Clima: Europa “Off Target”. Rapporto Can: nessuno primo e Italia dodicesima

Zanchini: «Ue e Italia ancora molto lontane dal tradurre in realtà di accordi di Parigi. Il nuovo Governo italiano volti definitivamente pagina e si impegni senza ambiguità»

[19 giugno 2018]

Secondo il rapportoOff target: Ranking of EU countries’ ambition and progress in fighting climate change” presentato da Climate Action Network Europe, che valuta sia il ruolo che gli Stati membri svolgono nel fissare ambiziosi obiettivi e politiche energetici e climatici, sia i progressi che stanno facendo nel ridurre le emissioni di carbonio e per promuovere l’energia rinnovabile e l’efficienza energetica, «La stragrande maggioranza dei Paesi europei manca il target e non riesce ad aumentare le nostre possibilità di raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Pochi Paesi stanno sostenendo obiettivi e politiche ambiziosi in materia di clima ed energia e troppi sono in ritardo nella riduzione delle emissioni di carbonio al livello necessario per attuare l’Accordo di Parigi».

Il rapporto, che stila anche una classifica dei Paesi europei, arriva proprio mentre l’Unione europea sta per adottare la legislazione energetica per il 2030 e deve iniziare a prepararsi seriamente per la prossima conferenza della parti Unfccc  (COP24), quando i governi dovranno impegnarsi a proporre, entro il 2020,  obiettivi climatici più ambiziosi per il 2030, Can è convinto che « L’imminente dialogo di Petersberg e il vertice franco-tedesco a Berlino, ilvertice ministeriale sull’azione climatica a Bruxelles e il Consiglio per l’ambiente a Lussemburgo offrono l’opportunità di aggiungere slancio per aumentare il livello di ambizione».

Il rapporto valuta la performance climatica dei Paesi dell’Unione europea sulla base dell’ambizione degli obiettivi e delle politiche per il clima e l’energia, tenendo conto anche dei loro progressi nella riduzione delle emissioni e nella promozione di rinnovabili ed efficienza energetica. Emerge, purtroppo, che nessun Paese ha una performance sufficiente sia per l’ambizione che per i progressi sino ad ora raggiunti nel ridurre le emissioni climalteranti. Per questo, il rapporto non assegna la prima posizione della classifica tra i 28 paesi Ue.

I cinque Paesi dell’Ue che hanno ottenuto il punteggio più alto sono: Svezia (77%), Portogallo (66%), Francia (65%), Paesi Bassi (58%) e Lussemburgo (56%), «grazie al fatto che sostengono obiettivi climatici più ambiziosi a livello Ue. Allo stesso tempo, è chiaro che devono ancora fare molto di più per ridurre le emissioni e promuovere l’energia rinnovabile e l’efficienza energetica al loro interno».

Francisco Ferreira, presidente di ZERO, ha detto: «E’ bello che il Portogallo sia il capofila delle ambizioni climatiche, che è in linea con l’obiettivo di carbon neutrality da raggiungere entro il 2050. L’unico inconveniente di questa performance climatica è l’intenzione di avviare trivellazioni petrolifere e di gas nelle concessioni onshore e offshore».

Neil Makaroff, coordinatore politico europeo di Réseau Action Climat France, sottolinea che «La Francia è stata un player molto attivo nel difendere l’attuazione dell’Accordo di Parigi in Europa e nel chiede più  azioni a favore del clima. Tuttavia, la Francia rimane ancora indietro in patria. Ha bisogno di tradurre urgentemente le sue ambizioni europee al suo interno, sbloccando l’enorme potenziale della transizione ecologica».

Wendel Trio, direttore di Can Europe, spiega che «Svezia, Portogallo, Francia, Paesi Bassi e Lussemburgo ottengono un punteggio elevato perché riconoscono l’importanza di garantire che la politica climatica dell’Ue sia” a prova di accordo di Parigi”. La mancanza di volontà di agire sul clima tra tutti gli altri Stati membri è del tutto insoddisfacente. Mentre tutti i paesi dell’Ue hanno aderito all’accordo di Parigi, la maggior parte non sta lavorando per raggiungere i propri obiettivi. I Paesi devono migliorare urgentemente  la loro posizione, esprimendosi e agendo a favore di politiche climatiche ed energetiche e di obiettivi più ambiziosi a livello nazionale e a livello Ue».

Oltre a questo gruppo, la grande maggioranza degli Stati membri totalizza meno della metà dei punti possibili, «Il che dimostra che non stanno procedendo abbastanza velocemente verso gli obiettivi dell’Accordo di Parigi». La classifica mostra addirittura un arretramento di Danimarca (49%i), Germania (45%), Regno Unito (37%) e Belgio (35%) che non sembrano essere più in prima linea nella lotta ai cambiamenti climatici. Estonia (24%), Irlanda (21%) e Polonia (16%) chiudono la classifica  «A  causa della loro forte opposizione all’azione climatica a livello nazionale e nell’Ue».

