Clima, il Brasile si rifiuta di organizzare la Cop25 Unfccc: è roba da marxisti

Bolsonaro non è ancora in carica, ma determina già la politica estera e quella anti-climatica

[29 novembre 2018]

A settembre il governo di centro-destra del Brasile aveva formalizzato all’Onu – d’accordo con gli altri Paesi dell’America Latina – la candidatura ad ospitare la 25esima conferenza delle parti dell’United Nations convention on climate change  (Cop25 Unfccc), una disponbilità espressa già nel 2017 alla Cop23 di Bonn/Fiji dal ministro dell’ambiente brasiliano Sarney Filho.

Ora, a pochi giorni dall’inizio della Cop24 Unfccc in Polonia, il nuovo governo di estrema destra di Jair Bolsonaro, ancora prima di entrare in carica, ha stracciato quell’impegno e ritirato l’offerta del Brasile all’Onu, giustificandola con i vincoli di bilancio e i tagli fiscali e il processo di transizione per avviare il nuovo governo.

In un comunicato il ministero degli esteri brasiliano spiega di aver terminato «un’analisi minuziosa» dei requisiti necessari per ospitare la Cop25 Unfccc e sui finanziamenti necessari per ospitare l’evento e conclude: «In vista delle attuali restrizioni fiscali e di bilancio, che dovrebbero permanere anche nel futuro prossimo, e il processo di transizione per la nuova amministrazione eletta, che inizierà l’1 gennaio 2019, il governo brasiliano si è visto obbligato a ritirare la sua offerta di ospitare la Cop25».

E’ chiaro che è una scusa e che in questa decisione c’è lo zampino del nuovo presidente neofascista del Brasile. Come scrive sul suo account Twitter Oliver Stuenkel, professore di relazioni internazionali della Fundação Getúlio Vargas. «Questa è la prima decisione importante in politica estera di Bolsonaro. Un segnale forte alla comunità internazionale».

Bolsonaro non ha mai nascosto il suo negazionismo climatico e  in campagna elettorale ha promesso che garantirà la sovranità del Brasile sull’Amazzonia, cominciando a sgombrare indios, ambientalisti e climatologi fastidiosi. Aveva anche annunciato l’abolizione del ministero dell’ambiente  per fonderlo con quello dell’agricoltura, ma poi – in difficoltà sui temi ambientali –  ha cambiato idea sul finale della campagna elettorale.

Chi si fa ancora meno problemi a dire come stanno davvero le cose è il prossimo ministro degli esteri brasiliano, Ernesto Araújo, che è convinto che il cambiamento climatico faccia parte di un «complotto di marxisti culturali». Una posizione che non è certo isolata nel governo di estrema destra che si prepara a governare il Brasile: la prossima ministra dell’Agricoltura era fino alle elezioni la presidente della Bancada Ruralista, una potente lobby che difende gli interessi dei grandi allevatori e dell’agroindustria in Parlamento a Brasilia e negli Stati brasiliani.

Il Wwf Brasil condanna la decisione di non ospitare la Cop25 Unfccc: « La partecipazione del Brasile è vitale per raggiungere gli obiettivi mondiali, poiché il nostro Paese è attualmente il settimo emettitore di gas serra e l’Amazzonia ha un ruolo chiave nella regolazione del clima globale. In questo momento di transizione di governo, la decisione diverge dalla precedente posizione annunciata prima delle elezioni, dimostrando una forte influenza del team di transizione. Il ministro degli esteri del prossimo governo brasiliano, Ernesto Araújo, ha mostrato scetticismo riguardo ai cambiamenti climatici e ha criticato duramente il processo negoziale internazionale».

