La cronaca dell’incontro la CGTP, il sindacato peruviano

Clima: nel Perù che ospita la COP20 aria irrespirabile, miniere inquinanti e attivisti uccisi

[10 dicembre 2014]

In Perù non c’è nessuna regolamentazione sulle emissioni delle auto, l’aria per le strade è irrespirabile e cosa si accumula nei nostri polmoni si può immaginare guardando la patina nera che ricopre tutti gli edifici. Il modello di crescita del Perù è storicamente basato sull’estrazione mineraria, prevalentemente gestita da imprese multinazionali che operano in modo legale, ma anche illegale.

L’estrazione mineraria ha avvelenato il patrimonio naturale del paese, le acque e la salute del popolo peruviano. Il governo ha recentemente ridotto i controlli per la verifica degli impatti ambientali e sulla salute dell’inquinamento. Le legittime proteste ambientaliste della popolazione vengono criminalizzate, e si riducono i diritti civili per consentire alle multinazionali di agire indisturbate. Nella regione di Cajamarca,  nel nord del paese, dove la popolazione si oppone fermamente alla realizzazione della miniera d’oro di Conga, consapevole delle conseguente contaminazione delle acque, nell’azione popolare di contrasto alla miniera sono stati uccisi 27 attivisti. A Cusco, nella provincia di Andean, dopo la dichiarazione dello stato di emergenza da parte del governo nel 2012 per le proteste anti miniera, sono stati accordati poteri speciali di repressione alla polizia, compreso quello di sparare senza conseguenze penali. A Saweto, a settembre, sono stati uccisi quattro attivisti indigeni contro il taglio illegale del bosco; i corpi di due di loro non sono stati ancora ritrovati, ma la polizia non sta facendo alcuna indagine.

Il petrolio estratto in Perù ha una presenza di zolfo altissima (quasi 50 volte superiore alla media) ed è pertanto altamente contaminante. La cosa assurda è che le compagnie, dopo avere ottenuto le concessioni petrolifere pagando solo il 20% allo Stato, estraggono a costi più bassi – per la scarsissima qualità del prodotto – ma rivendono allo Stato il petrolio greggio a prezzo di mercato. Lo Stato ha un sistema di raffinazione obsoleto, solo nel 2019 sarà pronta la nuova raffineria pulita, per cui la benzina che si usa in Perù è estremamente inquinante. Il governo ha dato in concessione alle imprese petrolifere il 62% della selva. I prodotti esportati dal Perù viaggiano in container che non vengono controllati dalla polizia, favorendo così i commerci dei narcotrafficanti.

Mentre le multinazionali fanno scempio del Paese, senza alcun beneficio per la popolazione locale, violando i diritti delle comunità indigene e avvelenando l’ambiente, il governo sta privatizzando il Banco della Nazione, la Banca pubblica, che finora in solitudine ha garantito accesso al credito ai settori marginali e più disagiati del paese.

Anche dal racconto dei compagni peruviani è evidente come il capitalismo stia sempre più appropriandosi delle risorse naturali e dei beni comuni, acqua, energia, ambiente. Questo sistema economico è incompatibile con il benessere dei popoli, della terra e delle future generazioni. Per questo oggi alla marcia per la madre terra che si terrà a Lima diremo che dobbiamo cambiare il sistema e non il clima, in una maestosa mobilitazione in difesa dei diritti dei popoli, del diritto della nostra vita sulla terra, per chiedere risposte concrete – che non stanno arrivando dai negoziati di Lima – per un accordo ambizioso per contrastare i cambiamenti climatici, che minacciano la sopravvivenza della vita sulla terra come oggi la conosciamo.