La catastrofe in Paradiso. Il cambiamento climatico minaccia mortale per le isole del Pacifico

Un Piano Marshall per gli Stati insulari. Basta con la dinamica “you-go-first”

[5 giugno 2013]

Da almeno 70 anni, il mio Paese, le Isole Marshall, combatte per la sua sopravvivenza. Purtroppo, le minacce che abbiamo di fronte sono il risultato di forze che non possiamo controllare.

Dal 1946 al 1958 abbiamo sopportato l’orrore di 67 test nucleari atmosferici. Il più potente è stato il “Bravo shot”, equivalente all’energia di 1.000 bombe di Hiroshima. Ora i nostri abitanti sono di fronte a un diverso tipo di pericolo atmosferico: la minaccia esistenziale posta dal cambiamento climatico.

Dopo una prolungata siccità fuori stagione, che ha avuto inizio alla fine dell’anno scorso, la grave mancanza di acqua potabile nei nostri atolli settentrionali ha portato il mio governo a dichiarare un’area di disastro il 7 maggio. Questa crisi umanitaria è indotta dal clima. Circa 6.000 persone sono colpite da gravi carenze d’acqua e stanno sopravvivendo con meno di un litro d’acqua al giorno. Tutte le comunità colpite hanno perso le colture di base che forniscono loro il cibo quotidiano.

Il mio popolo non solo ha sete e fame, ma si ammala anche. I pozzi essiccati sono contaminati da batteri e sale. Diarrea, pink eye, febbre ed altre malattie legate alla siccità sono in aumento, in particolare tra i bambini, e siamo sull’orlo di una epidemia molto più ampia. Con nessuna significativa pioggia prevista almeno fino al mese di luglio, la situazione è destinata a peggiorare.

Da gennaio, il mio governo ha lavorato per alleviare la crisi dell’acqua potabile con la fornitura di generi di prima necessità alle comunità interessate. Le nostre risorse molto limitate non possono sostenere questo sforzo.

Abbiamo disperatamente bisogno di assistenza dall’estero. Siamo grati per il generoso aiuto che abbiamo ricevuto finora dagli Stati Uniti, dall’Australia, dalla Repubblica di Cina (Taiwan), India, Israele, Giappone, dall’Asian development e dalla Croce Rossa della Nuova Zelanda che hanno fornito aiuti finanziari, di depurazione ad osmosi inversa ed altri rifornimenti di emergenza. Due settimane fa, le agenzie delle Nazioni Unite hanno iniziato a fornire supporto logistico e umanitario ed esperti per valutare la situazione, ma c’è ancora molto da fare.

Mentre ci sforziamo di rispondere alle crisi odierna, sappiamo che altre crisi ci attendono. Il cambiamento climatico è diventato la minaccia numero uno per il mio Paese e la nostra gente.

A maggio il mondo ha raggiunto una pietra miliare che porta tutti noi ad una nuova zona di pericolo: una concentrazione di anidride carbonica atmosferica di 400 parti per milione. La Banca mondiale prevede che siamo sulla buona strada per un aumento delle temperature di 4 gradi Celsius entro la fine di questo secolo. Ciò significherebbe un aumento del mare di 3-7 piedi. Per i Paesi pianeggianti più bassi del mondo, compreso il mio, questa è una condanna a morte. L’unica risposta è un’azione globale urgente, un piano Marshall per una nuova economia globale low carbon. E noi Marshallesi crediamo di avere un grande ruolo da svolgere.

I primi di settembre, ospiteremo il 44esimo Pacific Islands Forum summit, che riunisce i leader delle isole del Pacifico, dell’Australia e della Nuova Zelanda, così come dialogue partners tra molti dei più grandi emettitori mondiali di gas serra, tra cui Stati Uniti, Cina, Unione europea, India, Giappone e Canada. Alla luce della gradita visita dell’allora Segretario di Stato Hillary Clinton al forum dello scorso anno, sollecitiamo il Segretario di Stato John Kerry e gli altri leader climatici a partecipare.

Il tema degli incontri di Majuro, la nostra capitale, è “Marshalling the Pacific Response to the Climate Challenge”. Il meeting arriva in un momento importante: il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon ha in programma un vertice globale sui cambiamenti climatici nel 2014 e il mondo si è impegnata ad adottare un nuovo trattato globale sul clima l’anno successivo.

Ma nel Pacifico, non possiamo permetterci di aspettare. Purtroppo, stiamo imparando le terribili realtà della vita con il cambiamento climatico. La mia famiglia ha costruito un muro sul mare intorno alla nostra casa, ma è stato distrutto dalle onde. Le maree crescenti si avvicinano ogni giorno.

Stiamo cercando di dare l’allarme e dare l’esempio. La Repubblica delle Isole Marshall sta accelerando la transizione verso uno sviluppo low carbon utilizzando l’energia solare ed esplorando le promettenti ocean-energy technologies. Ma i nostri sforzi potranno arare solo una parte dei copi di questo problema. I principali responsabili delle emissioni intorno al Pacific contano per oltre il 60% delle emissioni globali di gas serra e la loro quota è in aumento. Devono fare di più.

Vogliamo che il forum di settembre prepari il terreno per un nuovo approccio, più audace. Proporremo la Majuro Declaration for Climate Leadership come una roadmap per un’azione concreta, nel tentativo di mettere da parte la dinamica “you-go-first” che ha bloccato i negoziati internazionali sul clima. Invitiamo non solo i governi, ma anche le organizzazioni intergovernative, il settore privato e la società civile a sottoscrivere la nostra dichiarazione con i loro impegni misurabili volti a evitare una catastrofe climatica.

Il mondo deve rispondere al nostro appello. In caso contrario, il nostro paradiso e tanti come lui saranno persi per sempre.

Phillip Muller, ministro degli esteri della Repubblica delle Isole Marshall*

*Questo intervento è stato pubblicato il 31 maggio su The Washington Post Opinion con il titolo “Pacific islands’ deadly threat from climate change” ed è stato ripreso da diversi giornali e siti internet delle Isole Marshall e del Pacifico.

La Repubblica delle Isole Marshall è uno Stato indipendente in Compact of Free Association con gli Usa, si estende su una superficie di 181 Km2 ed ha circa 55.000 abitanti (2011)