La Migliore è la Danimarca, ultima l’Arabia Saudita

Clima, Rapporto Germanwatch: l’Italia davanti alla Germania

Legambiente: «Passi in avanti, ma necessaria un’ambiziosa politica climatica»

[18 novembre 2013]

Germanwatch ha presentato alla Cop 19 Unfccc in corso a Varsavia il suo Climate Change Performance Index 2014, realizzato in collaborazione con il Climate Action Network (Can) e Legambiente per l’Italia. Anche quest’anno nella classifica che riguarda 58 Paesi non sono state assegnate le prime 3 posizioni della classifica perché «Fino ad ora ha messo in campo politiche in grado di contribuire seriamente vincere la sfida climatica. Le emissioni hanno raggiunto un nuovo picco a livello globale». Ma il rapporto evidenzia un segnale di speranza: per la prima volta si registra un rallentamento della crescita delle emissioni. La Danimarca conferma il quarto posto (75,23 punti) continuando a migliorare la sua performance sia per quanto riguarda la riduzione delle emissioni sia lo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica. Nonostante alcuni segnali contraddittori nell’azione di governo degli ultimi mesi vanno bene la Gran Bretagna (quinta – 69,66) e il Portogallo, sesto (68,38), che ha utilizzato le riduzioni dovute alla recessione economica investendo sulla green economy. Seguono Svezia (68,1), Svizzera (66,17), Malta (66,05), Francia (65,9).

In calo invece la Germania, che per la prima volta non si classifica tra i primi 10 Paesi ed è addirittura 19esima (61,9), dietro l’Italia (62,9) che si piazza al 18esimo posto. Secondo Germanwatch quella della Germania è una posizione «Dovuta alla retromarcia nelle sue politiche climatiche, che ha messo in discussione la sua leadership a livello europeo. Il governo tedesco ha fortemente ostacolato la riforma dell’Ets – il sistema europeo di scambio delle emissioni architrave della politica climatica comunitaria – per difendere le sue imprese energivore. E a livello nazionale il suo ambizioso programma di transizione energetica segna preoccupanti passi indietro».

Ultima è l’Arabia Saudita (25,17), preceduta da Kazakistan (37,64), Iran, 37,81, Canada (40,39), Australia (41,53) e Russia (43,64).

Segnali positivi vengono invece dalla Cina, principale emettitrice di gas serra, che risale al 46esimo posto con 52,41 punti e l’indice spiega che «La Cina, dopo un periodo di forte aumento, ha infatti rallentato la crescita delle emissioni disaccoppiando l’aumento del Pil da quello delle emissioni grazie agli ingenti investimenti nelle rinnovabili e alla riduzione del ricorso al carbone per risolvere il problema del forte inquinamento atmosferico in molte sue città». Migliorano leggermente anche gli altri più grandi inquinatori del pianeta, gli Stati uniti d’America che si confermano al 43esimo posto (52,93) «Con una riduzione delle emissioni soprattutto nel settore energetico e nei trasporti, grazie a politiche climatiche più incisive con misure a favore delle rinnovabili e l’introduzione di nuovi standard di emissione per le centrali a carbone e le auto».

Ma come spiega Legambiente, «Il rapporto evidenzia, infine, il venir meno della leadership europea dovuto non solo alla “retromarcia tedesca”, ma anche al veto sistematico della Polonia, utilizzato come alibi dagli altri governi europei, a politiche climatiche ambiziose». E la Polonia, che ospita la Cop19 Unfccc, infatti si ferma subito o prima della Cina: 45esima con 52,69 punti.

Secondo Legambiente l’Italia ha fatto «Piccoli ma importanti passi avanti. Nella lotta ai cambiamenti climatici l’Italia migliora la sua performance passando dal 21esimo posto dello scorso anno al 18esimo di quest’anno. Un risultato importante quello ottenuto dalla Penisola che è riuscita a ridurre le emissioni grazie al prezioso contributo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, ma anche grazie alla crisi economica che ha investito il Paese. L’Italia tuttavia continua ad essere negli ultimi posti (50esima) della classifica per quanto riguarda la sua politica climatica, che rimane il tallone d’Achille su cui lavorare per un concreto e produttivo cambiamento».

Mauro Albrizio, responsabile politiche europee di Legambiente che rappresenta l’associazione alla Cop19 Unfccc a Varsavia, sottolinea che «La grande sfida che ha di fronte l’Italia – dichiara – è quella di riuscire a mettere in campo un’ambiziosa politica climatica in grado di rendere strutturali le significative riduzioni delle emissioni dovute alla recessione economica di questi ultimi anni e superare la doppia crisi economica e climatica investendo nella green economy come sta facendo il Portogallo. I prossimi giorni qui a Varsavia devono segnare un punto di svolta per l’Europa, che ancora una volta si trova a dover giocare un ruolo cruciale come quello svolto in passato per l’adozione del Protocollo di Kyoto. Senza una forte leadership europea la strada che da Varsavia porta a Parigi rischia di essere pericolosamente in salita. La politica non può più fallire. Ci stiamo avventurando verso un surriscaldamento del pianeta di oltre 4° C con scenari apocalittici. Serve un’inversione di rotta. È il grido di allarme lanciato nelle corse settimane dal nuovo rapporto dell’IPcc. Gli scienziati del panel intergovernativo dell’Onu sui cambiamenti climatici avvertono che non è più possibile continuare su questa strada. È il tempo di agire. Per Legambiente ci sono tutti gli strumenti e ancora tempo a disposizione per ridurre il surriscaldamento ben di sotto 2° C ed evitare così la catastrofe climatica. L’ultima opportunità a nostra disposizione è lavorare a un nuovo accordo sul clima – da sottoscrivere come deciso a Durban nel dicembre 2015 a Parigi – in grado di mettere in campo una forte e coerente azione climatica globale capace di invertire la rotta».