Secondo il direttore esecutivo del Wwf Brasil, Mauricio Voivodic, «La decisione di non tenere la Cop in Brasile dà al mondo il segnale che il nuovo governo non vede come prioritaria nella sua agenda la lotta contro i cambiamenti climatici che sta affrontando il pianeta. In un periodo caratterizzato da disastri ambientali in tutto il mondo, come la siccità che ha prodotto perdite e nel settore agricolo nel Nordeste, mentre allo stesso tempo, le inondazioni devastano le città nel Sudeste del Brasile, e gli storici incendi in California, ci auguriamo che questa decisione non si traduca in un ruolo minore del Brasile nell’Accordo di Parigi o un minore impegno nei già previsti obiettivi brasiliani di riduzione delle emissioni. Con un’economia fortemente basata sull’utilizzo delle risorse naturali, ridurre al minimo gli effetti e le misure per far fronte ai cambiamenti climatici, potrebbe produrre serie implicazioni per un percorso verso lo sviluppo sostenibile. La sicurezza climatica del paese e del pianeta, così come la qualità della vita di tutti noi dipendono da questo».

Greenpeace Brasil fa notare che nelle recenti Cop Unfcc «E’ stato evidenziato il passato diplomatico del Paese in difesa dell’ambiente e l’importanza del Brasile nella lotta per contenere i cambiamenti climatici è stata decisiva per la conferma della conferenza sul suolo brasiliano. Tuttavia, dopo due mesi, il governo brasiliano ha ritirato la candidatura già formalizzata, sostenendo la transizione del governo e i vincoli di bilancio come le principali i principali ragioni per farlo. In effetti, il governo di Michel Temer accoglie già con favore le decisioni disastrose di quello che viene definito “il nuovo”, ma che ha  ancora solo il titolo di governo».

Fabiana Alves, responsabile della campanha de Clima  di Greenpeace Brazil denuncia: «Ritornare sulla decisione di ospitare la Cop non è solo una perdita di opportunità per affermare il Brasile come un’importante leadership nella questione climatica. Il gesto è una chiara dimostrazione della visione della politica ambientale difesa dal nuovo presidente, che rivela al mondo ciò che aveva già detto ai brasiliani durante la campagna elettorale: nel suo governo, l’ambiente non è il benvenuto».

In effetti, tra le tante minacce di  Bolsonaro c’era quella di uscire dall’Accordo di Paruigi, cosa alla quale sembra abbia rinunciato, ma evidentemente pensa di dare una mano a Trump a boicottarlo dall’interno. Secondo Greenpeace Brasil, anche la scelta di Araújo come nuovo capo dell’Itamaraty (il ministero degli esteri) va in questa direzione, «visto che dice che il cambiamento climatico non è altro che una specie di grande cospirazione internazionale, qualcosa che servirebbe a un  programma di dominio globale».

Greenpeace Brasil  ricorda che «I più di 190 Paesi che hanno firmato l’accordo di Parigi e le centinaia di scienziati provenienti da diversi paesi che compongono il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc) non sono d’accordo con le speculazioni del nuovo ministro. Secondo l’ultimo rapporto pubblicato dalle Nazioni Unite, che ha raccolto più di 6.000 studi, il cambiamento climatico è reale, rappresenta una delle maggiori sfide dell’umanità e abbiamo pochissimo tempo per agire».

La Alves sottolinea che «Il cambiamento climatico sta già colpendo migliaia di persone in tutto il mondo. Voltare le spalle a questo problema è, prima di tutto, voltare le spalle alle persone più povere. Sono loro che per primi che sentiranno gli effetti di un pianeta più caldo, con gravi conseguenze come la scarsità d’acqua e le difficoltà nella produzione di cibo. E’ dall’Accordo sul clima che emergono gli obiettivi per contenere le emissioni di gas serra. Per quanto riguarda il Brasile, ciò significa principalmente porre fine alla deforestazione e promuovere l’energia pulita al fine di garantire un Paese e un mondo in cui la biodiversità possa essere conservata, gli eventi estremi non distruggono la vita e i diritti delle persone siano garantiti. Tuttavia, il ritiro della candidatura brasiliana avviene nel momento in cui l’Amazzonia registra un aumento del 14% del tasso di deforestazione. In Brasile, l’equilibrio climatico è fondamentale soprattutto per settori come l’agricoltura, che ha un ruolo importante nell’economia. Quindi fare di più per il clima è una questione di logica strategica per il paese. Sfortunatamente, il prossimo governo non sembra essere forte in questo campo».