Riceviamo e pubblichiamo

Carrara, la tromba d’aria e la cementificazione del litorale apuano

«Sono bastati 20 minuti di pioggia per far rivivere ieri il dramma dell’alluvione dello scorso 5 novembre»

[11 agosto 2015]

carrara carrione alluvione

Sono bastati 20 minuti di pioggia, seppur intensa, per far rivivere ieri a molti abitanti di Marina di Carrara il dramma dell’alluvione dello scorso 5 novembre. La falda subalvea del torrente Carrione, quasi in superficie nonostante due mesi di completa siccità, un sistema fognario reso inefficiente per il sollevamento del letto del torrente, la scarsa manutenzione del territorio e la cementificazione del fronte mare con i piazzali portuali che fanno da tappo (vedi palancolature) hanno contribuito a  questo ulteriore, seppur limitato, disastro.

Non più tardi di qualche giorno fa il sindaco di Carrara magnificava con una granitica sicurezza  (sfociante nella tracotanza) il progetto di ampliamento del porto, che canalizzerà ulteriormente la foce del tristemente famoso Carrione e cementificherà tutto viale da Verrazzano, piano che vede il parere favorevole anche della Regione.

Tutto ciò premesso, vista l’impossibilità di far cambiare idea al sindaco (nonostante le sue ineludibili responsabilità in materia di Protezione civile), vorrei porre una domanda al presidente Rossi, così attivo sui problemi ambientali globali e pur sempre principale responsabile delle politiche ambientali in Toscana.

Considerato l’aumentata e anomala  frequenza degli allagamenti (7 alluvioni in 11 anni), tenuto conto dei cambiamenti climatici certamente in atto che metteranno sempre più a rischio il territorio apuano così incuneato tra monti e mare, non ritiene urgente e moralmente doveroso rivedere completamente le previsioni di ulteriore cementificazione del litorale apuano, a cominciare dal porto di Carrara?  Interventi peraltro non solo ambientalmente dannosi, ma anche di dubbia utilità economica .

Viene prima la sicurezza delle persone, dei loro beni e del territorio, come peraltro prescrive la legge, oppure la volontà megalomane di un operatore economico privato con una classe politica in buona parte a lui subalterna? “O complici, o incompetenti o ladri…” non ci piacerebbe affatto come cittadini toscani inserire in questo “prestigioso” novero anche colui che, in maniera indignata e con il plauso di una popolazione disperata, pronunciò questa frase all’indomani del 5 novembre, in riferimento ai responsabili dell’alluvione.

di Riccardo Canesi, www.soslitoraleapuano.it