Cambiamento climatico, l’ultima di Trump: gli scienziati hanno un programma politico

Ma il presidente Usa ammette che il riscaldamento globale non è una bufala

[15 ottobre 2018]

In un’intervista di un’ora concessa ieri alla CBS, il presidente Usa  Donald Trump ha accusato gli scienziati che si occupano di cambiamento climatico di avere un «programma politico», , ha detto di dubitare che gli esseri umani siano responsabili del l’aumento delle temperature terrestri, ma ha ammesso finalmente che il riscaldamento globale non è una bufala inventata dai cinesi.

Dichiarazioni contraddittorie e confuse che arrivano a una settimana dalla pubblicazione del rapporto speciale dell’ Intergovernmental panel on climate change (Ipcc)  durante un’intervista ai 60 minuti della CBS, arrivano meno di una settimana dopo che ha confermato che abbiamo pochissimi anni pder impedire che l’aumento delle temperature medie globali superi gli 1,5° C e che il mondo si avvii verso una catastrofe climatica.

La stragrande maggioranza degli scienziati del mondo – basandosi su dati, ricerche e studi, non su opinioni politiche –  concorda sul fatto che i cambiamenti climatici sono di origine antropica e il Rapporto Ipcc dice che con gli impegni presi dai vari Paesi il mondo si sta dirigendo verso il precipizio di un innalzamento delle temperature di 3° C e, rispondendo a Trump e ai negazionisti climatici che lo consigliano (male) gli scienziati dell’Ipcc – il principale organismo di valutazione internazionale sul cambiamento climatico –  fanno notare che le naturali fluttuazioni della temperatura sono esacerbate dalle attività umane, che hanno già causato circa 1° C di riscaldamento globale al di sopra dei livelli pre-industriali.

Ma quel che probabilmente non è piaciuto alla delegazione statunitense (e quindi a Trump) che ha partecipato al summit Ipccc in Corea del sud  e che sia stato approvato un testo nel quale si legge che per rispettare l’obiettivo degli 1,5° C – il più basso e “ideale” secondo l’Accordo di Parigi – saranno necessari «cambiamenti rapidi, di ampia portata e senza precedenti in tutti gli aspetti della società».

Trump ha messo in dubbio proprio la necessità di questa “rivoluzione” accusando gli  scienziati di avere un grande progetto politico e ha lasciato intendere che mirerebbero a danneggiare l’economia statunitense, «Non penso che sia una bufala. penso che probabilmente ci sia una differenza –   ha detto alla giornalista Lesley Stahl – Ma non  lo so se sia prodotto dall’uomo. Non lo dirò. Non  voglio dare trilioni e trilioni di dollari, Non voglio perdere milioni e milioni di posti di lavoro, Non voglio essere messo in svantaggio».

Poi Trump ha detto che come sono aumentate le temperature globali «potrebbero benissimo tornare indietro», ma non ha detto come e perché, così come è un segno di debolezza pensare che la più grande potenza economica del mondo non sia in grado di reggere la concorrenza di Paesi che hanno già avviato politiche climatiche e che per questo esca dall’Accordo di Parigi fortemente voluto dal suo predecessore Barack Obama,

Commentando l’intervista di Trump, l’analista ambientale della BBC Roger Harrabin ha fatto notare che solo pochissimi scienziati  non sono d’accordo sul fatto che i rapidi cambiamenti climatici ai quali assistiamo non siano colpa dell’uomo e che «Un ulteriore riscaldamento creerà gravi rischi per il clima. Non si aspettano che il clima si raffreddi materialmente in un ciclo naturale».

Per quanto riguarda l’economia, Harrabin fa notare che «Il presidente dice che non vuole spendere trilioni di dollari e perdere milioni di posti di lavoro tagliando le emissioni. non lo farò di certo». Ma quasi tutti i governi del mondo non la pensano allo stesso modo e invece, stanno cercando di riformulare gli enormi investimenti necessari nelle energie rinnovabili come un’impresa redditizia. Ad esempio, la strategia industriale del Regno Unito (governato dai conservatori amici di Trump, ndr) , si propone di creare posti di lavoro nelle industrie pulite per sostituire quelli persi nelle fabbriche sporche. E negli stessi Stati Uniti, l’industria solare sta creando molti più posti di lavoro rispetto all’industria del carbone. Il presidente lo sa?».

Nell’intervista alla CBS  Trump ha affrontato anche altri temi scottanti e ha rivelato all’incredula Stahl che «il  giorno prima» del suo insediamento alla Casa Bianca  gli Stati Uniti erano stati sul punto di «entrare in guerra con la Corea del Nord». Insomma, il mollaccione Obama, che Trump accusava di essere troppo buono con il comunista pazzo Kim Jong-Un,  stava per attaccare quello che ora è diventato un grande amico di Donald.

Quanto a Putin, Trump ha detto che il presidente russo è probabilmente il mandante di qualche omicidio politico, però non negli Usa. Poi ha ammesso che la Russia si è intromessa nelle elezioni presidenziali Usa  del 2016, ma ha aggiunto: «Penso che anche la Cina si sia intromessa». Facendo intendere che se Mosca faceva il tifo per lui, Pechino lo faceva per Hillary Clinton. Quindi le due interferenze si annullerebbero a vicenda e le due grandi potenze “nemiche” sarebbero libere di condizionare il voto statunitense.

Trump si è poi rifiutato di rispondere a una domanda sul possibile ripristino della politica di separazione dei bambini migranti dalle loro famiglie, ma ha aggiunto che comunque «ci devono essere delle conseguenze» per chi entra e illegalmente negli Stati Uniti.