Il nuovo ministro verde James Shaw: «non può sopraffarci»

Cambiamento climatico: a rischio la salute (anche mentale) dei neozelandesi

Pubblicato anche il rapporto dell’ultimo governo conservatore: il cambiamento climatico è qui

[27 ottobre 2017]

Il nuovo rapporto “Climate change and health” pubblicato dalla Royal Society – Te Apārangi della Nuova Zelanda avverte che «Il cambiamento climatico sta interessando la Nuova Zelanda e la salute dei neozelandesi, poiché molti fattori che contribuiscono alla nostra salute e al benessere sono minacciati dal cambiamento climatico. Con il tempo, l’aumento dei cambiamenti climatici porterà alla nostra salute ad essere più gravemente influenzata e molti più di noi saranno colpiti. Gli effetti diretti dei cambiamenti climatici includono una maggiore esposizione alle ondate di caldo e agli eventi climatici, inondazioni e incendi. Gli effetti ambientali indiretti derivanti dai cambiamenti climatici includono una maggiore esposizione alla contaminazione microbica, al polline, ai particolati che inquinano l’aria e portano nuove malattie. Gli effetti sociali indiretti derivanti dai cambiamenti climatici includono l’interruzione dei servizi sanitari e fattori sociali ed economici, tra i quali migrazione, problemi per gli alloggi e stile di vita stressato, insicurezza alimentare, deprivazione socioeconomica e disuguaglianza sanitaria. Le conseguenze del cambiamento climatico dovrebbero avere anche effetti negativi sulla salute mentale e sulla salute della comunità. Gli effetti del cambiamento climatico non saranno distribuiti in modo uniforme in tutta la popolazione, esacerbando le disuguaglianze socioeconomiche ed etniche esistenti. Politiche ben progettate per ridurre le emissioni globali di gas serra non limiteranno solo i cambiamenti climatici e ridurranno i rischi associati alla salute umana, ma hanno anche il potenziale per migliorare la salute delle popolazioni e ridurre le disuguaglianze sanitarie. E’ necessaria maggiore ricerca per  quantificare meglio gli impatti sanitari del cambiamento climatico sulla Nuova Zelanda nel breve, medio e lungo termine, in particolare per gli impatti che sono indiretti».

Il nuovo rapporto dice che il cambiamento climatico in Nuova Zelanda potrebbe portare a tassi più elevati di aggressività, attacchi cardiaci e ictus.

Il rapporto della Royal Society – Te Apārangi  ha preoccupato molto il leader del Green Party of Aotearoa New Zealand, James Shaw, che è anche il nuovo ministro per il cambiamento climatico del governo di coalizione laburisti – Verdi – New Zeland First (destra populista) della premier Jacinda Ardern, che i conservatori chiamano sprezzantemente “la comunista carina”. Shaw però non è sorpreso perché, come ha ricordato in un’intervista  al Morning Report , «Gli effetti sulla salute mentale si sono già verificati in Nuova Zelanda. Ad esempio, se chiedete  agli abitanti di Edgecumbe  qualcosa sul loro stato di salute  mentale dopo le inondazioni, è abbastanza ovvio che gli effetti dei cambiamenti climatici hanno un effetto sulla salute mentale della gente, così come sul  loro benessere fisico».

Ma il neo-ministro verde è convinto che «Lo stress causato dalle questioni riguardanti il cambiamento climatico  sarebbe stato attenuato se le persone  fossero state a conoscenza dei metodi per affrontare l’impatto fisico sulle comunità. Ciò di cui abbiamo bisogno è prevenire il problema, piuttosto che farci solo sopraffare».

Shaw ha anche sottolineato che «Alcune parti del Paese si trovavano ad affrontare un arretramento gestito a causa del livello del  mare in aumento o dovevano pagare per infrastrutture come le dighe  marittime. La tecnica adottata in alcune  parti di Christchurch per  rialzare le fondamenta di alcune costruzioni ci darò un po’ di tempo in più.IL parliamentary commissioner  ha evidenziato le aree costiere a rischio e che la problematica richiedeva maggiore attenzione da parte del governo centrale».

E proprio il precedente governo del New Zealand National Party ha lasciato in eredità al nuovo governo di coalizione il  rapporto  “Our atmosphere and climate 2017”,  che indica gli impatti potenzialmente irreversibili del cambiamento climatico in Nuova Zelanda.  Secondo la portavoce per il cambiamento climatico del Green Party, Julie Anne Genter, proprio il rapporto realizzato dal precedente governo conservatorre e liberista «Dimostra perché il prossimo governo debba agire urgentemente per ridurre l’inquinamento dannoso per il clima.

Our atmosphere and climate 2017” afferma che il cambiamento climatico che colpisce la Nuova Zelanda è già potenzialmente irreversibile e  elenca gli impatti climatici noti fino ad oggi: i ghiacciai neozelandesi si sono ridotti  per quasi di un quarto del loro volume; il livello del mare è salito di 22 cm; l’acidificazione dell’oceano al largo di Otago minaccia la vita marina; il suolo è molto più secco di prima in circa un quinto dei siti monitorati; nei dintorni di Nelson si registra un maggior numero di vespe invasive.

La Genter sottolinea: «Siamo la prima generazione a sentire gli effetti del cambiamento climatico e l’ultima che può fermarlo. Abbiamo la responsabilità di agire per garantire che non si verifichino i peggiori impatti del cambiamento climatico. Questo rapporto mostra che il cambiamento climatico non è qualcosa di cui preoccuparsi in futuro: è qui adesso. Il cambiamento climatico cambierà fondamentalmente quasi ogni aspetto della nostra vita: dalla salute dei nostri oceani, alle nostre specie autoctone, alle  piante, ai fiumi e alle proprietà costiere. Possiamo anche essere un piccolo Paese, ma non possiamo più continuare a far aumentare le emissioni. I Piccoli paesi come noi costituiscono un quarto delle emissioni globali. Tutti abbiamo la responsabilità di fare la nostra giusta parte».

La Genter  conclude evidenziando le opportunità che può offrire la sfida del global warming: «Agire contro il cambiamento climatico rappresenta un’enorme opportunità per la Nuova Zelanda, creando nuovi posti di lavoro nelle industrie pulite e salvaguardando il futuro del nostro Paese. Abbiamo un’occasione per posizionare la Nuova Zelanda per farla diventare leader mondiale di un’agricoltura veramente sostenibile, a basse emissioni, con l’energia e la tecnologia pulite. Nessuno di quelli con cui ho parlato vuole che suo figlio erediti un mondo con più siccità e fiumi più aciutti. Tutti noi e ognuna delle parti della nostra economia dobbiamo essere parte della soluzione».