Il Centro Avanzi di Pisa prima stazione Ue per sperimentare tecniche di agricoltura sostenibile

Un progetto internazionale sul contributo dell’agricoltura biologica alla riduzione dei gas serra

[30 settembre 2016]

centro-avanzi-pisa-1

Il Centro di ricerche agro-ambientali “Enrico Avanzi” dell’università di Pisa è stato chiamato a collaborare a un progetto di ricerca internazionale che punta a «Garantire la qualità dei prodotti e, insieme, un maggior rispetto dell’ambiente attraverso il confronto tra pratiche di agricoltura biologica e tecniche convenzionali».

Diventa così la prima stazione sperimentale in Europa e tra le primissime nel mondo, visto che si aggiunge alle due finora selezionate in Canada e ad un’altra negli Usa.

Il Centro Avanzi è stato selezionato come stazione sperimentale «per le sue peculiari caratteristiche, per le tecniche rigorose e di avanguardia che in esso vengono praticate e per avere a disposizione, al suo interno, terreni simili in cui convivono coltivazioni biologiche e altre tradizionali». Per rispondere alle esigenze della ricerca sono stati individuati i campi del progetto “Mediterranean Arable Systems COmparison Trial” (Mascot), attivo già dal 2000, sui quali nei prossimi giorni i ricercatori pisani e americani effettueranno un primo campionamento.

Per illustrare i dettagli del progetto, oltre che per avviare la fase operativa della collaborazione, nei prossimi giorni sarà a Pisa Klaus Lorenz, del Carbon Management e Sequestration Centre della Ohio State University, che il  3 ottobre, dalle ore 10 alle12, terrà la conferenza “Il sequestro del carbonio del terreno per la sicurezza alimentare e per il clima”. nell’aula magna del Dipartimento di scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali.

Marco Mazzoncini, direttore del Centro Avanzi, ha dichiarato: «Siamo molto orgogliosi per essere stati selezionati nell’ambito del progetto di ricerca sviluppato dal dottor Lorenz a dimostrazione del fatto che la nostra struttura è conosciuta e apprezzata anche all’estero per le sue ricerche di lungo periodo, strumento sempre più importante nel campo della moderna ricerca agronomica».

All’ateneo pisano ricordano che «Secondo le più accreditate fonti scientifiche, circa un quarto delle emissioni totali dei cosiddetti “gas serra” è dovuto alle attività agricole, con una forte incidenza dei processi legati alla gestione dei suoli e della sostanza organica in essi contenuta o applicata mediante la fertilizzazione. L’agricoltura, al pari di altre attività, può quindi contribuire alla riduzione del livello complessivo delle emissioni di “gas serra”, avvalendosi di tecniche in grado di “sequestrare” l’anidride carbonica dall’atmosfera e di trasformarla in altri composti stabili del carbonio». Lorenz sta appunto sviluppando uno studio mirato alla definizione delle variazioni dello stock di carbonio organico nei terreni gestiti secondo sistemi convenzionali e biologici. «Il progetto – dicono i ricercatori pisani – mira a dimostrare che le tecniche di coltivazione biologica permettono di immagazzinare, e quindi di imprigionare, maggiori quantità di carbonio nel terreno, limitando la sua dispersione nell’aria e di conseguenza gli effetti nocivi sull’atmosfera. In particolare, la ricerca intende monitorare gli effetti delle due diverse tipologie di coltivazione, sul medesimo terreno, nel medio e lungo periodo, comunque dopo un tempo minimo di cinque anni, e – ulteriore elemento di novità del progetto del dottor Lorenz – a una profondità di circa un metro, che è tripla rispetto alle sperimentazioni effettuate finora, ferme a 30 centimetri.