Clima, il 2016 ha polverizzato numerosi record: conseguenze planetarie. E il 2017 non comincia meglio

Rapporto Wmo: fenomeni senza precedenti negli oceani e nell’atmosfera

[22 marzo 2017]

Secondo l’Organizzazione  meteorologica mondiale (Wmo) «Il 2016 resterà negli annali: temperatura media record, banchisa eccezionalmente ridotta e proseguimento inesorabile dell’aumento del livello del mare e del riscaldamento degli oceani». E l’inizio del 2017 non sembra meglio: le condizioni meteorologiche e climatiche estreme sono all’ordine del giorno.

Nello Statement on the State of the Global Climate in 2016 della Wmo, pubblicato alla vigilia del World Meteorological Day  del 23 marzo e che si basa sui dati raccolti in maniera indipendente dai diversi centri mondiali di analisi del clima e dai Servizi meteorologici e idrologici dei vari Paesi e da istituti di ricerca, si legge che «Le conseguenze socio-economiche del cambiamento climatico non smettono di ampliarsi»  e  anche per questo, quest’anno, per la prima volta, la Wmo si è associata ad altri organismi delle Nazioni Unite per stilare il suo rapporto.

Il segretario generale della Wmo, Petteri Taalas, ha sottolineato che «Questo rendiconto conferma che il 2016 è stato il più caldo mai registrato: l’aumento della temperatura in rapporto all’era indi ustriale ha raggiunto, cosa rimarchevole, gli 1,1° C, cioè 0,06° C  in più del record precedente stabilito nel 2015. Questo aumento della temperatura media si inscrive nella logica degli altri cambiamenti intervenuti nel sistema climatico. La media a livello globale, le temperature della superficie del mare sono state anch’esse le più elevate mai constatate, l’aumento del livello medio del mare è proseguito e l’estensione della banchisa artica è stata ben inferiore al normale nella maggior parte dell’anno. Le concentrazioni di biossido di carbonio (CO2) nell’atmosfera non smettono di battere nuovi record, il che attesta sempre più chiaramente l’influenza delle attività umane sul sistema climatico. L’aumento costante della potenza di calcolo dei computer e il fatto che disponiamo di dati climatologici basati su lunghi periodi, oggi ci permettono di mettere chiaramente in evidenza il rapporto causa – effetto tra il cambiamento climatico antropico e un ampio ventaglio di fenomeni estremi a forte impatto, in particolare le ondate di caldo».

Secondo il rapporto Onu, la temperatura media di ciascuno dei 16 anni successivi al 2000 ha superato di almeno  0,4° C la norma del periodo 1961-1990, che la Wmo utilizza come riferimento per vigilare sul cambiamento climatico. «Le temperature mondiali continuano ad iscriversi all’interno di un riscaldamento generale il cui ritmo oscilla tra  0,1 e 0,2° C per decennio», spiega la Wmo.

Il potente El Niño de 2015/16 ha accentuato questo riscaldamento nel 2016, aggiungendosi all’influenza a lungo termine esercitata dal cambiamento climatico provocato dai gas serra. Il rapporto Wmo evidenzia che «Gli anni marcati da un episodio El Niño di forte intensità, per esempio 1973, 1983 e 1998, accusano generalmente un riscaldamento supplementare da 0,1 a 0,2° C, e il 2016 non fa eccezione alla regola».

Durante El Niño,  il livello dl mare ha raggiunto livelli record all’inizio del 2016, mentre a novembre  l’estensione dei ghiacci marini del mondo è stata inferiore di più di 4 milioni di Km2 rispetto alla norma, costituendo un’anomalia senza precedenti per quel mese.

Le temperature degli oceani molto elevate hanno favorito un forte sbancamento dei coralli, con estesi casi di mortalità in diverse aree tropicali e importanti ripercussioni negative sulle catene alimentari, gli ecosistemi marini e le attività di pesca.

Il livello di CO2 in atmosfera ha raggiunte il limite simbolico di 400 parti per milione (ppm) nel 2015, ultimo anno per il quale la Wmo dispone di statistiche mondiali, ma quel che è certo è che, a causa della lunga durata di vita della C2, m non scenderà sotto questa soglia per numerose generazioni a venire.

Tra i fenomeni estremi più noti avvenuti nel 2016 la Wmo cita le gravi siccità che hanno portato la fame e l’insicurezza alimentare a milioni di persone nell’Africa orientale e australe e in America centrale. L’uragano Matthew, la prima tempesta di categoria 4 dal lontano 1963, ha devastato la poverissima Haïti e causato importanti perdite economiche  negli Usa. L’Asia meridionale e orientale è stata colpita da forti piogge e da estesi alluvioni.

Talaas ricorda che «L’entrata in vigore, il  4 novembre 2016, dell’Accordo di Parigi sul clima dell’Unfccc  sarà una data storica. E’ essenziale che questo accordo si traduca concretamente in fatti perché la comunità internazionale possa far fronte al cambiamento climatico riducendo le emissioni di gas serra, favorendo la resilienza al cambiamento climatico e integrando le misure di adattamento nelle politiche nazionali di aiuto allo sviluppo. Dobbiamo investire senza tregua nella ricerca sul clima e nei programmi di osservazione, per evitare che il nostro sapere scientifico resti indietro rispetto al rapido ritmo dello sconvolgimento climatico».

Il 2017 non sembra essere cominciato meglio: dei recenti studi fanno pensare che il riscaldamento degli oceani sia ancora più pronunciato di quanto rilevato dalla Wmo e l’accumulo di CO2 in atmosfera non mostra nessun segno di rallentamento.

Il direttore del World climate research programme, David Carlson, evidenzia: «Adesso, anche  se il potente Niño del 2016 si è dissipato, assistiamo ad altri sconvolgimenti nel mondo che siamo appena in grado di delucidare: qui tocchiamo i limiti della nostra conoscenza scientifica riguardante il clima e stiamo avanzando in un territorio sconosciuto».

Ad oggi, l’Artico quest’inverno ha sperimentato almeno tre ondate di caldo, violente tempeste sull’Atlantico hanno favorito l’accesso di aria calda e umida. Insomma, nel bel mezzo dell’invermn no artico e del periodo di costituzione dei ghiacci marini, ci sono stati giorni in cui le temperature erano vicine al punto di fusione del ghiaccio, Anche la banchisa antartica ha raggiunto un minimo record, contrariamente alla tendenza registrata negli ultimi anni.

Secondo i ricercatori, «I cambiamenti osservati nell’Artico e lo scioglimento della banchisa innescano, a una scala più grande, una modifica dei regimi della circolazione oceanica e atmosferica, il che si ripercuote sulle condizioni meteorologiche in altre regioni del mondo attraverso le onde della jet stream, una corrente di aria rapida che contribuisce a regolare le tempeste».

E’ grazie a questi fenomeni che il Canada e gran parte degli Usa hanno avuto un tempo insolitamente mite, mentre altre, come per esempio la penisola arabica o l’Africa settentrionale all’inizio del 2017 hanno registrato temperature anormalmente basse.

A febbraio, negli Usa sono stati polverizzati 11.743 record locali di caldo; in Australia temperature estremamente calde sono state registrate per tutto gennaio e febbraio nel New South Wales, nel sud del  Queensland, nella South Australia e nel nord di Victoria e in moti posti sono stati battuti record di caldo.