La Norvegia abbandona il mega-progetto di Mongstad

Carbon capture and storage (Ccs): il miraggio della cattura del carbonio si allontana

[23 settembre 2013]

In Norvegia il governo laburista uscente, prima di passare la mano alla coalizione conservatrice-populista, ha sepolto il tanto decantato progetto di Carbon capture and storage (Ccs) di Mongstad a causa dei costi eccessivi e dei ritardi. Il ministero del Petrolio e dell’energia ha detto che lo sviluppo su larga scala di cattura di CO2 nella raffineria di petrolio di Mongstad è stato interrotto, ma che la Norvegia  «Rimane impegnata nella ricerca sulla  cattura del carbonio».

Quando nel 2007 il partito laburista presentò il Carbon Capture Mongstad (Ccm, nella foto) lo definì l’equivalente dell’allunaggio per la Norvegia. Ora che il primo ministro Jens Stoltenberg ed i suoi alleati di sinistra hanno perso le elezioni e sono con le valige in mano, non vogliono lasciare al centro-destra questa pesante eredità e possono dire di essersi sbagliati. il ministro del petrolio e dell’energia, Borten Moe, ha ammesso che  «Il progetto Mongstad era già in difficoltà. Sia a livello nazionale che internazionale, lo sviluppo delle tecnologie di cattura e stoccaggio di CO2 richiede  più tempo, è stato più difficile e più costoso del previsto». Un brutto colpo per un processo brevettato nel 1930 che l’industria dei combustibili fossili e la Norvegia considerano uno delle più importanti tecnologie disponibili per contrastare le emissioni di gas serra. Il progetto pilota di Mongstad aveva lo scopo di catturare la CO2 emessa dalla vicina centrale elettrica a gas e dalle raffinerie, un’iniziativa da 3 miliardi di corone, gestita da Statoil, la multinazionale statale petrolifera norvegese, ma con tutti i costi a carico del governo.

Anche un giornale insospettabile di simpatie ambientalista come Hydrocarbon Processing scrive che «Il governo ha detto che il progetto era sia impegnativo che e costoso ed ora i rischi sono visti come troppo grandi per andare fino in fondo»,  Statoil, non ha intenzione di fermare la raffineria che, per la prima volta da anni, nel 2012 è stata in attivo grazie ad un programma di risparmi e tagli.

La chiusura del progetto Mongstad è un brutto colpo anche per l’International Energy Agency  (Iea) che aveva scritto nel suo ultimo rapporto globale che l il Ccs nelle centrali a petrolio, gas e carbone rivestirà un ruolo fondamentale negli sforzi di tutto il mondo per limitare il global warming contribuendo a circa il 20% della riduzione delle emissioni richieste per il  2050.

Moe ha detto al Wall Street Journal: «Dobbiamo avere un progetto che stia in piedi, in modo da poter dimostrare che questa è buona. Quando la nostra valutazione è che Mongstad non è questo tipo di progetto, la cosa giusta da fare è quello che stiamo facendo, traendone le conseguenze».  Le difficoltà dei progetti pilota di Ccs nei Paesi occidentali vanno di pari passo con l’aumento dei problemi economici per le raffinerie di petrolio che hanno margini di guadagni sempre più ridotti, anche nella petrolifera Norvegia.

La situazione è precipitata all’inizio della settimana scorsa, quando  l’ufficio dell’Auditor General della Norvegia ha messo nero su bianco la mancanza di controlli da arte del governo dei costi del progetto Ccs di Mongstad, che  include un impianto pilota su vasta scala ed un test center sulle tecnologie Ccs gestito da Aker Clean Carbon ed Alstom. Il governo ha detto di aver già speso 7.2 miliardi di corone nel  progetto, ma che continuerà a finanziare il test center nei prossimi anni. Il progetto Ccs su vasta scala si conclude nel 2014. Moe ha spiegato che «Il governo ha speso 1,2 miliardi di corone nella sola cattura full-scale di Mongstad. Abbiamo ancora l’ambizione di creare un progetto di cattura della CO2 su vasta scala per la fine del 2020».