Clima, la Cina boccia Trump: «Le nostre politiche climatiche non cambieranno»

Il presidente cinese Xi pianta alberi a Pechino e invita a «comprendere e proteggere la natura»

[30 marzo 2017]

Dopo che il presidente Usa ha rottamato con i suoi ordini esecutivi le politiche climatiche di Barack Obama,  ponendo di fatto gli Stati Uniti fuori dall’Accordo di Parigi, si attendevano le mosse dell’altro gigante dell’economia mondiale, la Cina, per capire se Pechino avrebbe mantenuto il punto sulle sue posizioni climatiche (concordate con Obama) di fronte alla “diserzione” statunitense.

Il portavoce del ministero degli esteri della Cina, Lu Kang, ha risposto indirettamente a Trump,  confermando gli impegni presi da Pechino alla Cop 21 Unfccc di Parigi e alla Cop 22 di Marrakech e ha detto che «Il cambiamento climatico è una sfida comune per tutti e l’accordo di Parigi è stato un punto di riferimento che è nato dal duro lavoro della comunità internazionale, compresi Cina e Stati Uniti».

Il governo comunista cinese ha quindi confermato che la Cina è pronta a proseguire lungo la strada tracciata a Parigi nel 2015, l’unica che può consentire di combattere contro il cambiamento climatico, che Trump aveva definito una bufala inventata dai cinesi per danneggiare la competitività dell’industria americana.

«Sosteniamo ancora che tutte le parti dovrebbero muoversi per tempo, cogliere le opportunità, mantenere le loro promesse e prendere seriamente misure proattive per favorire congiuntamente l’applicazione di questo accordo», ha detto Lu  durante una conferenza stampa, per poi aggiungere con un chiaro riferimento a Trump:  «Non importa quali siano i cambiamenti delle politiche degli altri Paesi sui cambiamenti climatici come grande e responsabile Paese in via di sviluppo, la determinazione, le finalità e le azioni politiche della Cina in materia di cambiamenti climatici non cambieranno».

La Cina conferma «Al 100%» gli impegni presi a Parigi e Lu sottolinea: «Siamo disposti a lavorare con la comunità internazionale per rafforzare il dialogo e la cooperazione, per unire le mani per promuovere il processo di lotta ai cambiamenti climatici per promuovere congiuntamente, uno sviluppo sostenibile verde e  low-carbon  per il mondo intero, per creare un futuro ancora migliore per la prossima generazione».

Poche ore dopo il ritiro isolazionista di Trump, la Cina sembra voler davvero prendere la testa della lotta al riscaldamento globale e dell’innovazione tecnologica necessaria a centrare l’obiettivo di limitare l’aumento delle temperature globali sotto i 2 gradi centigradi e una forte alleanza su questi temi con l’Unione europea potrebbe creare molte diffcoltà a Trump e al suo governo di negazionisti climatici, proprio a cominciare da dove fa più male alla neodestra iperconservatrice: il lavoro, la competitività e l’egemonia globale alla quale il Trump isolazionista e militarista del “Make America Great Again” non vuole comunque rinunciare.

Intanto, mentre Trump firmava ordini esecutivi antiambientalisti, il presidente cinese Xi Jinping partecipava alla piantumazione di alberi in un quartiere orientale di  Pechino, da dove ha rivolto un appello «Ai cittadini, particolarmente ai giovani, a comprendere e proteggere la natura».

Insieme a Xi c’erano anche altri alti dirigenti del Comitato centrale del Partito comunista cinese, tutti con la zappa in mano per mettere a dimora le piantine del nuovo corso verde dell’inquinatissima Cina, che ha deciso di non seguire Trump nella sua deriva politica  negazionista.