Il sostegno finanziario all’azione climatica è troppo modesto, L’Ue assuma impegni concreti

Chiusa la Cop22 Unfccc di Marrakech: le speranze e i timori degli ambientalisti

Legambiente: «Da Parigi non si torna indietro». Wwf: «Superato lo stress test Trump». Greenpeace: «Vinceremo»

[19 novembre 2016]

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Dalla 22esima conferenza della parti  dell’United Nations framework convention on climate change, conclusasi a Marrakech, in Marocco,  è emerso sicuramente che, come sottolinea Legambiente, «Da Parigi non si torna indietro, la sua direzione di marcia è irreversibile. La Conferenza sul Clima di Marrakech ha visto l’impegno di tutti governi a rendere pienamente operativo l’Accordo di Parigi entro il 2018».

Ma il Cigno Verde sottolinea che «I risultati concreti della Cop22, in particolare per quanto riguarda il sostegno finanziario dei paesi industrializzati all’azione climatica dei paesi poveri, sono purtroppo modesti.  Il risultato di maggior rilievo è l’adozione del programma di lavoro, con un calendario di verifiche intermedie serrato, per definire la governance dell’Accordo di Parigi entro la Cop24 del 2018, quando è prevista la prima revisione degli impegni assunti a Parigi lo scorso dicembre».

La presidente di Legambiente, Rossella Muroni, evidenzia che «A Marrakech i governi hanno ribadito l’urgenza dell’azione climatica immediata, concordando la necessità di aumentare gli impegni di riduzione delle emissioni prima del 2020, in coerenza con gli ambiziosi obiettivi di Parigi di contenere l’aumento della temperatura globale ben al disotto dei 2° C e facendo ogni sforzo per limarla a 1.5° C. Tuttavia,  non vi sono stati impegni concreti in questa direzione. A partire dall’Europa, che ha rivendicato più volte la sua leadership nell’azione climatica globale, senza che a queste dichiarazioni siano poi seguiti impegni concreti. Ma a Marrakech è stato anche concordato che alla Cop24 del dicembre 2018 si potranno rivedere i primi impegni di riduzione delle emissioni, incrementandoli in coerenza con gli obiettivi di Parigi. Questo deve essere il momento in cui l’Europa mette in campo la sua leadership con impegni ambiziosi».

Per Legambiente, «L’Europa infatti deve arrivare a questo importante appuntamento politico con impegni di riduzione al 2030 ben più ambiziosi dell’attuale 40% e con una strategia di decarbonizzazione della sua economia in grado di raggiungere zero emissioni entro il 2050. Alla Cop22 inoltre, i paesi industrializzati, pur confermando l’impegno a garantire entro il 2020 almeno 100 miliardi di dollari l’anno per finanziare l’azione climatica dei paesi più poveri, hanno purtroppo mostrato scarsa volontà politica nel sostenere l’adattamento delle comunità vulnerabili ai mutamenti climatici in corso».

La Muroni conclude: «Non ci si può nascondere ancora dietro a Stati Uniti e Cina.  Urge un impegno serio per dare gambe all’Accordo di Parigi,  ma soprattutto per lo sviluppo di un’economia europea fossil-free. La sola in grado di farci vincere la triplice sfida climatica, economica e sociale, creando nuove opportunità per l’occupazione e la competitività delle imprese europee. Una sfida che l’Europa e l’Italia non possono fallire».

Secondo Manuel Pulgar-Vidal, leader Climate & Energy Practice del Wwf International, «I colloqui sul clima dell’Onu  continuano ad essere pieni di colpi di scena, ma hanno questa settimana hanno raggiunto quello di cui avevamo bisogno, mettendo sostanza nella promessa dell’Accordo di Parigi, in modo che possa essere pienamente attuato. Il lavoro fatto  di Marrakech non è stato il più glamour, ma è un passo fondamentale nella reazione a catena necessaria per applicare l’accordo.  Con l’impegno dei Paesi, questa settimana l’accordo di Parigi ha anche superato il suo primo stress per i risultati delle elezioni americane. Visto che ha ribadito, in modo inequivocabile, che sono a il lungo raggio.  La realtà è che il mondo sta andando avanti su questo tema. Questo slancio irreversibile si realizzerà solo quando arriveranno segnali dal mercato e gli impegni in tutti i settori della società».

Pulgar-Vidal ricorda che «Già  111 Paesi hanno ratificato l’accordo,  sottolineando la sua importanza storica. Le Nazioni hanno anche iniziato presentare le loro road map  a lungo termine per le decarbonizzazione. Ma c’è ancora molto lavoro da fare. Continua a crescere Il divario delle emissioni tra ciò che la scienza ci dice che è necessario per proteggere il pianeta dai peggiori impatti del cambiamento climatico e gli obiettivi fissati dai governi a Parigi. Ridurre urgentemente le emissioni e la prepararsi agli impatti dei cambiamenti climatici che stanno già interessandoci è essenziale per la prosperità, la sicurezza del mondo e la sicurezza future».

