Clima globale 2011 – 2015: caldo e selvaggio. Wmo: gli ultimi 5 anni i più caldi mai registrati

Legame sempre più stretto tra fenomeni meteorologici estremi e riscaldamento globale

[9 novembre 2016]

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La World meteorological organization (Wmo) ha pubblicato “The Global Climate 2011-2015,una dettagliata analisi del clima mondiale dal 2011 al 2015– il quinquennio più caldo mai registrato – e dell’impronta sempre più visibile degli esseri umani sui fenomeni meteorologici e climatici estremi che hanno ripercussioni pericolose e costose.

Il nuovo rapporto Wmo, presentato alla 22esima Conferenza delle parti dell’United Nations framework convention on climate change (Cop22 Unfccc) in corso a Marrakech sottolinea che «Le temperature record si sono accompagnate a un’elevazione del livello del mare, dell’arretramento della banchisa dell’Artico e dei ghiacciai di alta montagna e della diminuzione del manto nevoso dell’emisfero Nord. Tutti questi indicatori del cambiamento climatico confermano il trend a lungo termine al riscaldamento dovuto ai gas serra. Il livello di biossido di carbonio in atmosfera ha raggiunto la soglia simbolica di 400 parti per milione (ppm) per la prima volta nel 2015»

Il rapporto affronta anche la questione dei legami diretti tra i cambiamenti climatici di origine antropica e specifici fenomeni estremi. Dei 79 studi pubblicati dal 2011 al 2014 nel Bulletin of the American Meteorological Society, più della metà dimostrano che i cambiamenti climatici di origine antropica avvevano contribuito al fenomeno estremo interessato. Alcuni tra questi studi indicano ce la probabilità che avvengano  ondate di caldo si è moltiplicata per 10, forse di più.

Presentando The Global Climate 2011-2015 il segretario generale della Wmo, Petteri Taalas, ha detto che «L’Accordo di Parigi punta a contenere l’aumento della temperatura del pianeta nettamente al di sotto dei 2° C in rapporto ai livelli preindustriali e a proseguire l’azione condotta per limitare questo aumento a 1,5° C. Il rapporto della Wmo conferma che, nel 2015, la temperatura media aveva già raggiunto la soglia di 1° C. Il periodo di cinque anni che si è concluso è stato il più caldo mai registrato. Da parte sua, il 2015 è stato l’anno più caldo mai osservato, ora tutto sembra indicare che questo record sarà battuto nel 2016. Agli anni ’80, gli effetti dei cambiamenti climatici non hanno smesso di essere visibili a livello mondiale: l’aumento della temperatura al di sopra delle terre emerse e dell’oceano, l’innalzamento del livello del mare e lo svioglimento generalizzato del ghiaccio. Sono aumentati i rischi di fenomeni estremi, come le ondate di caldo, la siccità, le precipitazioni record  e le inondazioni devastatrici».

Il rapporto sottolinea alcuni dei fenomeni con il maggiore impatto, tra i quali la siccità che ha devastato l’Africa Orientale dal 2010 al 2012 e che ha comportato un aumento della mortalità con  258 000 decessi e la siccità 2013 – 2015 in Africa Australe; le inondazioni che nel 2011 hanno fatto 800 vittime e causato perdite economiche per più di 40 miliardi di dollari nel sud-est asiatico; l ondate di caldo che hanno colpito l’India e il Pakistan nel 2015 e che hanno fatto più di 4.100 vittime; l’uragano Sandy del 2012, che ha comportato perdite economiche per 67 miliardi di dollari e il tifone Haiyan (Yolanda), che nel 2013 ha fatto 7.800 vittime nelle Filippine.

La Wmo, che sta per presentare alla Cop22 Unfccc una valutazione provvisoria dello stato del clima nel 2016,   sottolinea che la scala temporale quinquennale del rapporto «permette di comprendere meglio le tendenze pluriennali del riscaldamento e i fenomeni estremi, come le siccità prolungate e le ondate di calore ricorrenti, cosa che non permette un rapporto annuale».

La Wmo sottolinea i fatti salienti contenuti nel rapporto:

Anomalie della temperatura media nei 5 anni tra il  2011 et 2015 per l’insieme del globo, in rapporto al periodo di riferimento 1961 – 1990. Risultato fondato sull’analisi HadCRUT4 realizzata dall’Hadley Centre del Met Office britannico in collaborazione con la Climatic Research Unit  dell’università dell’East Anglia (Royaume-Uni) secondo la quali il 2011 – 2015 è stato il periodo di 5 anni più caldo mai registrato a livello planetario e per tutti i continenti, ad eccezione dell’Africa (dove figura al secondo posto dei 5 anni più caldi). La temperatura è stata superiore di 0,57° C (1,03° F) alla norma del periodo di riferimento (1961–1990). Fino ad ora, l’anno più caldo mai osservato è il 2015, durante il quale la temperatura ha superato di 0,76° C (1,37° F) la norma del 1961–1990.  Quanto al 2014, figura al secondo posto tra gli anni più caldi. Inoltre, nel 2015, per la prima volta, la temperatura a livello globale ha superato di oltre 1° C la norma preindustrialee.

