La COP20 ha fallito, ma la Cumbre de los pueblos è stata un successo

L’altra faccia dei negoziati sul clima: a Lima qualcosa ha funzionato

Ambientalisti, sindacati e indigeni definiscono una prima agenda di mobilitazione globale

[15 dicembre 2014]

Si è conclusa la 20° COP a Lima ed è l’ennesima occasione mancata. Nessun risultato tangibile in termini di riduzione emissioni e adattamento, di fondo verde per il clima e finanza per i danni e le perdite, né per il trasferimento di tecnologie. L’ultimo giorno della conferenza, il popolo presente ha denunciato con un’azione collettiva l’inadeguatezza dei governi nell’individuare risposte, azioni e finanziamenti concreti e immediati per garantire la giustizia climatica.

Tutti sdraiati a terra per rappresentare i morti causati dai cambiamenti climatici. Dalla Tanzania, dalle Filippine, dal Perù e dalla Repubblica Domenicana, le storie delle vittime: vittime dei tifoni, della siccità e delle carestie, vittime della repressione, protestano in difesa della vita e dell’ambiente. Bilancio invece estremamente positivo della Cumbre de los pueblos, l’altra faccia dei negoziati sul clima, che si è conclusa giovedì scorso.

Nel pomeriggio dell’ultimo giorno un’affollata assemblea di convergenza ha valutato l’esito dei negoziati di Lima e iniziato la discussione sul processo di mobilitazione per tutto l’anno, in tutti i paesi del mondo, per traguardare Parigi a dicembre 2015. L’obiettivo è quello di rafforzare il movimento globale per la giustizia climatica e lavorare a una proposta collettiva di lotta e di richieste a livello nazionale e globale. Lo slogan centrale è: cambiamo il sistema, non il clima. Da qui si parte, in una visione trasformativa per la giustizia sociale e ambientale, contro la privatizzazione della vita e per la difesa dei beni comuni. Il movimento è formato dal movimento sindacale, movimenti sociali, donne, campesinos, indigeni, associazioni ambientaliste. La compresenza di sensibilità diverse e globali ha generato un’analisi complessiva e avanzata che, lasciando in secondo piano le differenze, ha fatto sintesi delle varie esperienze e rafforzato il movimento.

Cambiare il sistema significa lottare contro il neoliberalismo, ma anche contro il razzismo, contro il colonialismo, contro il patriarcato, contro la dominazione del mercato del carbone e dei fossili. Contro il capitalismo che avanza il movimento per la giustizia climatica propone una lotta comune contro la finanziarizzazione della natura e contro i meccanismo di mercato per la vendita del carbonio. Il movimento lotta per la sovranità alimentare, priorità assoluta, per garantire il diritto dei popoli all’alimentazione ma anche a decidere cosa produrre, come produrre e come distribuire il cibo, in contrasto al crescente potere delle multinazionali nel sistema di sfruttamento della terra, di produzione e distribuzione alimentare.

Nel cambio di sistema di produzione e di consumo è indispensabile garantire la piena occupazione, la giusta transizione, il lavoro dignitoso e l’accesso universale al sistema di protezione sociale. Giustizia climatica è lotta contro l’estrattivismo, contro la criminalizzazione della lotta e a difesa del diritto alla protesta. A Lima è stata definita una prima agenda di mobilitazione globale: si parte a fine maggio, probabilmente a Bruxelles con una manifestazione contro il carbone e le fonti fossili di energia, poi una settimana di azione e proposte economiche alternative per settembre a Parigi, e poi nella capitale francese, durante la COP, la Cumbre e due eventi di mobilitazione all’inizio e alla fine dei negoziati.

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