Secondo Hermann E. Ott, del board della Deutscher Naturschutzring, «Sta diventando molto chiaro in questi giorni che la Germania è passata dall’essere campione del mondo dell’azione per il clima a un team di terza divisione. La Germania deve urgentemente intensificare sia le ambizioni climatiche che le misure nazionali alla base degli obiettivi. Deve lavorare in team con la Francia e con altri Stati membri che fanno progressi, per iniziare finalmente a dare forma alla transizione energetica europea».

L’Italia, si classifica al dodicesimo posto con il 41%  e secondo Legambiente, associazione che fa parte di CAN, «La performance insufficiente del nostro Paese è dovuta ad una posizione a livello europeo poco ambiziosa, combinata con un trend medio di riduzione delle emissioni. Risultato raggiunto nonostante una politica climatica nazionale non adeguata agli obiettivi di Parigi, ma che, come sottolineato, vede un forte contributo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica».

Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, conferma che  «L’Europa è ancora lontana dal centrare il bersaglio nella lotta ai cambiamenti climatici con il grave rischio di mancare gli obiettivi fissati nell’Accordo di Parigi. La fotografia scattata dal rapporto “Off Target” di Climate Action Network (CAN) evidenzia in pieno le difficoltà da parte dei Paesi europei nell’attuare e mettere in campo politiche e azioni concrete in grado di ridurre le emissioni climalteranti. Solo pochi Paesi si stanno muovendo in questa direzione, mentre molti altri sono in gravissimo ritardo e tra questi c’è l’Italia che si salva solo grazie all’importante contributo delle energie rinnovabili, cresciute sull’onda lunga degli investimenti degli anni scorsi e purtroppo arrestatasi nel 2014, e dell’efficienza energetica».

Anche Legambiente sottolinea che « Siamo nella fase finale dell’approvazione del nuovo pacchetto legislativo “Energia Pulita 2030” e nell’avvio del processo di definizione della posizione europea alla COP24 di Katowice. Dove l’Ue dovrà impegnarsi a sottoscrivere entro il 2020 obiettivi climatici più ambiziosi degli attuali per il 2030, sulla base di una strategia di lungo termine che consenta di raggiungere zero-emissioni nette ben prima del 2050.

Proprio per questo il prossimo Consiglio Ambiente che si terrà in Lussemburgo il 25 giugno e la chiusura dei negoziati tra Parlamento e Consiglio sul pacchetto “Energia Pulita 2030” sono importanti occasioni per rafforzare l’ambizione climatica europea. La scorsa settimana è stato raggiunto l’accordo sulla nuova direttiva a sostegno delle rinnovabili, caposaldo del pacchetto insieme alla direttiva sull’efficienza energetica ed al regolamento sulla governance climatica ed energetica, che fissa le norme per la redazione dei piani nazionali. L’accordo sulle rinnovabili rappresenta un primo passo in avanti rispetto all’attuale normativa ed alla iniziale posizione di retroguardia del Consiglio. L’obiettivo vincolante del 32% al 2030 va considerato come un punto di partenza verso target più ambiziosi in linea con gli impegni di Parigi. Un ruolo cruciale potrà ora essere giocato dai cittadini, attraverso le comunità energetiche e l’autoproduzione, i cui diritti finalmente vengono riconosciuti dalla nuova direttiva senza alcun onere punitivo come invece proposto dal Consiglio».

Zanchini conclude: «I negoziati in programma a livello europeo nei prossimi giorni su efficienza energetica e governance sono fondamentali per consentire ulteriori passi in avanti con un accordo più ambizioso. E’ importante che l’Italia confermi la posizione avanzata, in linea con il Parlamento, assunta per la prima volta al Consiglio Energia dello scorso 11 giugno. Un segnale indispensabile per evidenziare la volontà politica del nuovo governo di voltare definitivamente pagina e impegnarsi senza ambiguità per una forte leadership europea nell’azione climatica globale. Un impegno indispensabile non solo per tradurre in realtà la promessa di Parigi. Ma, soprattutto, per accelerare la transizione, fondata su efficienza energetica e rinnovabili, verso la decarbonizzazione dell’economia italiana ed europea. Solo così sarà possibile vincere la triplice sfida climatica, economica e sociale, creando nuove opportunità per l’occupazione e la competitività delle imprese europee.  Una sfida che l’Europa e l’Italia non possono fallire».