non-carbon. Invece, abbiamo bisogno di un grande sforzo di ricerca internazionale, con un obiettivo chiaro e un calendario chiaro».

Ma su cosa bisognerebbe si concentrasse questo sforzo? King e Layard non scartano nulla tra le fonti non-carbon tra le quali citano espressamente anche la fissione e la fusione nucleare insieme ad idroelettrico, geotermico e solare. Ma i due ammettono che per nucleare e idroelettrico i problemi sono in aumento: «Il nucleare è essenziale, ma deve affrontare ostacoli politici e ci sono dei limiti fisici per l’energia idroelettrica. La fusione nucleare rimane incerta».

Invece l’eolico può svolgere un ruolo importante in Paesi come la Gran Bretagna, ma in altre aree «La sua applicazione è limitata». Quindi la conclusione è che «Non c’è alcuna speranza di sostituire completamente il combustibile fossile senza un contributo importante dall’energia del sole. Inoltre, il sole invia energia alla Terra pari a circa 5.000 volte il nostro fabbisogno energetico totale. E’ inconcepibile che non siamo in grado di raccogliere abbastanza di questa energia per le nostre esigenze, ad un costo ragionevole. Il prezzo dell’energia fotovoltaica è in calo del 10% all’anno e in Germania ha già aggiunto una gran quantità di elettricità solare non sovvenzionata in rete. In California con i forward contracts l’energia solare sta diventando competitiva con gli altri combustibili e lo diventerà sempre di più, dato che la tecnologia progredisce».

Ma il tempo è disperatamente limitato e per i due ricercatori britannici ci  sono due sfide scientifiche ancora più grandi: la prima è quella di rendere l’energia solare disponibile 24 ore su 24,  anche di notte o quando è nuvoloso. Quindi bisogna realizzare stoccaggi di energia solare efficienti e poco costosi. La seconda è quella di riuscire a portare a basso costo l’elettricità prodotta in aree ad alta insolazione, come i deserti, alle grandi metropoli dove si sta affollando la popolazione del mondo. King e Layard fanno notare che «Un migliore stoccaggio richiede innovazioni importanti nella scienza delle batterie; una migliore trasmissione necessita di nuovi materiali che sono molto più efficienti nel condurre elettricità senza perdita di potenza. In tutti questi casi, la soluzione richiede nuove tecnologie rivoluzionarie».

E la loro proposta parte proprio da qui: «Ci dovrebbe essere un world sunpower programme di ricerca, sviluppo e dimostrazione. L’obiettivo sarebbe quello di fornire nel 2025 energia elettrica solare a livello della rete ad un costo inferiore al costo del combustibile fossile. Tutti i Paesi dovrebbero essere invitati a partecipare. Quelli che lo hanno fatto si dovrebbero impegnare, nei loro Paesi, in maggiori nuovi programmi di ricerca, coordinati a livello internazionale, ed a condividere le loro scoperte a beneficio del mondo. Ogni paese dovrebbe avere l’obiettivo di dimostrare la fornitura all’ingrosso di elettricità solare non sovvenzionata a livello di rete entro il 2025. A livello mondiale, l’obiettivo sarebbe quello di elettricità solare per almeno il 10% della fornitura totale di energia entro il 2025 e del 25% entro il 2030. Il contributo dei Paesi a questo obiettivo dovrebbe essere strettamente sotto controllo. Il programma dovrebbe riguardare il solare non-grid così come la rete elettrica e dovrebbe valorizzare anche l’elettricità eolica, attraverso il miglioramento dello stoccaggio e della  trasmissione».

Quindi un progetto molto ambizioso e davvero ampio ma  King e Layard  evidenziano che «A differenza dei combustibili fossili, l’energia solare non produce inquinamento e non rimane ucciso nessun minatore. A differenza della fissione nucleare, non produce scorie radioattive. Sfrutta la potenza del sole, che è la fonte che da più energia alla Terra. E può colpire l’immaginazione delle popolazioni e quindi dei loro politici. Un ruolo centrale dei governi è quello di promuovere nuove conoscenze pubbliche. Sicuramente la conoscenza più importante di tutte  è come preservare la vita umana così come la conosciamo. Nel 2015, le nazioni del mondo si incontreranno per concordare i loro impegni in materia di cambiamenti climatici. Su qualsiasi cosa si trovino d’accordo, dovrebbero andare verso un più importante sunpower programme».