L’Ispra ha appena aggiornato il National inventory report

Clima, i gas serra italiani continuano a crescere: +9,7 milioni di tonnellate di CO2eq

Ieri l’Europarlamento ha fissato i nuovi vincoli per le emissioni climalteranti al 2030, il nostro Paese deve ridurle di un terzo rispetto al 2005

[15 giugno 2017]

Con 534 voti favorevoli, 88 contrari e 56 astensioni, ieri il Parlamento europeo ha adottato i nuovi obbiettivi obbligatori di riduzione dei gas serra, in linea con quanto stabilito durante l’Accordo di Parigi: come noto, l’Ue nel suo complesso si è data l’obiettivo generale di arrivare al 2030 avendo tagliato del 40% (rispetto al 1990) le proprie emissioni. Con questo documento, spiegano dall’Europarlamento, la «legislazione ripartisce l’obiettivo Ue in obiettivi vincolanti nazionali per i settori non coperti dal mercato Ue del carbonio (Ets) quali l’agricoltura, i trasporti, l’edilizia e i rifiuti, che rappresentano il 60% delle emissioni di gas a effetto serra dell’Unione europea». Un processo legislativo lungo e ancora inconcluso a livello europeo – il testo approvato ieri consente agli eurodeputati di iniziare i negoziati con il Consiglio Ue, che ancora non ha però espresso la propria posizione -, ma che ha il merito di segnare un punto fermo.  Per l’Italia, l’obiettivo è calcolato in un taglio dei gas serra pari al 33% (rispetto al 2005 però, anno in cui le emissioni Ue erano già calate del 7,9% rispetto al 1990).

A che punto siamo? «Da un’analisi di sintesi della serie storica dei dati di emissione dal 1990 al 2015 – spiega l’Ispra – si evidenzia che le emissioni nazionali totali dei sei gas serra, espresse in CO2 equivalente, sono diminuite del 16,7% nel 2015 rispetto al 1990». Una riduzione riscontrata «in particolare dal 2008», ovvero dallo scoppio della crisi economico-finanziaria, e dunque «conseguenza sia della riduzione dei consumi energetici e delle produzioni industriali a causa della crisi economica e della delocalizzazione di alcuni settori produttivi, sia della crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili (idroelettrico ed eolico) e di un incremento dell’efficienza energetica».

Ad oggi però l’Italia ha innestato la retromarcia. Nonostante il riscaldamento globale sia più veloce lungo lo Stivale rispetto alla media internazionale, al di là delle promesse i fatti dicono che nel nostro Paese le emissioni di gas serra sono però tornate a crescere. Secondo il National inventory report 2017 appena pubblicato dall’Ispra, infatti, che aggiorna il quadro dei gas serra nazionali fotografandone l’andamento dal 1990 al 2015, nell’ultimo anno censito le emissioni italiane sono cresciute di ben 9,7 milioni di tonnellate rispetto al 2014 (somma che rimane a +7,8 milioni di tonnellate anche considerando le attività di compensazione Lulufc – Land-Use, Land-Use Change and Forestry)

«Il mondo sta guardando l’Europa», ha dichiarato ieri all’Europarlamento la presidente delle Isole Marshall Hilda Heine, sottolineando la vulnerabilità del suo paese al cambiamento climatico: «Con un’altitudine media di due metri sul livello del mare, non c’è un luogo per fuggire, per nascondersi dal cambiamento climatico […] Il mio paese rischia di diventare completamente inabitabile prima che il secolo finisca» ha concluso Heine, ricordando le accresciute responsabilità degli Stati Ue dopo la defezione degli Usa dall’Accordo di Parigi. «Il cambiamento climatico è una delle sfide più urgenti che oggi affrontiamo – gli ha risposto il presidente del Parlamento europeo, l’italiano Antonio Tajani – Affrontando questa sfida, l’Unione sta creando nuove opportunità per i nostri cittadini e per l’industria. […] In parole semplici, la decisione dell’amministrazione statunitense è un errore. Lavorando insieme con le nazioni di tutto il mondo possiamo offrire ai nostri cittadini un pianeta più pulito e più sicuro».

Purtroppo però non sono solo gli Usa di Donald Trump a non fare il proprio dovere.