Clima, Leonardo Boff: «Prepariamoci alle amare lezioni che la Madre Terra ci darà»

[4 dicembre 2013]

Ci sono i negazionisti della Shoah (l’eliminazione di milioni di ebrei nei campi di sterminio nazisti) e i negazionisti del cambiamento del clima sulla Terra. I primi ricevono il disprezzo di tutta l’umanità. I secondi, che fino a poco fa sorridevano cinicamente, ora vedono quotidianamente le loro convinzioni confutate dai fatti innegabili.

In tempi recenti abbiamo conosciuto eventi estremi di maggiore gravità: Katrina e Sandy negli Stati Uniti, tifoni terribili in Pakistan e Bangladesh, lo tsunami nel Sudest asiatico e il tifone in Giappone che ha danneggiato pericolosamente le centrali nucleari in Fukushina e ultimamente il devastante tifone Haiyan nelle Filippine con migliaia di vittime.

E’ oggi noto che la temperatura del Pacifico tropicale, dove sono nati i principali tifoni, di solito restava al di sotto di 19,2 ° C. Le acque del mare sono andate scaldandosi al punto che nel 1976 erano intorno ai 25° C e dal 1997/1998 hanno raggiunto i 30 ° C. Questo fatto produce una grande evaporazione di acqua. Gli Eventi estremi si verificano a partire dai 26 ° C. Con il riscaldamento, i tifoni avvengono con sempre maggiore frequenza e maggiore velocità. Nel 1951 erano di 240 chilometri all’ora, nel 1960-1980 sono saliti a 275 chilometri all’ora, nel 2006 hanno raggiunto 306 chilometri all’ora e nel 2013 i terrificanti 380 chilometri all’ora.

Negli ultimi mesi quattro relazioni ufficiali di organismi legati alle Nazioni Unite hanno lanciato veementi allarmi circa le gravi conseguenze del crescente riscaldamento globale. Con il 90% di certezza è dimostrato che è causato dall’attività irresponsabile degli esseri umani e dei paesi industrializzati.

Nel mese di settembre lo ha confermato l’IPPC, che raggruppa un migliaio di scienziati; lo stesso ha fatto il Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP), quindi il rapporto internazionale sullo stato degli Oceani denunciando l’aumento di acidità che fa assorbire meno C02 e, infine, il 13 novembre a Ginevra l’Organizzazione meteorologica mondiale.

Tutti sono unanimi nel dire che non stiamo andando incontro al riscaldamento globale: ci siamo già dentro. Se all’inizio della rivoluzione industriale la CO2 era di 280 ppm (parte per milione) nel 1990 era pari a 350 ppm e oggi ha raggiunto 450 ppm .

E’ stato riferito che in alcune parti del pianeta quest’anno si è già infranta la barriera dei 2 ° C, che può causare danni irreversibili agli esseri viventi. Poche settimane fa, la Segretaria esecutiva della Convenzione sul Clima delle Nazioni Unite, Christina Figueres, durante una conferenza stampa, è scoppiata in un pianto incontrollabile nel denunciare che i paesi non fanno quasi nulla per l’adattamento e la mitigazione del riscaldamento globale. Yeb Sano delle Filippine durante la 19ª Convenzione sul Clima a Varsavia, che ha avuto luogo tra il 11-22 novembre, ha pianto davanti ai rappresentanti di 190 paesi, raccontando l’orrore del tifone che ha decimato il suo paese, colpendo anche la sua famiglia.

La maggior parte dei presenti non è riuscita a trattenere le lacrime. Ma per molti erano lacrime di coccodrillo. I Rappresentanti avevano già in tasca le istruzioni precedentemente adottate dai loro governi e i grandi paesi in molti modi hanno creato difficoltà per qualsiasi consenso. C’erano anche i detentori del potere nel mondo, proprietari di miniere di carbone, molti azionisti delle multinazionali del petrolio o della siderurgia alimentata con il carbone, di aziende di automobili e altri.

Tutti volevano che tutto continuasse come ora. E ‘il peggio che può accadere , perché il percorso verso l’abisso diventa più diretto e fatale. Perché questa opposizione irrazionale?

Andiamo direttamente alla questione centrale: questo caos ecologico è il tributo al nostro modo di produzione che devasta la natura e alimenta la cultura del consumismo illimitato.

O cambiamo il nostro paradigma di relazione con la Terra e con i beni e i servizi naturali o noi andremo irrimediabilmente incontro al peggio. Il paradigma attuale si regge su questa logica: quanto posso guadagnare con il minor investimento possibile, nel più breve periodo di tempo, con l’innovazione tecnologica e una maggiore potere competitivo?

La produzione è destinata al puro e semplice consumo che generi accumulazione, questo, l’obiettivo principale. La devastazione della natura e l’impoverimento degli ecosistemi sono semplici esternalità (non rientrano nella contabilità aziendale).

Poiché l’economia neoliberale si regge strettamente sulla concorrenza piuttosto che sulla cooperazione, si determina una guerra dei mercati, di tutti contro tutti. Chi paga il conto sono gli esseri umani (l’ingiustizia sociale) e la natura (l’ingiustizia ecologica).

Ma ora sta succedendo che la Terra non può più sopportare questo tipo di guerra totale contro di essa. Ha bisogno di un anno e mezzo per riparare quello che gli strappiamo in un anno. Il riscaldamento globale è la febbre che denuncia il suo essere malata e gravemente malata. O cominciamo a sentirci parte della natura e quindi la rispettiamo come noi stessi, o passiamo dal paradigma della conquista e del dominio a quello della cura e della convivenza e produciamo rispettando i ritmi della natura e dentro i limiti di ogni ecosistema oppure prepariamoci alle amare lezioni che la Madre Terra ci darà. E non è esclusa la possibilità che lei non ci vorrà più sulla sua faccia e si libererà di noi come noi ci liberiamo di una cellula tumorale.

Lei continuerà, coperta di cadaveri, ma senza di noi. Che Dio non permetta un simile tragico destino.

Leonardo Boff* 2013-11-25 (traduzione per greenreport.it di Antonio Lupo)

*Leonardo Boff é Teologo-Filosofo e autore de Proteggere la Terra e prendersi cura della Vita: come evitare la fine del mondo, Record, Rio de Janeiro 2011