Il circolo vizioso del cambiamento climatico: insicurezza alimentare, malnutrizione e povertà per milioni di persone

La Fao alla Cop23: servono sistemi alimentari e allevamenti che mitighino e si adattino al cambiamento climatico

[15 novembre 2017]

Intervenendo alla 23esima Conferenza delle parti dell’United Nations framework climate change conference (Cop23 Unfccc) in corso a Bonn, il direttore generale della Fao,  José Graziano da Silva, ha detto che «Le emissioni del settore agricolo sono destinate ad aumentare in futuro, contribuendo ancora di più al cambiamento climatico, a meno che il mondo non adotti metodi climaticamente intelligenti di produrre, trasportare, lavorare e consumare il cibo. Il cambiamento climatico costringe milioni di persone in un circolo vizioso di insicurezza alimentare, malnutrizione e povertà. Dobbiamo guardare alla dura realtà: non stiamo facendo abbastanza per affrontare questa minaccia immensa».

Secondo da Silva, «I Paesi meno sviluppati e i Piccoli paesi Insulari in via di Sviluppo (Sids – Small Island Developing States) sono “particolarmente vulnerabili” al cambiamento climatico».

Il direttore generale della Fao ha però sottolineato che «Non dobbiamo lasciarci scoraggiare dalle sfide di fronte a noi, raggiungere Fame Zero entro il 2030 è ancora possibile. L’agricoltura è dove la lotta al cambiamento climatico e alla fame si incontrano per svelare nuove soluzioni. Non basta cambiare il modo in cui produciamo il nostro cibo. Dobbiamo integrare la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico lungo l’intero sistema alimentare: dalla produzione, al trasporto, dalla lavorazione al consumo, sia nelle zone rurali che in quelle urbane».

Il rapporto “State of food security and nutrition . Sofi 2017” della Fao ha rivelato che il numero di affamati è tornato a crescere per la prima volta in 10 anni e che sono 815 milioni le persone che soffrono la fame ogni giorno. La Fao spiega che «L’aumento è dovuto soprattutto a conflitti e a crisi economiche, ma anche all’impatto del cambiamento climatico, soprattutto per quanto riguarda le situazioni di siccità prolungata in Africa. E stime dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) mostrano come il cambiamento climatico potrebbe aumentare il rischio di fame e malnutrizione fino al 20% entro il 2050».

Il compito della Fao è anche quello di  «sostenere i Paesi nel loro impegno per migliorare in modo sostenibile i loro settori agricoli; per adattarsi ai cambiamenti climatici e costruire resilienza; per mitigare il riscaldamento globale attraverso l’agricoltura». Inoltre, la Fao inoltre aiuta i Paesi a monitorare le loro Nationally determined contributions per quanto riguarda il cambiamento climatico e fornisce sostegno tecnico e finanziario per rendere realtà tali impegni.

Dopo aver presentato Alla Cop23  il Climate-Smart Agriculture Sourcebook, la Fao ha lanciato a Bonn il nuovo rapporto “Tracking Adaptation in Agricultural Sectors” che fornisce un quadro di lavoro e una metodologia per sostenere e monitorare le misure di adattamento nel settore agricolo

Da Silva ha ribadito «il ruolo fondamentale dei sistemi alimentari, che sono pesantemente influenzati dal cambiamento climatico, ma che ne sono a loro volta tra i principali promotori» e ha ricordato che «Almeno un quinto delle emissioni di gas serra possono essere attribuite all’agricoltura. Dobbiamo fare molto di più per ridurre queste emissioni e allo stesso tempo migliorare i raccolti e costruire resilienza. Questo significa adottare pratiche come l’agro-ecologia e altri approcci di intensificazione agricola sostenibile e climaticamente intelligente. Non possiamo aspettarci che i piccoli produttori, gli agricoltori e gli allevatori a livello familiare possano affrontare queste sfide da soli”; avranno bisogno di sostegno a livello nazionale e internazionale. Ridurre la deforestazione, ripristinare i terreni e le foreste degradate; eliminare gli sprechi e le perdite alimentari; rafforzare la capacità dei suoli di assorbire carbonio; allevamenti a basso impatto ambientale – sono solo alcune delle soluzioni conosciute per affrontare le sfide della fame, della povertà e della sostenibilità allo stesso tempo. In particolare, mentre l’allevamento produce più emissioni di ogni altra fonte alimentare, un allevamento a basse emissioni è possibile: per esempio la Fao stima che adottando pratiche migliori e già esistenti si potrebbero tagliere le emissioni del 20 – 30%».

Intervenendo a Bonn a un evento organizzato dalla Climate and Clean Air Coalition, una partnership volontaria che riunisce 54 governi, 17 organizzazioni intergovernative e 45 ONG che si sono impegnate a migliorare la qualità dell’aria e a proteggere il clima con misure per ridurre gli inquinanti a vita breve, da Silva ha affrontato anche il tema degli allevamenti di bestiame e ha fatto notare che «Il settore agricolo è il settore in cui gli sforzi miranti a mettere fine alla fame e a prevenire un riscaldamento planetario possono essere messi in comune. Migliorare le catene di approvvigionamento dell’allevamento è un mezzo rapido di cominciare, Avere un bestiame che emette meno biossido di carbonio è possibile».

Secondo la Climate and Clean Air Coalition, ridurre gli inquinanti a vita breve come il metano, gli idrofluorocarburi e il black carbon  può permettere di evitare che il pianeta si riscaldi di 0,9° C  in più entro il  2050,  il chde contribuirebbe in maniera significativa a rispettare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.  Fao e Climate and Clean Air Coalition  lavorano insieme per ridurre le emissioni di metano enterico in America Latina, Asia meridionale e Africa Subsahariana.

La Fao ricorda che «Circa i due terzi delle famiglie rurali più povere allevano del bestiame e ne dipendono per i loro mezzi di sussistenza. «Con migliori pratiche, che siano più intelligenti di fronte al clima, possiamo rapidamente pervenire a delle catene di approvvigionamento per il bestiame più sostenibili e più ecologiche ta – ha spiegato da Silva – Ridurre le emissioni di metano enterico è una delle strategie più efficaci per attenuare gli effetti del cambiamento climatico. Associare un aumento della produttività e una migliore sicurezza alimentare e naturale è e urgente. A condizione di essere facilmente accessibili, delle buone pratiche di allevamento relative all’alimentazione del bestiame e alla gestione del letame, così come un migliore utilizzo di tecnologie quali i generatori a biocombustibile, potrebbero aiutare il settore dell’allevamento a ridurre del 30% la sua produzione di emissioni«.

Gli inquinanti a breve durata sono più nocivi sul breve periodo per il riscaldamento globale e quindi ridurli avrebbe un maggiore impatto immediato rispetto alla Co2, rendere ecologico l’allevamento del bestiame potrebbe dunque innescare «dei progressi rapidi, contribuendo allo stesso tempo allo sviluppo sostenibile, alla sicurezza alimentare e agli sforzi miranti ad adattarsi al cambiamento climatico – ha concluso da Silva – La Fao e i suoi partner si tengono pronti ad aiutare i Paesi di tutto il mondo a realizzare questi progressi».