Il cambiamento climatico ha raddoppiato gli incendi boschivi

Foreste più secche: negli Usa occidentali in fiamme migliaia di Km2

[12 ottobre 2016]

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Negli ultimi tre decenni, il cambiamento climatico di origine antropica ha quasi raddoppiato la quantità di territorio incenerito dagli negli Stati Uniti occidentali. A dirlo è lo studio The impact of anthropogenic climate change on wildfire across western US forests” pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences  da un team di ricercatori dell’università dell’Idhao e della Columbia university.

I ricercatori stimano che tra il 1984 e il 2015 il cambiamento climatico causato dall’uomo abbia causato incendi che hanno incenerito 16.000 miglia quadrate di foreste nell’occidente degli Usa. Si tratta di una superficie che equivale circa a quella delle foreste nazionali di  Bitterroot, Clearwater, Kootenai, Panhandle Nez Perce messe insieme o 30 volte più grande dell’estensione della metropoli di Los Angeles, oppure   più grande degli stati del Massachusetts e del Connecticut.

Il principale  autore dello studio, John Abatzoglou, che insegna geografia al College of science dell’università dell’Idhao, sottolinea: «Non stiamo più aspettando che i cambiamenti climatici causati dall’uomo lascino la loro  impronta digitale degli incendi boschivi in tutto il western Usa. Sono già qui. Nel corso degli ultimi decenni abbiamo visto stagioni degli incendi più lunghe, incendi più grandi e più superficie bruciata e tali osservazioni ci hanno portato a chiederci: ‘Perché?’ Quello che abbiamo scoperto è che il cambiamento climatico causato dall’uomo ha avuto un ruolo clamoroso negli aumenti osservati nell’attività degli incendi boschivi».

Lo studio è il primo a quantificare il grado in cui il cambiamento climatico di origine antropica ha provocato l’aumento degli incendi  nelle foreste occidentali degli Stati Uniti. I ricercatori hanno esaminato le regioni boschive dei 48 Stati Usa contigui, dalle Montagne Rocciose al Pacifico. Il co-autore, Park Williams, un bioclimatologo del Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University, spiega: «Sapendo che negli ultimi decenni il riscaldamento causato dall’uomo è stato responsabile di circa la metà degli incendi boschivi nell’area degli Usa occidentali, e la comprensione che questo effetto sta diventando sempre più dominante, ci aiuta a prevedere meglio i continui cambiamenti nell’attività incendi boschivi nei prossimi decenni. Questa conoscenza ci consentirà di prendere decisioni più informate sugli incendi e sulla gestione del territorio».

Negli ultimi anni gli Usa sono stati percorsi da incendi devastanti: nel 2015 sono bruciati 10,1 milioni di acri bruciati, la maggiore estensione da quando nel 1983 il  National interagency fire center ha iniziato documentare le aree percorse da incendi boschivi. Nel 2015 i costi federali delle attività antincendio sono arrivati alla cifra record di 2,1 miliardi di dollari. L’incremento degli incendi negli ultimi dieci anni ha portato alcuni amministratori pubblici a definirli la “nuova normalità”.

L’obiettivo di Abatzoglou e Williams era quello di analizzare quanto dell’aumento degli incendi boschivi fosse dovuto alla variabilità naturale del clima e ad altri fattori e quanto fosse dovuto ai cambiamenti climatici di origine antropica. Per questo hanno deciso di concentrarsi su incendi boschivi, visto che gli incendi delle praterie rispondono in modo diverso alla variabilità del clima.

Abatzoglou ha paragonato i molti fattori che causano agli incendi boschivi agli strumenti di un’orchestra: «Quando un qualsiasi strumento suona più forte, aumenta il volume di tutta l’orchestra» e dalla ricerca emerge che «Sia il cambiamento climatico causato dall’uomo che la variabilità naturale hanno svolto un ruolo nell’aumento del volume negli ultimi decenni, portando a stagioni degli incendi record».

