Ma interventi efficaci possono permettere di far fronte al forte global warming

Clima, nuovo rapporto Ipcc: «Rischi che potrebbero far cambiare le società umane»

[31 marzo 2014]

Il secondo volume del Quinto Rapporto di Valutazione sui Cambiamenti Climatici presentato oggi a Yokohama, in Giappone, dalla Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change) affronta i delicatissimi temi degli impatti, dell’adattamento e delle vulnerabilità ai cambiamenti climatici. Al Centro euromediterraneo sui cambiamenti climatici spiegano che Il Working Group II dell’Ipcc ha quindi presentato un’analisi su «Come i nostri sistemi ambientali, economici e sociali, sono colpiti dai cambiamenti climatici e lo saranno in futuro, quanto sono esposti a questi impatti, in che misura saranno in grado di reagire e quali sono le migliori strategie da mettere in campo, nelle diverse aree geografiche del pianeta, per essere pronti a fronteggiare gli effetti dei cambiamenti climatici».

Secondo il rapporto del Working Group II dell’Ipcc, al quale hanno partecipato 309 autori/coordinatori, autori principali e revisori di 70 paesi che hanno ricevuto il  contributo di 436 ricercatori e di 1.729 revisori esperti e governativi, «Gli effetti dei cambiamenti climatici si fanno già sentire su tutti i continenti  e negli oceani. Spesso il mondo è mal preparato ai rischi legati ai cambiamenti climatici».  Gli scienziati dell’Ipcc dicono però che «Esistono delle possibilità di reagire a questi rischi, anche se potrebbero essere difficili da gestire nel caso di un forte riscaldamento».

Il rapporto, intitolato Climate Change 2014: Impacts, Adaptation, and Vulnerability, presenta in dettaglio gli impatti odierni del cambiamento climatico, i rischi futuri dovuti all’evoluzione del clima e le possibilità di interventi efficaci per ridurre questi rischi e conclude che «Per reagire di fronte ai cambiamenti climatici, bisogna fare delle scelte rispetto ai rischi che si corrono in un mondo in evoluzione. La natura dei rischi legati ai cambiamenti climatici è sempre più chiara, benché l’evoluzione del clima possa continuare a produrre delle sorprese».  Nel riassunto di 49 pagine che si rivolge ai leader politici mondiali la parola che ricorre di più è “rischio”. In media circa 5 volte e mezzo per pagina. Il problema è che i cambiamenti stanno verificandosi sempre più rapidamente e costruiscono quel “rischio”.

Uno degli autori dello studuio, Saleemul Huq, direttore dell’International Centre for Climate Change and Development della Independent University del Bangladesh, è molto preoccupato: «Le cose sono peggio di quanto avevamo previsto nel 2007, quando il gruppo di scienziati aveva presentato l’ultimo rapporto di questo tipo. Vedremo sempre più impatti, più velocemente e  prima di quanto avevamo previsto».

Infatti il Working Group Ipcc ha dovuto innalzare il livello di rischio: nel 2007 nel grafico di sintesi era “alto” e di colore rosso acceso, ora il livello è “molto alto” ed è diventato di un viola intenso. E  Maarten van Aalst, un alto esponente della Croce Rossa internazionale, ha commentato che «Si potrebbe anche chiamarlo livello di rischio “orribile”. L’orribile è qualcosa di molto probabile, e non saremo in grado di fare nulla».

Il rapporto prevede che il massimo livello di rischio sarebbe prima colpito le piante e gli animali, sia a terra e negli oceani acidificanti. Il cambiamento climatico aggraverà i problemi che le società già hanno, come la povertà, le malattie, la violenza e l’immigrazione ed i rifugiati. Inoltre agirà come un freno sui vantaggi della modernizzazione tecnologica delle società, come una crescita economica regolare e la produzione più efficiente di prodotti agricoli.

Il rapporto parla di popolazioni, industrie  e degli ecosistemi vulnerabili del pianeta e sottolinea che «I rischi  sono dovuti alla vulnerabilità (mancanza di preparazione) ed all’esposizione (popolazioni e beni minacciati), associate a dei pericoli (comparsa di fenomeni climatici o tendenze). Ognuno fdi questi tre elementi può dar luogo a delle azioni intelligenti per ridurre i rischi.

