Il cambiamento climatico miccia per gigantesche migrazioni di uomini, animali e piante

I tropici si “svuoteranno”. Anche piccoli cambiamenti climatici possono avere un impatto drammatico

[13 giugno 2016]

Clima migrazioni 0

Secondo lo studio “Potentially Extreme Population Displacement and Concentration in the Tropics Under Non-Extreme Warming” di Solomon Hsiang (Università della California – Berkley)  e Adam Sobel (Columbia university), pubblicato su Scientific reports di Nature, «il riscaldamento globale di appena 2 gradi rischia di costringere intere popolazioni di piante e animali tropicali e popolazioni umane a spostarsi a centinaia di Km dai luoghi dove vivono attualmente. I due scienziati prevedono un drammatico calo della popolazione umana e delle altre specie viventi  in Messico, America Centrale, Africa e India e altre aree tropicali. Il loro studio  si basa su un modello che mostra come la dinamica del clima nei tropici potrebbe amplificare notevolmente le conseguenze del cambiamento climatico già in atto sul nostro pianeta. «Questo significa che anche piccoli cambiamenti climatici possono avere un impatto drammatico».

Si tratta di due scienziati di grande prestigio: Hsiang, che insegna fisica e matematica alla Columbia, è stato il leader di un team dell’UC Berkeley che aveva dimostrato il legame tra l’aumento dei cambiamenti climatici con i conflitti armati, le violenze e il collasso di alcune civiltà e  in un altro studio aveva già dimostrato i costi economici globali del cambiamento climatico;  Sobel, che insegna fisica e matematica alla Columbia, ha esaminato fisica dell’atmosfera e il cambiamento climatico ed è l’autore di Storm Surge (2014) un libro sul cambiamento climatico e l’uragano Sandy.

Sobel sottolinea: «Non stiamo facendo previsioni specifiche sui modelli di migrazione di singole specie, ma il vincolo geofisico è questo, quando i tropici diventeranno più caldi, si dovrà andare lontano, in sostanza, lasciare i  tropici per rinfrescarsi». Dato che ai tropici fa caldo in maniera uniforme, anche quando diventeranno anche poco più caldi le popolazioni dovranno trasferirsi per trovare sollievo.

Hsiang lo spiega con un’analogia: «Immaginate di avere un budget fisso da spendere per il vostro appartamento e che gli affitti siano gli stessi per tutto l’intero quartiere. Se tutti gli affitti salgono, anche solo di un po’, potrebbe essere necessario spostarsi molto lontano per trovare un nuovo posto che ci si può permettere».

I due scienziati descrivono gli spostamenti legati al clima nei tropici come «L’evacuazione quasi completa della fascia equatoriale», il che potrebbe avere un gigantesco impatto sugli ecosistemi e il benessere umano. Secondo i loro calcoli, alcune popolazioni insulari e continentali avrebbero dovranno migrare 1.000 miglia o più per rimanere all’interno del loro “budget della temperatura”. Ma da dove proverranno queste popolazioni e dove andranno? Le simulazioni di Hsiang e Sobel  suggeriscono che si sposteranno verso i confini più freschi dei tropici che così diventeranno sovraffollati: in queste aree la popolazione umana potrebbe arrivare a crescere  del 300% o più e questa  densità le malattie e i conflitti per le risorse diventerebbero praticamente endemici.

Sobel spiega ancora: «Sappiamo le persone e le specie di ogni tipo si spostano per tutti i tipi di ragioni, non solo per rimanere alla stessa temperatura. Allo stesso tempo, l’uniformità delle temperature tropicali è un fatto basico per la struttura termica della Terra e lo sarà ancora con i cambiamenti climatici. Sembra un vincolo davvero basico che dovrebbe essere compreso quando pensiamo alle popolazioni».

Hsiang aggiunge: «Un altro problema reale sorge quando le popolazioni non possono spostarsi,  ma invece devono restare e soffrono le conseguenze del nuovo clima. Questo può accadere quando i migranti umani incontrano i confini politici o quando fisicamente le specie non possono spostarsi abbastanza velocemente». Secondo i ricercatori il recente catastrofico sbiancamento della Grande Barriera Corallina australiana e un ‘esempio di quanto sta già accadendo.

Per arrivare alle loro preoccupanti conclusioni, Hsiang e Sobel  hanno confrontato le temperature attuali con le proiezioni dei modelli climatici in cui la temperatura media della Terra aumenterò di 2 gradi Celsius entro questo secolo, cioè la soglia “di sicurezza” prevista dagli accordi climatici. Anche con questi cambiamenti climatici modesti, considerati  ottimistici da molti scienziati rispetto alle previsioni ed al business-as-usual, i due ricercatori statunitensi  hanno trovato che le migrazioni di popolazioni potrebbero essere enormi ed evidenziano che «I tropici, sono unici in questa risposta estrema al riscaldamento limitato».