A livello planetario, anche la temperatura dell’oceano ha raggiunto dei livelli senza precedenti. Nel 2015, la temperatura superficiale del mare, media annuale livello mondiale, è la più elevata dall’inizio dei rilevamenti; il 2014 occupa il secondo posto. Questa temperatura è stata superiore alla norma nella maggioranza delle regioni del mondo in alcuni settori dell’Oceano Australe e del Pacifico del sud.

Degli episodi La Niña (2011) ed El Niño (2015/2016), entrambi di forte intensità, hanno un’incidenza sulla temperatura di ogni anno preso separatamente, sanze per questo esercitare un’influenza sulla tendenza di fondo al riscaldamento.

Ghiaccio e neve. La banchisa artica ha continuato ad arretrare. Durante il periodo  2011 – 2015, la superficie media a settembre era di 4,70 milioni di km2, cioè il  28% in meno della norma dl periodo 1981 – 2010. Nel 2012, l’estensione minima del ghiaccio marino in estate (3,39 milioni di km2) è stata la più bassa mai osservata.

Al contrario, durante una gran parte di questi 5 anni, l’estensione della banchisa antartica è stata superiore alla norma del periodo 1981 – 2010, in particolare per quel che riguarda il massimo invernale.

Lo scioglimento superficiale estivo della calotta glaciale della Groenlandia ha continuato ad essere al di sopra della media e la superficie colpita è stata, in ognuno degli anni, superiore alla media dl periodo 1981 – 2010. Anche il  ritiro dei ghiacciai di montagna è proseguito..

L’estensione della copertura nevosa dell’emisfero Nord è stata nettamente inferiore alla norma per ciascuno dei 5 anni considerati e pe ogni mese, da maggio ad agosto, il che si iscrive nella forte tendenza al calo constatate.

Innalzamento del livello del mare. Nella misura in cui si riscalda, l’oceano si dilata, il che provoca un innalzamento del livello del mare a scala sia regionale che mondiale. L’aumento del contenuto termico  dell’oceano è responsabile di circa il 40% dell’innalzamento osservato a livello mondiale negli ultimi 60 anni. Molti studi hanno concluso che il contributo delle calotte glaciali continentali, in particolare della Groenlandia e della parte occidentale dell’Antartide, all’innalzamento del livello del mare sta accelerando.

Per l’insieme dei rilevamenti satellitari al 1993 fino ai giorni nostri, l’innalzamento del livello del mare è stato di circa 3 mm all’anno. À titolo comparativo, la tendenza media del periodo 1900 – 2010 (basata sui mareografi) è di 1,7 mm all’anno.

Cambiamenti climatici e fenomeni estremi. Durante il periodo 2011 – 2015, i cambiamenti climatici antropici hanno aumentato la probabilità che si verifichino numerosi fenomeni meteorologici e climatici estremi. Le canicole sono moltiplicate per 10, forse di più.

In questo contesto, sono da menzionare le temperature annuali e stagionali record che hanno conosciuto  gli Stati Uniti nel 2012 e l’Australia nel 2013, l’estate canicolare del 2013 in Asia orientale e in Europa occidentale, le ondate di caldo della primavera e dell’autunno 2014 in Australia, la temperatura annuale record del 2014 in Europa e l’ondata di caldo del dicembre 2013 in Argentina.

I segnali diretti non sono stati così marcati per gli estremi pluviometrici (deficit e eccesso). In numerosi casi, in particolare le inondazioni del 2011 nel sud-est asiatico, la siccità del 2013 – 2015 nel sud del Brasile e l’inverno particolarmente piovoso del 2013 – 2014 nel Regno Unito, il contributo dei cambiamenti climatici antropici non ha potuto essere determinato con certezza. Al contrario, per le precipitazioni estreme che hanno colpito il Regno Unito nel dicembre 2015, è stato determinato che c’era circa il  40%  di rischi in più per questo tipo di fenomeni abbia luogo a causa dei cambiamenti climatici.

Alcune incidenze osservate erano legate all’accentuazione della vulnerabilità. Uno studio sulla siccità che ha devastato nel 2014  il sud-est del Brasile ha permesso di dimostrare che  deficit pluviometrici dello stesso ordine erano stati registrati a tre riprese dal 1940, ma che le incidenze di questa siccità erano state esacerbate da un aumento netto della domanda idrica dovuta alla crescita demografica.

Alcuni fenomeni osservati su un periodo più lungo, che non sono stati ancora ufficialmente oggetto di studi ufficiali quanto alle loro cause probabili, concordano con le proiezioni a breve e lungo termine  relative al cambiamento climatico. Si tratta in particolare della frequenza accresciuta delle siccità pluriennali  nelle regioni subtropicali, come si è potuto constatare tra il 2011 e il 2015 nel sud degli Stati Uniti, in alcune regioni del sud dell’Australia e, alla fine del periodo, in Africa Australe.

Altri fenomeni, come le stagioni secche inabitualmente lunghe e calde del 2014 e 2015 nel bacino del Rio dell’Amazzonia in Brasile, sono preoccupanti se si tiene conto dei “tipping points”  che potrebbero essere raggiunti dal sistema climatico.