A rischio gli obiettivi Unfccc di taglio dei gas serra

Il carbone prima fonte energetica mondiale entro il 2020: +25%. Colpa della Cina

In arrivo sul mercato la produzione di qualità inferiore di Indonesia, Australia e Sudafrica

[14 ottobre 2013]

La crescita del consumo di carbone in Cina e India farà diventare entro il 2020 il carbone la prima fonte di energia primaria del mondo. Una bruttissima notizia per i colloqui internazionali dell’Unfccc che si terranno da fine novembre a Varsavia,e non solo. Infatti il carbone supererà il petrolio, rischiando di vanificare tutti gli sforzi intrapresi dai governi del mondo per ridurre le emissioni di gas serra.

Secondo un rapporto pubblicato oggi dalla Wood Mackenzie, un consultancy group  globale che svolge ricerche in campo minerario ed energetico, la domanda di carbone aumenterà nei due giganti asiatici, mentre dovrebbe restare stabile nell’Unione europea e negli Usa.

Entro la fine di questo decennio, il consumo mondiale di carbone dovrebbe salire di un ingestibile 25%, a 4, 5 miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio – contro i 4,4 miliardi del petrolio stesso – un cocktail tossico che rischia di soffocare il pianeta e di far schizzare il global warming alle stelle.

Eppure è proprio quanto mette nero su bianco Wood Mackenzie in un rapporto ha presentato al 22esimo World Energy Congress in corso a Daegu, in Corea del sud, e William Durbin, presidente del consultancy group, sottolinea che «La domanda cinese di carbone sarà praticamente l’unico motore dell’ascensione del carbone al posto di carburante dominante a livello mondiale. A differenza delle energie alternative, è abbondante ed a buon mercato».

Saremo soffocati dal carbone a buon mercato, proprio come la Cina che è già il primo consumatore mondiale di carbone e che da sola rappresenterà i due terzi della crescita mondiale di consumo di carbone nel decennio in corso.

Nonostante quello che assicura nei comunicati ufficiali il governo cinese, decantando le sue iniziative per ridurre l’utilizzo di combustibili fossili e rafforzare il risparmio e l’efficienza energetici, il rapporto rivela impietosamente che, tra il 2012 e il 2020, la metà dei nuovi impianti di produzione di elettricità costruiti in Cina saranno a carbone. Durbin dice che «La Repubblica popolare non ha alternative al carbone, essendo la sua  produzione di gas limitata e le importazioni di gas naturale liquefatto (Gnl) più costose del carbone. Le energie rinnovabili non possono assicurare la produzione di elettricità di base. Il carbone resta dunque la fonte di energia primaria».

Secondo  Alstom, una delle più grosse multinazionali che forniscono infrastrutture per la produzione di elettricità, in Asia circa la metà delle centrali che verranno costruite nei prossimi 5 anni per produrre 600 gigawatts, saranno a carbone. Giles Dickson, vice presidente e responsabile per le politiche ambientali della Alstom ha evidenziato che «I prezzi del carbone rappresentano attualmente un terzo di quelli del Gnl in Asia e la metà di quelli del gas in Europa. Il carbone beneficerà anche di un aumento dell’offerta: gli scambi in volume dovrebbero aumentare del 20% in più entro il 2020, con tra l’altro l’arrivo sul mercato di una produzione di qualità inferiore proveniente dall’Indonesia, dall’Australia e dal Sudafrica»