L’Italia, senza un cambio di politiche, non centrerà gli obiettivi di riduzione della C02

Clima, Rapporto Germanwatch: «Nessun Paese è riuscito a contrastare i mutamenti in corso»

Con questo trend  nessuno manterrà le emissioni globali al di sotto della soglia critica dei 2°C

[9 dicembre 2014]

Alla Conferenza del parti dell’ United Nations Framework Convention on Climate Change (Cop20 Unfccc) in corso a Lima è stato presentato l’atteso rapporto Germanwatch e di Climate Action Network  (Can) e Legambiente, che collabora alla sua stesura, lo ha tradotto in italiano e  ne sintetizza così i risultati: «Negli ultimi cinque anni vi è stato un rallentamento della crescita delle emissioni globali di CO2 e un loro disaccoppiamento rispetto alla crescita del Pil, dovuto al considerevole sviluppo delle rinnovabili in ben 51 dei Paesi presi in considerazione, in molti dei quali si è registrata una crescita percentuale annua in doppia cifra. Un dato confortante che dimostra come vi siano le condizioni economiche e tecnologiche, in grado di contrastare seriamente i mutamenti climatici in corso».

Il Germanwacht Climate Change Performance Index prende in considerazione la performance climatica di 58 Paesi che insieme rappresentano oltre il 90% delle emissioni globali. La performance di ciascun paese è misurata attraverso il Climate Change Performance Index (Ccpi) e si basa per il 60% sulle sue emissioni (30% livello delle emissioni annue e 30% il trend nel corso degli anni), per il 20% sullo sviluppo delle rinnovabili (10%) e dell’efficienza energetica (10%) e per il restante 20% sulla sua politica climatica nazionale (10%) e internazionale (10%).

Ancora una volta, come negli anni passati, il podio della classifica non è stato assegnato, «in quanto nessuno dei Paesi ha raggiunto la necessaria performance per contrastare in maniera efficace i mutamenti climatici in corso e contribuire a mantenere le emissioni globali al di sotto della soglia critica dei 2°C», ma quest’anno, per la prima volta, Danimarca e Svezia si classificano rispettivamente al quarto e quinto posto, raggiungendo una performance soddisfacente, che se confermata nei prossimi anni potrà loro consentire di aggiudicarsi almeno la medaglia d’argento e di bronzo.

Legambiente, Germanwatch e Can sottolineano che «La “top 10” della classifica – con l’eccezione del Marocco che conferma la positiva performance dello scorso anno – è occupata da paesi europei. Vi sono infatti – oltre ai due paesi scandinavi – Regno Unito, Portogallo, Cipro e Irlanda».

A sorpresa  – ma non per Germanwatch –  la Germania non ha più la leadership e  continua ad essere nelle retrovie, al 22esimo posto come nel 2013, «Caduta dovuta al rilancio del carbone che ha fatto aumentare le emissioni e compromettere il raggiungimento dell’ambizioso obiettivo di riduzione entro il 2020 del 40% delle emissioni rispetto al 1990 – dicono gli ambientalisti –   La Germania con il trend attuale si attesterebbe al 32%. Va pertanto salutato positivamente la revisione del suo piano nazionale sul clima – annunciato a Lima lo scorso 3 dicembre – che prevede misure aggiuntive, tese in particolare alla riduzione delle emissioni nel settore elettrico, al fine di centrare l’obiettivo del 40%».

Secondo Legambiente è un esempio che, anche se ha una posizione migliore in classifica,  il nostro Paese dovrebbe seguire. L’Italia infatti è al 17esimo posto «grazie alla riduzione delle emissioni dovuta in particolare alla recessione economica – dice il Cigno Verde – Ma se si considera solo la sua politica nazionale sul clima, il nostro Paese retrocede in fondo alla classifica occupando il 58esimo posto. Situazione confermata dal recente rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente (Aea) sull’attuazione del pacchetto clima-energia 2020. L’Aea evidenzia che il nostro Paese senza nuove misure aggiuntive non è in grado di rispettare l’obiettivo di riduzione delle emissioni nei settori non-ETS (come trasporti, residenziale, servizi, agricoltura) del 13% rispetto al 2005. Per rispettare questo obiettivo, nel 2020 le emissioni italiane devono attestarsi a 287.9 milioni di tonnellate (MtCO2-eq), mentre secondo le proiezioni dell’Aea il nostro Paese viaggia verso 299.4 MtCO2-eq. Con le misure aggiuntive annunciate nel 2012 e non ancora attuate, l’Italia sarebbe  invece in grado non solo di colmare il gap ma di garantire una considerevole riduzione raggiungendo 269.9 MtCO2-eq».

Un piccolo passo avanti lo fanno anche i due maggiori inquinatori del pianeta, Usa e Cina, che, grazie ai significativi investimenti degli ultimi anni nelle energie rinnovabili e nell’efficienza energetica, risalgono il fondo della classifica e raggiungono il 44esimo e il 45esimo posto. Se Pechino e washington rispetteranno  i nuovi impegni annunciati dai due Paesi a novembre, potrebbero salire ancora nella classifica di  Germanwatch che però avverte: «Si tratta comunque di primi impegni, politicamente rilevanti, ma ancora insufficienti – come quelli europei dello scorso ottobre – a garantire il giusto contributo di questi paesi a mantenere il riscaldamento globale sotto la soglia critica dei 2°C».

Mauro Albrizio, responsabile clima di Legambiente, conclude ricordando che «Nei prossimi giorni a Lima i governi dovranno mettere in campo la necessaria volontà politica per sfruttare a pieno queste condizioni, in modo da garantire che il prossimo anno a Parigi si possa raggiungere un ambizioso accordo globale sul clima ma è fondamentale che anche gli altri paesi sviluppati ed emergenti, che occupano le posizioni medio-basse della classifica mettano sul tavolo i loro impegni nazionali, in modo da dare nuovo slancio ai negoziati e spingere così anche i paesi in via di sviluppo a fare la loro parte».