Ma Hsiang e Sobel sono cauti nell’applicare i loro risultati alle popolazioni umane, dato che la migrazione è solo una delle tante strategie di esseri umani utilizzeranno per far fronte al riscaldamento. Tuttavia, fanno notare che «Non si possono escludere straordinarie migrazioni umane», indicando nella siccità dell’American Dust Bowl, che portò alla grande depressione, un fenomeno climatico da prendere ad esempio di quel che potrebbe avvenire.

Sul suo blog Hsiang  scrive che grandi aree tropicali potrebbero svuotarsi e le popolazioni si concentreranno ai loro confini o risaliranno le montagne «Arrivando a densità di popolazioni che a volte saranno di più del  400% della densità iniziale di popolazione. Questa concentrazione si verifica perché le popolazioni tropicali si stanno spostando nelle regioni subtropicali più velocemente dei quanti si stanno spostando le popolazioni subtropicali si muovono fuori. Questa “ingorgo” delle popolazioni ai margini tropicali è un po’ come quando un’auto in veloce movimento su una strada improvvisamente incontra automobili che si muovono nella stessa direzione, ma non così rapidamente».

I ricercatori dicono che  con 2° C di riscaldamento, se tutti migrassero alla ricerca di una temperatura vivibile (senza crescita della popolazione), molte aree diventerebbero «quasi inconcepibilmente affollate», mentre l’India, destinata a diventare il Paese più popoloso del pianeta, si svuoterebbe. «Chiaramente – dice Hsiang – questo non è ciò che sta per accadere, dal momento che le persone non si limitano a prendere e spostare intere città come in questo modello. Ma in un certo senso fornisce le proporzioni per questi calcoli».

Il modello consente anche di prendere in considerazione la distribuzione delle distanze che gli individui percorreranno in questo scenario  ne viene fuori che «Circa un terzo del mondo dovrebbe spostarsi più di 500 km e il 12,5% del mondo dovrebbero spostarsi di oltre 1000 km». Si tratta di spostamenti enormi, con impatti estremamente costosi in termini sociali, economici e ambientali.

Quali sono le ricadute di queste proiezioni? Hsiang  fa notare che quando la gente pensa alle migrazioni provocate dal clima, spesso guarda alle regioni polari o alle pendici delle montagne che subiscono importanti variazioni di temperature, ma invece i luoghi più sensibili sono i tropici con i loro aumenti di temperature “limitati” quindi se popolazioni inizieranno a spostarsi, potrebbero muoversi (e concentrarsi) molto. «Le dinamiche che governano questi gradienti di temperatura (ad esempio gli effetti Coriolis) sono un po’ più sofisticati di quel che pensa in genere la maggior parte delle persone che si concentrano su questo spazio di ricerca, ma sono estremamente generalizzabili e in molti casi possono avere un significato  di primordine».

Commentando lo studio, Valerie Mueller, una ricercatrice dell’International Food Policy Research Institute che studia le migrazioni, ha detto che la ricerca di Hsiang e Sobel  «E’ un modo di pensare non solo alla migrazione umana, ma anche alla migrazione di altre specie. Per gli uccelli, ai quali costerebbe ben poco spostarsi di 500 e 1.000 chilometri, potrebbe funzionare. Ma questo quadro di riferimento per il monitoraggio della migrazione umana non riconosce le barriere formidabili che abbiamo di fronte per spostarci»

Secondo la Mueller, «L’utilità di questo studio risiede nell’attenzione che porta al tema. In futuro, la comunità umanitaria dovrebbe avere un migliore senso della  dimensione della popolazione. La comunità internazionale deve fondamentalmente capire che, in considerazione del fatto che il mondo è globale e le persone si stanno spostando dai Paesi come si può progettare in termini di infrastrutture e di sviluppo, come si può pianificare l’allocazione delle risorse per ospitare questa popolazione potenzialmente in crescita».

Infatti, anche se quello tracciato dai due ricercatori è un esercizio teorico del «potenziale di migrazione e concentrazione», che quasi certamente non avverrà esattamente come previsto, lo studio dovrebbe rappresentare un segnale preoccupante su quanto sia importante capire il legame tra cambiamento climatico e migrazione. «Al momento sappiamo molto poco su come le popolazioni si spostano in risposta al clima e sugli effetti e gli impatti di questi movimenti (soprattutto per le persone) e abbiamo un disperato bisogno di saperne di più – conclude Hsiang . Le migrazioni su larga scala e la concentrazione di popolazione possono essere massicciamente destabilizzanti, per i sistemi umani (in considerazione della crisi europea in corso) o naturali, quindi abbiamo bisogno di capire meglio queste dinamiche e sviluppare un migliore senso per quanto sono influenzati dai cambiamenti climatici.  Anche se i nostri calcoli teorici differissero dalla realtà di un fattore 5, questi tipi di modifiche sarebbero drammatici».