Clima: l’Australia se ne frega del rapporto Ipcc e punta sul carbone

Il governo conservatore australiano conferma il suo negazionismo climatico e l’alleanza con Trump

[10 ottobre 2018]

LoSpecial Report on Global Warming of 1.5°C dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) appena approvato nel summit di Incheon, tenutosi in Corea del sud, sottolinea che  per limitare il riscaldamento globale entro 1,5° C  è essenziale l’eliminazione graduale  (ma rapida) dell’utilizzo del carbone per produrre energia, ma il vicepremier Michael McCormack, della destra sovranista del National Party –  che con i suoi voti tiene in piedi la fragile maggioranza guidata dal Partito Liberale –  ha detto subito che l’Australia deve «assolutamente» continuare a utilizzare e sfruttare il suo carbone.

L’Australia è uno dei più grandi esportatori di carbone del mondo, ma la Cina ne rimane il più grande consumatore di carbone del mondo. E anche da lì non vengono buone notizie: nonostante le assicurazioni date da Pechino, le immagini satellitari dimostrano che in Cina sono ripresi i lavori per realizzare centinaia di centrali elettriche a carbone. Secondo l’indagine di  CoalSwarm, in Cina si starebbero costruendo centrali a carbone per altri 259 gigawatt, cioè la stessa elettricità prodotta da tutte le centrali a carbone statunitensi, e i tentativi del governo comunista di chiudere molti impianti obsoleti sarebbero falliti. Ma alcuni ricercatori ritengono che la costruzione di queste centrali bbia più a che fare con il potenziamento dell’economia locale in Cina che con l’aumento delle emissioni. Glen Peters, del Centre for International Climate Research  di Oslo, ha detto a BBC News che «In Cina le centrali elettriche a carbone funzionano solo per metà del tempo e si potrebbe obiettare che la nuova capacità non è necessaria. Le nuove costruzioni di centrali elettriche a carbone sono probabilmente basate sul mantenimento dell’economia, in particolare dal punto di vista dei governi provinciali, piuttosto che essere necessarie per la produzione futura di elettricità».

Tornando a McCormack, il vicepremier australiano, ha detto a The Guardian che il suo governo non cambierà politica «solo perché qualcuno potrebbe suggerire che una specie di rapporto è la strada che dobbiamo seguire ed è tutto ciò che dovremmo fare». Liquidato così il rapporto Ipcc, frutto del lavoro di centinaia di scienziati  – compresi quelli australiani indicati dal suo governo – il leader della destra nazionalista  ha aggiunto che «Il carbone ha fornito il 60% dell’elettricità in Australia, 50.000 posti di lavoro ed è stata la principale esportazione del paese».

La ministro australiana dell’ambiente, la liberale Melissa Price, ha detto alla radio ABC che l’Ipcc in realtà avrebbe fatto un’inversione di rotta, chiedendo la fine del carbone entro il 2050 e sottolineando la necessitò di nuove tecnologie come mezzo per risparmiare il carburante inquinante.

In realtà il nuovo rapporto Ipcc  avverte che  per limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5° C ed evitare così  una estinzione catastrofica di specie e la distruzione climatica, saranno  necessari «cambiamenti senza precedenti» e che per questo la produzione di energia da carbone dovrebbe terminare del tutto entro il 20500, che è l’esatto contrario di continuare a estrarre carbone come fa l’Australia (e gli Usa) o costruire centrali come fa la Cina.

La lobby del carbone sta spingendo per l’adozione della Carbon capture and storage (Ccs), una tecnologia sperimentale, costosissima e controversa che permetterebbe di stoccare la CO2 prodotta dalla combustione di combustibili fossli sottoterra o sotto il mare. Il rapporto Ipcc è d’accordo sulla necessità di diffondere tecnologie come la Ccs ed altre che catturano la CO2 dall’atmosfera, ma numerosi scienziati ed esperti fanno notare che i progressi tecnologici in questo settore sono troppo lenti per consentire il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni. Inoltre, le energia rinnovabile stanno diventando più economiche rispetto al carbone, un trend che – come dimostrano anche il fallimento delle politiche pro-carbone di Trump – e probabilmente continuerà.

