Il premier britannico apre finalmente gli occhi dopo aver fatto i conti con il freddo artico?

Clima, dietrofront di Cameron: madre natura sta inviando al settore petrolifero un forte messaggio

[14 gennaio 2014]

Il primo ministro britannico David Cameron (Nella foto) ha detto di sospettare che il picco estremo di maltempo e freddo polare che hanno invaso il Regno Unito la scorsa settimana può essere una conseguenza del cambiamento climatico, riallacciandosi a quanto detto già lo scorso anno dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) e attribuibile al consumo dei combustibili fossili. Madre Natura sta forse inviandoci un messaggio, se anche la potente ConocoPhillips  (una delle maggiori compagnie petrolifere del mondo, discendente della Standard Oil, il potentissimo trust di Rockefeller), ha incolpato le pessime condizioni climatiche per un pesante crollo nella recente produzione di petrolio e gas.

Le forti piogge e inondazioni stanno creando mal di testa ai britannici. Cameron durante la sua apparizione settimanale davanti alla Camera dei Comuni ha messo in guardia sulle possibili e future condizioni meteo estreme e ha invitato i suoi elettori di stare in allerta. “I colleghi di tutto il parlamento possono discutere se [il tempo recente] è legato ai cambiamenti climatici o no”, ha detto il primo ministro in un’intervista al The Guardian “ma io ho il forte sospetto che lo sia”.

L’anno scorso la WMO ha detto che gli alti livelli di gas serra nell’atmosfera, un driver primario dei cambiamenti climatici, è stato il risultato della combustione di combustibili fossili. L’Agenzia internazionale per l’energia (IEA), nel frattempo, ha avvertito che sebbene le energie rinnovabili stiano facendo progressi, l’economia globale si basa ancora sui combustibili fossili come fonte dominante di energia. Nihil sub sole novum  (niente di nuovo sotto il sole).

Ma l’inizio difficile della stagione invernale non ha avuto compassione neppure per quelli con le tasche più gonfie. ConocoPhillips, ha detto che la sua produzione di petrolio del quarto e ultimo trimestre del 2013 è stata influenzata negativamente dal meteo estremo nella regione del Mare del Nord mentre gli Stati Uniti si stanno scontrando ancora con un freddo clima artico. Un fenomeno meteorologico noto come il vortice polare ha scaricato diversi centimetri di neve tra gli Stati gran parte del Midwest fino all’estremo sud come in Georgia. Le basse temperature hanno rallentato la mobilità su strada e chiuso impianti di produzione.

Per il gas naturale, la storia è altrettanto drammatica. PJM Interconnection, che gestisce la rete per più di 61 milioni di americani, ha invitato i consumatori a risparmiare energia durante il picco glaciale, dicendo che la produzione e distribuzione del suo gas naturale dalle centrali sono stati influenzati negativamente dal freddo.

Il premier britannico ha fatto bene a lanciare un monito sul legame tra cambiamenti climatici, uso di combustibili fossili e disastri naturali nonostante che non meno di sei mesi fa si fosse schierato apertamente a favore del fracking per il recupero del gas depositato nel sottosuolo del Surrey  e del Sussex (come riportato da Greenreport). Ma questi repentini cambiamenti di opinione (e di opportunità) non sono una novità nell’establishment mondiale, di fronte all’evidenza che l’ambiente (e il clima) non funzionano come un telecomando:  se Fukushima ha fatto fare un passo indietro al nucleare, il clima farà fare un passo indietro ai combustibili fossili?

Certo che se il freddo ha rallentato la produzione di gas e petrolio nelle due sponde settentrionali dell’Atlantico, per il settore delle energie rinnovabili, però, i forti venti che hanno accompagnato l’aria gelida sono stati una benedizione. Ad esempio in Texas, che ha visto temperature sotto lo zero per l’intera scorsa settimana, si è rischiato il black out se l’energia eolica non avesse fornito il buffer così tanto necessario a supplire la domanda, riferisce l’agenzia Reuters.

Potrebbe essere proprio Madre Natura a dettare legge sul futuro energetico del pianeta?