Il cambiamento climatico minaccia i bombi, anche se le fioriture sono più prolungate

Uno studio spiega il legame tra i cambiamenti climatici e declino delle popolazioni di bombi

[3 ottobre 2017]

Il nuovo studio “Interannual bumble bee abundance is driven by indirect climate effects on floral resource phenology”, finanziato dalla National science foundation Usa e pubblicato su Ecology Letters da un team di ricercatori statunitensi, contribuisce  a spiegare il collegamento tra il cambiamento climatico globale e il drammatico declino delle popolazioni di bombi in tutto il mondo.

Il team di ricerca guidato dalla Florida State University (Fsu) Carolina State University e dell’università del  Maryland, ha esaminato tre specie di bombi subalpine che vivono nelle Montagne Rocciose del Colorado e ha scoperto che, «Per alcuni bombi, il cambiamento clima significa che non ci sono abbastanza fiori buoni per andarsene in giro».

Il team ha esaminato le risposte dei bombi agli effetti diretti e indiretti sul cambiamento climatico e la principale autrice dello studio,  Jane Ogilvie, del Rocky Mountain biological laboratory del Colorado e del Department of biological science della Fsu, spiega: «Sapere se la variabilità climatica colpisce p i bombi più  direttamente o indirettamente, ci permetterà di prevedere meglio il modo in cui le popolazioni di bombi possono affrontare il continuo cambiamento climatico. Abbiamo scoperto che l’abbondanza di tutte e tre le specie di bombi sono prevalentemente influenzate dagli effetti indiretti del clima sulla distribuzione di fiori lungo una stagione».

Un bel problema per questi importanti impollinatori selvatici, visto che, mentre il clima globale cambia gradualmente nel tempo, i delicati cicli stagionali iniziano a slittare. Nelle Montagne Rocciose, questo significa uno scioglimento della neve precoce e una stagione di fioritura prolungata, cosa che a prima vista potrebbe sembrare un vantaggio per i bombi. Come spiegano gli scienziati della Fsu, «Una stagione di fioritura più lunga potrebbe suggerire una maggiore possibilità per le api affamate di nutrirsi». Ma l’Ogilvie e il suo team hanno scoperto che, «Quando la neve si scioglie prima e si estende la stagione di fioritura, aumenta il numero di giorni con scarsa disponibilità di fiori, con conseguente carenza globale di cibo associata alla diminuzione della popolazione».

La Ogilvie spiega ancora: «Quando i ricercatori pensano agli effetti delle fioriture i sulle api, considerano l’abbondanza floreale come il fattore più importante, ma abbiamo scoperto che per i bombi era più importante la distribuzione dei fiori lungo  tutta la stagione. Più sono i giorni con una buona disponibilità dei fiori, più le api possono allevare e le colonie possono crescere e maggiori sono le loro popolazioni. Ora abbiamo stagioni di fioritura più lunghe a causa dello scioglimento della neve anticipato, ma in generale l’abbondanza floreale non è cambiata. Ciò significa che in una stagione abbiamo più giorni con scarsa disponibilità dei fiori».

La diminuzione delle popolazioni di bombi in tutto il mondo preoccupa da tempo gli ambientalisti che vedono nella loro rarefazione un campanello di allarme per i nefasti effetti del cambiamento climatico e la Ogilvie  conferma che «Questi ultimi risultati contribuiscono al crescente numero di prove sulle gravi conseguenze ecologiche del cambiamento climatico. La diminuzione delle popolazioni di bombi dovrebbe essere un avvertimento sugli effetti espansivi dannosi del cambiamento climatico. I bombi hanno cicli di vita annuali, quindi le loro popolazioni mostrano risposte ai cambiamenti rapidi e molte specie vivono in aree ad altitudine e latitudine elevate, dove il cambiamento climatico è più drammatico. Gli effetti del cambiamento climatico sulle bombi dovrebbero consigliarci di prendere una pausa».

Gli scienziati dicono che il danno causato dal cambiamento climatico alle popolazioni globali di impollinatori è particolarmente preoccupante, dato che queste specie sono fondamentali per la produttività agricola e per la propagazione delle comunità vegetali naturali.

Mentre i ricercatori cercano di comprendere meglio il cambiamento climatico e dei suoi effetti ecologici, il legame tra salute degli impollinatori e cambiamenti climatici è diventato impossibile da ignorare. Un’altra autrice dello studio, Nora Underwood, anche lei del Rocky Mountain biological laboratory e della Fsu, è molto preoccupata: «Le specie di impollinatori stanno diminuendo in tutto il mondo, ma stiamo ancora cercando di capire  ciò che potrebbe causare questi declini, anche se tutte le specie non sono influenzate allo stesso modo. Sono stata entusiasta di partecipare a questo studio perché ora abbiamo dati a lungo termine che dimostrano che il cambiamento climatico sta influenzando i bombi».

La Ogilvie fa notare che «Mentre questa ricerca ci aiuta a confermare la presunta connessione tra il cambiamento climatico e la diminuzione delle popolazioni di bombi, i risultati indicano un percorso più difficile per gli ambientalisti  rispetto a quanto precedentemente previsto. Temo che questa ricerca dimostri che la conservazione sarà ancora più complessa del previsto. Oltre alla risposta delle specie bersaglio, i nostri risultati suggeriscono che dobbiamo prendere in considerazione  come le risorse alimentari di una specie possano rispondere ai cambiamenti climatici. Per i bombi, in particolare, dobbiamo assicurarci di che abbiano abbastanza fiori disponibili durante l’intera stagione».