Ma sia gli australiani che l’Amministrazione Usa fanno notare che la Cina produrrebbe circa 993 gigawatt di energia elettrica con il carbone e i nuovi impianti approvati aumenterebbero questa capacità del 25%. E’ anche vero che, a differenza di Canberra e Washington, il governo centrale di Pechino ha cercato di frenare questo boom emettendo più di 100 ordini di chiusura di centrali elettriche. Ma il rapporto di CoalSwarm e le  immagini satellitari suggeriscono che questi sforzi non sono stati del tutto efficaci. La Cina rimane il più grande emettitore di gas serra del mondo, seguito dagli Usa, mentre l’Australia è il 13esimo, ma gli australiani hanno forse il maggior indice di emissioni procapite.

Gli Australian Greens – all’opposizione insieme al Partito Laburista –  dicono che Il Rapporto speciale dell’Ipcc «Delinea una catastrofe climatica di dimensioni e impatto senza precedenti sulla nostra comunità e sulla natura se il riscaldamento globale aumenterà di oltre 1,5 gradi» e fanno notare che secondo gli scienziati «E’ improbabile che tutte le barriere coralline sopravvivano a un riscaldamento globale di 2 gradi, compresa la Grande barriera corallina; a 1,5 gradi l’innalzamento del livello del mare sarebbe di circa 10 cm in meno; A 2 gradi aumenta il rischio di cambiamenti di lunga durata o irreversibili, compresa la perdita di più specie ed ecosistemi. In termini di combustibili fossili, il rapporto rileva che, se si vuole rispettare il limite di 1,5 gradi, l’uso di carbone per produrre elettricità deve essere eliminato entro il 2050».

Jeremy Buckingham, responsabile green energy e risorse dei Verdi australiani  ha sottolineato che «Il rapporto speciale dell’Ipcc è una chiamata alle armi: il prossimo decennio è fondamentale nella lotta per proteggere le persone che amiamo e il nostro pianeta dai cambiamenti climatici pericolosi. Ecco perché la politica dei Verdi è quella di eliminare gradualmente l’estrazione di carbone nel Nuovo Galles del Sud (NSW) nei prossimi 10 anni. La scienza di questo rapporto chiarisce che non possiamo continuare a bruciare carbone e proteggere il clima. Il fallimento da parte del governo federale di avere un politica climatica o una politica energetica credibili».

Per Buckingham, «I prossimi anni faranno definitivamente la storia. Questo governo e il prossimo possono smetterla di giocherellare mentre il clima si scalda oltre il nostro controllo, oppure possono trasformare la nostra comunità, l’economia e il mondo naturale eliminando il carbone e alimentando il nostro mondo con il 100% di energia rinnovabile. Questa trasformazione porterà grandi opportunità per nuovi posti di lavoro e tecnologie innovative: l’Australia può passare dall’essere una miniera ad aprire la strada all’innovazione rinnovabile, esportando la nostra scienza, il nostro know-how e il combustibile solare pulito nel mondo. Il compito di eliminare progressivamente i combustibili fossili è ora urgentemente critico: se il mondo avesse agito dopo l’Earth Summit di Rio del 1992, il compito sarebbe stato più facile, ma Labour e Liberali, prendendo milioni di dollari dai donatori dei combustibili fossili, l’hanno stroncato».

Nel marzo 2019 in Australia si vota per il nuovo Parlamento federale e i Verdi promettono che  faranno della politica climatica ed energetica il tema centrale della loro campagna e Buckingham conclude: «I Verdi sono l’unico partito a occuparsi seriamente dell’emergenza climatica in Australia: quando gli altri partiti  prenderanno provvedimenti per i forti  livelli di riduzione delle emissioni di carbonio o ammetteranno e che non c’è futuro per il carbone o la gassificazione del carbone?»