L’esponente del Panda internazionale spiega che «A Marrakech, i Paesi hanno concordato di fare il punto sui  progressi compiuti entro due anni e di fare ogni sforzo per ritornare con obiettivi e piani più ambiziosi entro il 2020, per garantire che  lavoriamo rapidamente per colmare il divario delle emissioni in ampliamento. Questo è il risultato fondamentale di questa settimana che va consolidato con  ulteriori progressi sull’accordo di Parigi. Mentre le Parti ti lavorano per finalizzare il fine print” dell’accordo di Parigi per il prossimo momento politico importante nel 2018, deve essere fatto di più nei prossimi anni per chiarire la coerenza degli obiettivi nazionali. Inoltre,  nonostante alcuni annunci fatti qui sul finanziamento per l’adattamento e il capacity building, ci sono ancora lacune in materia di finanza e di adattamento. Ci aspettiamo che i Paesi sviluppati svolgano un ruolo significativo sulla finanza e in altre forme di sostegno al di là delle proiezioni attuali, ed è  molto incoraggiate vedere la Cina e gli altri Paesi intensificare la loro cooperazione sud-sud.  Questo lavoro è stato sostenuto dal Climate Vulnerable Forum, un gruppo di circa 50 paesi che è impegnato a rivedere e migliorare le loro attuali emissioni per il taglio ulteriore negli obiettivi nel 2018 ed arrivare  al 100% di energia rinnovabile entro il 2050 o prima».

Pulgar-Vidal è abbastanza soddisfatto dei risultati della Cop22 Unfccc: «Qui in Marrakech, i negoziati hanno avviato così una discussione essenziale sulle regole di attuazione dell’accordo e accelerato l’azione per il clima. E’ stato impostato il percorso per i prossimi blocchi di trattative e per completare tali norme e aumentare l’ambizione, aprendo la strada a stringenti impegni nazionali, per migliorare la preparazione locale e fornire un sostegno finanziario in linea con la scienza e l’equità.  Nel corso dei prossimi anni, ci aspettiamo di assistere ad un trend in diminuzione dei costi delle energie rinnovabili e a un’azione a questo livello da parte di tutti gli attori:  il settore privato, le città, gli investitori e da parte dei governi di tutto il mondo, per continuare ad accelerare il passaggio inevitabile allo sviluppo low carbon e resiliente ai cambiamenti climatici».

La direttrice esecutiva di Greenpeace International, Jennifer Morgan, è speranzosa: «Oggi sono fiduciosa e determinato. Il primo accordo globale mai veramente approvato  per combattere il  cambiamento climatico, l’Accordo di Parigi, ha avuto il suo primo meeting formale. Ho lavorato  per arrivare a questo momento per decenni. Questa non è una normale questione diplomatica. Pochi si aspettavano che questo primo meeting avvenisse quest’anno. Ma qui siamo. Il mondo ha ratificato l’accordo di Parigi a tempo di  I cinici sostenevano che l mondo non sarebbe riuscito a unirsi contro la minaccia del cambiamento climatico, sono stati smentiti. Il mondo sta mettendosi insieme per affrontare la più grande minaccia che abbiamo di fronte. Questo mi dà speranza».

Ma la Morgan non nasconde certo le difficoltà e in particolare quelle che vengono dal suo Paese: gli Stati Uniti d’America «Naturalmente, l’elezione di Donald Trump, che è personalmente coinvlto nei combustibili fossili , aleggia come una nuvola scura sopra di sole di Marrakech. Ma Paese dopo Paese hanno reso chiaro che continueranno ad agire contro i cambiamenti climatici, non importa quel che faranno gli Usa. I ministro dell’ambiente della Germania ha detto che l’Europa farà carico di eventuali riduzioni delle emissioni che gli Usa non riusciranno   fare. I paesi  sanno che l’azione climatica è nel loro interesse. Che le conseguenze del cambiamento climatico stanno già avvenendo ora. Non vogliono pagare il prezzo di più siccità o uragani più feroci. Greenpeace Usa  si prepara a  lottare duramente per le persone e il clima sotto il presidente eletto Trump e so che molti Stati, città, imprese e cittadini continueranno a progredire  con l’azione per il clima anche negli Stati Uniti. Così, nonostante la nube scura, c’è un raggio di luce. Il corso della storia è cambiato. L’azione per il clima che sta avvenendo. Continuando a lottare per questo, faremo in modo di resistere  e vinceremo».

I co-Presidenti del Partito dei Verdi Europei Reinhard Bütikofer e Monica Frassoni commentano così l’accordo finale della Cop22 Unfccc:  «Dopo i negoziati a Marrakech e le elezioni negli Stati Uniti, la responsabilità dell’Unione europea oggi è più grande che mai. L’UE deve mantenere viva l’ambizione di Parigi e assicurarsi di affrontare con efficacia la spiacevole realtà di obiettivi nazionali pericolosamente modesti. Questa COP è stata insolita, con l’elezione del presidente Trump a negoziati già avviati, e manda un segnale forte al neoeletto Presidente: ogni paese ha affermato con chiarezza che attuerà l’Accordo di Parigi – neanche uno ha dichiarato che lo abbandonerà nel caso Donald Trump dovesse venire meno, dimostrando in questo modo che la lotta contro il cambiamento climatico è ormai inarrestabile.Ora dobbiamo riuscire a immaginare un’Europa a emissioni zero per, al più tardi, il 2050, obiettivo che rimarrà impossibile da raggiungere se ci ostiniamo a fare affidamento sulle energie fossili. È per questo motivo che continueremo a impegnarci sempre di più per portare avanti la nostra campagna per disinvestire dai carburanti fossili. Nonostante la gran fanfara, il pacchetto sull’energia che la Commissione varerà il 30 novembre non è affatto ambizioso: in questo momento storico chiave rischiamo sul serio di non ottenere risultati a casa nostra. Inoltre, i paesi sviluppati si sono giusto limitati a impegnarsi a raddoppiare i loro contributi da 10 a 20 miliardi, cifra che rappresenta solo il 20% dell’ammontare a cui si mirava: i paesi in via di sviluppo avevano invece chiesto che questi contributi fossero quadruplicati. Poiché molte questioni sono state posticipate da questa COP a quella sotto la Presidenza delle Fiji (che si svolgerà a Bonn), ci auguriamo di vedere una Ue più ambiziosa e un risultato più consistente alla Cop23».