Temperature record, aumento degli incendi e scioglimento del permafrost

Clima, in Siberia è già estate…

La stagione degli incendi anticipata di un mese e mezzo

[7 aprile 2014]

Il mitissimo inverno russo, che aveva messo a rischio le Olimpiadi di Sochi si sta trasformando in  Siberia in un’estate anticipata con i parchi cittadini già verdi e la gente che, come a Tomsk  si fotografa in costume da bagno lungo le rive di fiumi in avanzato disgelo che dovrebbero ancora essere sepolti sotto il giaccio del lunghissimo inverno del grande nord russo.

Gli esperti avvertono che Il caldo record in alcune parti della Siberia significherà probabilmente anche che il 2014 potrebbe essere un anno terribile per gli incendi boschivi.

In un’intervista al Siberian Times, il ministro delle risorse naturali russo, Sergei Donskoi ha detto che «La stagione degli incendi quest’anno potrebbe entrare nel libro dei record» e  davanti al  primo ministro russo,  Dmitry Medvedev , ha aggiunto che «La situazione degli incendi boschivi in Russia quest’anno è tesa. A causa della carenza di precipitazioni la stagione degli incendi boschivi è iniziata quasi un mese e mezzo prima della norma».

Fino ad ora in Siberia sono stati segnalati 17 incendi boschivi che hanno incenerito  2.000 ettari (ma il  dato reale sarebbe più vicino a 5.000 ettari) e sono già stati frantumati i record secolari di temperatura. Nella terza città più grande della Siberia, Krasnoyarsk, sono stati raggiunti i 70 gradi Fahrenheit (più di 21 gradi centigradi)   e ad Abakan, la capitale della Khakassia si è arrivati addirittura a 77° F,  temperature che in queste aree si raggiungono solo nel pieno dell’estate.  Prima di questa primavera eccezionalmente calda il record delle temperature ( i cui primi dati risalgono addirittura al insolitamente 1014) era stato nel 1938, quando vennero registrati a Krasnoyarsk di 60° F e ad Abakan di  65 F.

Come spiega Renad Yagudin, del servizio meteorologico di Novosibirsk al Siberuian Times, «E’ stato l’inizio di aprile con il caldo record per diverse città della Siberia occidentale, tra cui Novosibirsk, Tomsk, Kemerovo, Barnaul e Gorno-Altaysk. La temperatura media in Russia è aumentata di 0,4 gradi ogni dieci anni. Nel complesso, la temperatura nella zona è 6,5-16,2 gradi Fahrenheit (2-9 gradi Celsius) superiore al record stabilito nel 1989».

Come sanno bene i lettori di greenreport.it, gli incendi nella remota Siberia sono in realtà un grave pericolo per l’intera immensa Federazione Russa ma anche per il resto del Pianeta. Il fumo prodotto da questo giganteschi ed indomabili incendi raggiunge alte quote nell’atmosfera,  viaggia attraverso l’Oceano Pacifico, e raggiunge la costa occidentale del Nord America, rendendo l’aria irrespirabile proprio come a Mosca quando i vanti soffiano in direzione opposta. Nel 2012, il fumo degli incendi siberiani ha causato il record di ozono a livello del suolo nella provincia canadese della British Columbia.

Ma la cenere e la fuliggine degli incendi siberiani si depositano soprattutto nel fragile ecosistema dell’Artico già in sofferenza per il global warming.  Il ghiaccio sporco di fuliggine riflette meno luv ce solare e quindi assorbe più radiazioni solari e si scioglie più velocemente e meno ghiaccio nell’Artico può influire sulle condizioni meteorologiche in tutto il mondo. Inoltre lo scioglimento del ghiaccio terrestre contribuisce all’innalzamento del livello del mare.

Ma è l’accelerazione del  permafrost, lo strato di terreno che era perennemente congelato, a suscitare le maggiori preoccupazioni: il suolo congelato della Siberia trattiene enormi quantità, probabilmente ben il 30%, del carbonio del mondo. Ma quando il permafrost si scioglie rilascia enormi quantità di CO2 e di metano, un potentissimo gas serra,  e molti scienziati temono che l’aumento costante e sempre più repentino delle temperature possa trasformare gli ecosistemi siberiani/artici da un enorme stoccaggio di carbonio in una fonte di emissioni di CO2 senza precedenti.

Una preoccupazione che emerge con forza anche dal Quinto rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change che considera «La degradazione del permafrost in Siberia» come uno dei più pericolosi trend del cambiamento climatico global planetario del prossimi anni.