Ma dallo studio è emerso anche un dato sconcertante: le pratiche antincendio e di gestione delle foreste in alcune parti del West hanno svolto un ruolo importante nella crescita degli incendi: «Meno incendi hanno portato alla proliferazione in molte foreste, per cui vi è ora più combustibile disponibile da bruciare quando le condizioni diventano secche».

Williams spiega questo apparente paradosso: «L’eredità della soppressione degli incendi ha probabilmente amplificato gli effetti dei cambiamenti climatici sugli incendi boschivi. A differenza del fatto che il cambiamento climatico avrebbe un effetto zero sull’attività degli incendi boschivi se non ci fosse nessun combustibile da bruciare, i cambiamenti climatici probabilmente hanno avuto un effetto amplificato sull’attività degli incendi boschivi a causa di un numero artificialmente elevato di alberi in molte zone boschive a causa della soppressione del fuoco in passato».

Sembra riecheggiare la folle idea di George W. Bush sul fatto che per eliminare gli incendi bastava abbattere le foreste. Ma non è così: l’aumento delle temperature e la riduzione dell’umidità hanno fatto in modo che le attività antincendio abbiamo prodotto una biomassa legnosa sempre più secca, creando le condizioni che  permettono agli incendi di innescarsi e diffondersi e rendendo più difficile estinguerli.

Abatzoglou evidenzia che «L’incendio boschivo avviene attraverso diversi processi, alcuni naturale e alcuni umani. Ma ciò che sappiamo è che, su una base anno per  anno, le estati calde e secche favoriscono grandi stagioni degli incendi. C’è un notevole rapporto tra l’estensione della superficie boschiva bruciata e secchezza del carburante che ci permette di implicare il clima come il driver preminente della variabilità annuale degli incendi boschivi nel corso degli ultimi tre decenni».

Abatzoglou e Williams  hanno analizzato i dati provenienti da  8 misure di aridità, o secchezza nelle foreste dei western Usa, compresi il Palmer drought severity Index, il MacArthur forest fire danger index e il  Canadian forest fire danger rating system.  e poi hanno usato un modello climatico sperimentato per individuare come i cambiamenti climatici causati dall’uomo influenzino queste misure dell’aridità. Hanno scoperto così che le temperature primaverili ed estive a partire dagli anni ’50 a sono aumentate da 1 a 1,5 gradi centigradi, proprio come prevedono  i modelli climatici  che attribuiscono i cambiamenti climatici a cause antropiche.  Questo riscaldamento ha portato ad una significativa essiccazione delle foreste occidentali degli Usa, che rappresentano circa il 55% degli aumenti documentati dell’aridità forestale dal 1979 al 2015. Il restante 45% è dovuto a variazioni climatiche naturali che hanno causato la riduzione dell’umidità e delle precipitazioni in alcune regioni.

Questa influenza è stata particolarmente notevole dalla fine del XX secolo: Abatzoglou e Williams stimano che dal 2000, il cambiamento climatico causato dall’uomo abbia portato ad un aumento del 75% dei territori boschivi con elevata aridità e che abbia contribuito a circa 9 giorni in più all’anno con la presenza di combustibili eccezionalmente secchi e a alto potenziale di incendio.

Abatzoglou però dice che «Mentre il cambiamento climatico di origine antropica e la variabilità naturale del clima hanno cospirato insieme per aumentare la siccità negli ultimi decenni, la variabilità naturale potrebbe tornare e ridurre l’aridità nei prossimi decenni.  Tuttavia, in assoluto, il cambiamento climatico causato dall’uomo avrà probabilmente un effetto crescente sulla stagione degli incendi, dato che la sezione dei tamburi dell’orchestra suona sempre più forte. E’ questa la nuova normalità? Direi di no, ma stiamo dirigendoci lì. Ci aspettiamo che gli effetti dei cambiamenti climatici causati dall’uomo si intensificheranno nel corso dei prossimi decenni. Finché ci sono alberi nelle nostre foreste, il cambiamento climatico continuerà ad apparecchiare la tavola per le grandi stagioni degli incendi».

Williams conclude: «Dobbiamo essere pronti ad anni con incendi più grandi rispetto a quelli familiari per le generazioni precedenti».