Clima, El Niño e La Niña possono essere previsti con un anticipo di 17 mesi

Il rapporto tra l’Atlantic Warm Pool e la El Niño Southern Oscillation nel Pacifico

[16 ottobre 2018]

Secondo lo studio “Predicting El Niño Beyond 1-year Lead: Effect of the Western Hemisphere Warm Pool” pubblicato su Scientific Reports da un team di ricercatori statunitensi, sudcoreani, giapponesi e cines, «Le variazioni delle temperature della superficie del mare nell’Oceano Atlantico possono essere utilizzate per prevedere variazioni climatiche estreme note come El Niño e La Niña con più di un anno di anticipo»,

I ricercatori sudcoreani della Pohang University of Science and Technology che hanno partecipato allo studio spoiegano che «L’El Niño Southern Oscillation (Enso) è una variazione periodica irregolare degli alisei e delle temperature del mare e dell’aria nella regione equatoriale dell’Oceano Pacifico. La sua fase di riscaldamento delle temperature superficiali del mare, chiamata El Niño, e la fase di raffreddamento, chiamata La Niña, influenzano il clima e il tempo meteorologico in tutto il mondo. Ad esempio, le condizioni di El Niño in genere producono più tifoni nell’Oceano Pacifico e meno uragani nell’Oceano Atlantico, mentre le condizioni di La Niña di solito invertono la tendenza».

Per capire cosa scatena un singolo episodio di Enso sono stati condotti studi approfonditi per prevederne gli eventi climatici associati. Ma le previsioni accurate sono ancora limitate a circa un anno o meno prima dell’avvio di un Enso «Ad esempio – dicono i ricercatori – gli studi hanno rilevato che un picco dell’acqua calda nel Pacifico equatoriale precede El Niño di circa otto mesi. Inoltre, un abbassamento anormale delle temperature della superficie del mare nel Nord Atlantico tropicale all’inizio della primavera precede le condizioni di El Niño nel Pacifico entro circa nove mesi».

Ora, i ricercatori sudcoreani e i loro colleghi dell’università delle  Hawaii – Manoa, della Japan Agency for Marine-Earth Science and Technology   e dell’università delle scienze dell’informazione e tecnologia di Nanjing, hanno scoperto che «un aumento anomalo delle temperature superficiali del mare in una grande massa di acqua calda, chiamata Atlantic Warm Pool – comprendente il Golfo del Messico, il Mar dei Caraibi, e il Nord Atlantico tropicale occidentale  – innesca La Niña circa 17 mesi dopo».

Il team ha analizzato dati e osservazioni riguardanti il periodo 1985 – 2016 e una simulazione del modello (1970 – 2000), rilevando «Un aumento insolito della temperatura superficiale del mare nell’Atlantic Warm Pool a metà estate fino all’inizio del calo che porta alla formazione di un vento settentrionale sul nord Pacifico. Questo genera temperature superficiali del mare fredde, un’alta pressione del livello del mare e un’area di alta pressione di basso livello chiamata anti-ciclone nel Pacifico nord-orientale subtropicale che persiste durante l’inverno e la primavera successivi. La temperatura superficiale del mare freddo si estende verso l’equatore. Insieme, questi eventi portano in primavera ad un accoppiamento tra temperatura superficiale del mare e venti superficiali nel Pacifico equatoriale, innescando La Niña. Alla fine, le temperature superficiali del mare in calo nell’Atlantic Warm Pool scatenano El Niño».

Dallo studio emerge che «La robusta relazione tra questi eventi può fornire tempi più lunghi per le previsioni Enso rispetto a quelle riportate in studi precedenti» e i ricercatori sobo convinti che «Questo rapporto è diventata sufficientemente forte per lo scopo di queste previsioni negli ultimi tre decenni. Prima di questo, non era statisticamente significativo. Sembrano essere responsabili le temperature medie della superficie del mare in aumento sopra i 28° C nell’Atlantic Warm Pool».

La conclusione è che  la simulazione di un modello che sia in grado di definire quale sia il rapporto tra quel che succede nell’Atlantic Warm Pool e la El Niño Southern Oscillation  nel Pacifico «potrebbe ampliare la capacità dei climatologi di predire queste oscillazioni, e i fenomeni meteorologici estremi e gli impatti climatici loro  associati, più di un anno prima».