Clima, per gli italiani le imprese non si impegnano abbastanza

Il 79% si preoccupa dell'impatto climatico di prodotti e servizi, ma solo il 12% si sente sostenuto dalle imprese

[10 Aprile 2019]

Oggi la Banca europea per gli investimenti (BEI), in collaborazione con YouGov ha pubblicato il quinto pacchetto di risultati della sua indagine sul clima, un sondaggio che analizza come i cittadini percepiscono i cambiamenti climatici nell’Unione europea, negli Stati Uniti e in Cina. Questa serie di risultati rivela le aspettative dei cittadini nei confronti delle aziende e delle società in termini di lotta ai cambiamenti climatici.

La Bei sottolinea che «Dall’indagine emerge come una vasta maggioranza degli Italiani (64%) non si senta sostenuta dalle imprese per quanto riguarda l’impegno a favore del clima. Si tratta di una percentuale al di sopra della media dei cittadini europei più in generale che esprimono lo stesso scetticismo: sono infatti il 54% gli Europei secondo cui le imprese non contribuiscono all’impegno dei singoli nella lotta ai cambiamenti climatici».

Oer quanto riguarda le possibili soluzioni per incentivare le imprese a ridurre le loro emissioni di gas serra, «un’ampia fetta di Italiani (48%) dichiara di privilegiare le misure di regolamentazione a livello nazionale, anche se la percentuale è leggermente inferiore alla media europea (52%). In particolare, il 27% degli Italiani ritiene che le misure più efficaci siano rappresentate da regolamenti e sanzioni, mentre il 21% confida nel fatto che incentivi fiscali sotto forma di sovvenzioni e sgravi possano promuovere modelli aziendali più ecologici» seguono: promozione degli investimenti in aziende e tecnologie rispettose del clima (20%); promozione della ricerca di base per capire meglio i cambiamenti climatici e sviluppare tecnologie rispettose del clima (12%); promozione di servizi pubblici e aziende statali rispettosi del clima (&%); promozione della condivisione di tecnologie rispettose del clima con altre aziende, anche concorrenti (6%); cncorrenza nei liberi mercati, perché la concorrenza stimolerà automaticamente le imprese a ridurre le emissioni di gas serra (5%).

Inoltre, l’indagine rivela «l’esistenza di un legame molto stretto tra comportamento dei consumatori italiani e lotta ai cambiamenti climatici: sono infatti il 79%, quindi molto più della media europea pari al 67%, gli Italiani che al momento dell’acquisto tengono conto anche del potenziale impatto di un prodotto o servizio sul clima». Dai risultati emerge anche un divario generazionale per quanto riguarda l’approccio all’acquisto: per il 32% gli Italiani over 55 l’impatto climatico di un prodotto o servizio è  molto importante, contro il 28% della fascia d’età 35-55 (quindi con uno scarto di 4 punti percentuali) e il 21% di quella di età compresa tra i 18 e i 34 anni (la differenza è di 11 punti.). Dati che fanno a pugni con l’impegno per una società sostenibile mostrato dalle nuove generazioni d nelle recenti manifestazioni per il clima e con i comportamenti reali delle generazioni più anziane che hanno permesso, anche con le loro scelte iperconsumiste, che si innescasse il disastro climatico/ambientale.

Comunque, Bei E YoGov dicono che «Alla luce di queste premesse appare chiaro come dai risultati dell’indagine emerga un potenziale sfasamento tra l’offerta delle imprese e la volontà dei cittadini di assumere atteggiamenti rispettosi del clima al momento dell’acquisto di un prodotto o servizio. Un esempio paradigmatico in questo senso è quello relativo al mercato dell’energia; infatti, per quanto riguarda i tre principali ostacoli che si frappongono a un maggiore utilizzo di energia pulita, i cittadini italiani hanno risposto come segue: non sempre è possibile (44%), è troppo costoso (16%) e non so (24%). Quest’ultimo dato potrebbe essere sintomo di una mancanza di informazione e sensibilizzazione in merito alla disponibilità di fonti di energia più sostenibili».

Rispetto ad americani e cinesi i consumatori europei sono primi per quanto riguarda i comportamenti sensibili alle problematiche del clima: «Contro il 67% dell’Europa, sia negli Stati Uniti che in Cina la percentuale di cittadini che definiscono i cambiamenti climatici un fattore “abbastanza importante” o “molto importante” ai fini delle decisioni di acquisto di prodotti o servizi è pari al 57%. Le tre regioni presentano differenze anche per quanto riguarda la percezione dei cittadini del sostegno offerto dalle imprese in termini di azioni a favore del clima: se in Europa il 54% non si sente sostenuto dal settore, in America e in Cina le corrispondenti percentuali scendono rispettivamente al 45% e al 12%».

Emma Navarro , vicepresidente BEI responsabile per i finanziamenti a favore del clima e dell’ambiente, conclude: «Per la lotta ai cambiamenti climatici è necessaria la partecipazione di tutti e in questo senso le imprese svolgono un ruolo fondamentale. I risultati dell’indagine mostrano che i cittadini si aspettano un maggior impegno nella lotta ai cambiamenti climatici da parte delle imprese. A questo proposito va chiarito che l’azione per il clima rappresenta un buon affare e può generare benefici tangibili in termini di crescita economica e creazione di posti di lavoro. Occorre pertanto una combinazione di fattori quali incentivi, interventi normativi e investimenti per dare vita all’economia a basse emissioni di carbonio del futuro. Noi della BEI siamo pronti ad andare addirittura oltre; infatti, nel 2018 la BEI ha messo a disposizione 7,3 miliardi di euro per progetti in Italia, dei quali quasi 1,7 miliardi di euro a sostegno dell’azione per il clima. Per quanto riguarda i progetti in questo campo, sono state in gran parte le imprese del settore privato a beneficiare dei finanziamenti, con un totale di 446 milioni di euro».