Vicente Barros, copresidente del Working Group II ha ricordato alla presentazione a Yokohama: «Viviamo in un’epoca segnata da cambiamenti climatici di origine antropica. In numerosi casi non siamo preparati ai rischi climatologici ai quali facciamo già fronte. Investire in una migliore preparazione può anche essere poagante tanto adesso che in futuro»

L’altro presidente del Working Group II, Chris Field, ha sottolineato che «Un adattamento mirante a ridurre i rischi dovuti ai cambiamenti climatici comincia a prodursi, ma è basato maggiormente su una reazione ad avvenimenti passati che su una preparazione ad un avvenire in evoluzione. L’adattamento all’evoluzione del clima non è programma esotico del quale non abbiamo esperienza. Governi, imprese e collettività di tutto il mondo acquisiscono esperienza nell’adattamento. Questa esperienza è un punto di partenza in vista di misure di adattamento più audaci e più ambiziose che assumeranno più importanza nella misura in v cui il clima e la società continueranno ad evolvere».

I rischi dovuti al cambiamento climatico dipendono in grandissima parte dalla vastità del global warming: un riscaldamento crescente aumenta la probabilità di impatti gravi e generalizzati che potrebbero essere sia non contenibili che irreversibili. Field aggiunge: «Visto il riscaldamento considerevole e l’aumento continuo delle emissioni di gas serra, I rischi diventeranno difficili da gestire a ed anche degli investimenti importanti e sostenuti nell’adattamento avranno i loro limiti».

I cambiamenti climatici stanno già colpendo l’agricoltura, la salute, gli ecosistemi terrestri e marini, l’approvvigionamento idrico  ed i mezzi di sussistenza di diverse popolazioni. Quello che colpisce negli impatti rilevati dall’Ipcc  è che questi cambiamenti si producono dai Poli ai Tropici dalle piccole isole ai grandi continenti e sia nei Paesi ricchi che in quelli poverissimi.

Field ha evidenziato che «Il rapporto conclude che le popolazioni, le società e gli ecosistemi di tutto il mondo sono vulnerabili, ma che il loro grado di vulnerabilità differisce a seconda dei luoghi. Spesso i cambiamenti climatici interagiscono con altre fonti  di stress nell’accrescere i rischi».

Per Barros «L’adattamento può contribuire moltissimo a ridurre questi rischi. Se l’adattamento è così importante, è soprattutto dovuto al fatto che il mondo fa fronte ad un insieme di rischi dovuti all’evoluzione del clima già integrati nei sistemi climatici a causa delle emissioni passate e dell’infrastruttura attuale»  e Field ha aggiunto: «Se si comprende che i cambiamenti climatici pongono un problema di gestione dei rischi, si dispone di una vasta gamma di possibilità di integrazione dell’adattamento con lo sviluppo economico e sociale e con le iniziative miranti a limitare il riscaldamento in futuro. E’ certo che noi siamo di fronte a dei problemi, ma se li comprendiamo e li affrontiamo in maniera creativa, si può fare dell’adattamento all’evoluzione del clima un mezzo importante per creare un mondo più dinamico a breve e lungo termine».

Il presidente dell’Ipcc, Rajendra Pachauri, ha detto che «Il rapporto del Working Group è un altro mezzo importante per far progredire la nostra comprensione sulla maniera per ridurre e gestire i rischi legati ai  cambiamenti climatici: Con il rapporto del Working Group I e quello del Working Group III, presenta una carta concettuale delle caratteristiche essenziali del problema del clima e delle soluzioni da intraprendere per risolverlo». Poi Pachauri ha detto all’Associated Press: «E’ un invito ad agire. Senza riduzioni delle emissioni, l’impatto di riscaldamento potrebbe andare fuori controllo».

Il rapporto del Working Group I dell’Ipcc è stato presentato nel settembre 20123, quello del Working Group II uscirà ad aprile e l’intera pubblicazione del Quinto Rapporto di Valutazione sui concluderà il prossimo ottobre con il Rapporto di sintesi.

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