L’Europa nell’occhio del ciclone del global warming. Forti impatti nel Mediterraneo

Clima, in uno straordinario video tutto quello che dovete sapere sul 5° Rapporto Ipcc

Wwf: «Siamo in tempo a limitare i danni ma non possiamo più aspettare»

[31 marzo 2014]

Secondo il Wwf, il  rapporto sul clima Climate Change 2014: Impacts, Adaptation, and Vulnerability presentato oggi dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc)  «Mostra nella maniera più chiara e inequivocabile che la Terra che noi chiamiamo “casa” è in gravissima crisi. I dati confermano che il cambiamento climatico è una realtà, sta avvenendo ora e sta colpendo le vite e il benessere di intere popolazioni così come quello di ecosistemi delicati alla base di importanti cicli vitali». 

Le conclusioni del Working Group II dell’Ipcc  eliminano qualsiasi dubbio che il cambiamento climatico non riguardi l’Europa: « Il cambiamento climatico sta avvenendo qui ed ora, in Europa – dicono quelli del Panda –  e possiamo solo prendere una strada in cui la situazione andrà certamente peggiorando se non reagiamo da subito con azioni a favore del clima. Le previsioni parlano di un rischio di effetti catastrofici derivanti dalla siccità, dai conflitti per il cibo, dagli incendi, dalle inondazioni e dalle estinzioni è così grande da imporre alle persone e alla natura d’Europa che non si può restare fermi senza una reazione appropriata».

Senza dimenticare, come ricordano da Greenpeace, che «non sempre è facile stimare economicamente tutti gli impatti dei cambiamenti climatici. Che valore ha la vita di ottomila persone morte o scomparse in seguito al tifone Haiyan? O quella delle 17 vittime del ciclone Cleopatra (tra cui un bambino) dello scorso novembre, che ha messo in ginocchio la Sardegna che sta ancora, a fatica, cercando di rialzarsi?». Non tutto si può comprare col denaro.

Ecco il focus sull’Europa del Working Group II dell’Ipcc messo a punto da Sergio Castellari, dell’Ipcc Focal Point per l’Italia , Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv):

• La regione mediterranea/sud europea viene individuata come la regione più a rischio dai cambiamenti climatici in Europa, a causa dei molteplici settori che vengono impattati: turismo, agricoltura, attività forestali, infrastrutture, energia, salute della popolazione.

• I cambiamenti climatici possono introdurre disparità economiche all’interno dell’Europa favorendo regioni meno affette ed aggravando quelle più esposte,  come quella mediterranea

• Le proiezioni climatiche per il futuro mostrano un possibile aumento di temperature in tutte le regioni europee, un possibile aumento di precipitazione nell’Europa Settentrionale e un possibile calo di precipitazione nell’Europa Meridionale (confidenza alta)

• Gli eventi estremi meteorologici hanno provocano significativi impatti in Europa in molti settori economici, provocando effetti sui sistemi sociali. (confidenza alta)

• È previsto un calo nella fornitura di servizi ecosistemici in risposta ai cambiamenti climatici nell’Europa meridionale nell’area alpina. (confidenza alta)

• L’Europa Meridionale è particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici e molti settori saranno colpiti negativamente (turismo, agricoltura, foreste, infrastrutture, energia, salute). (confidenza alta)

• Il rischio di inondazioni costiere e fluviali potrà aumentare in Europa a causa dell’aumento del livello marino e l’aumento degli eventi di intensa precipitazione; senza misure di adattamento i danni cresceranno in maniera sostanziale. (confidenza alta)

• L’adattamento ai cambiamenti climatici può prevenire la maggior parte dei potenziali danni. (confidenza alta)

• I cambiamenti climatici probabilmente provocheranno un calo nella produzione termo-elettrica durante l’estate in Europa. (confidenza alta)

• Nonostante i cambiamenti climatici molto probabilmente provocheranno un calo nell’uso dei sistemi di riscaldamento (confidenza alta), la domanda di raffreddamento crescerà in Europa (confidenza molto alta)

• I cambiamenti climatici probabilmente provocheranno un calo della produzione di cereali nell’Europa meridionale. (confidenza alta)

• È prevista una crescita della domanda di irrigazione; questa però, in futuro sarà penalizzata da un run off ridotto, da richieste da altri settori (uso domestico ed industriale) e da costi più alti. (confidenza alta)

• Il rischio di incendi boschivi potrà aumentare nell’Europa meridionale. (confidenza alta)

• I cambiamenti climatici molto probabilmente provocheranno delle modifiche negli habitat delle specie, con estinzioni locali in Europa. (confidenza alta)

• L’habitat delle piante alpine molto probabilmente sarà ridotto. (confidenza alta) • In Europa, le politiche di adattamento sono state sviluppate su tutti i livelli di governo, alcuni piani di adattamento no integrati nella gestione delle coste e delle risorse idriche, nei sistemi di protezione ambientale e pianificazione territoriale, nei sistemi di gestione dei rischi connessi ai disastri.

• In Europa, i costi relativi a misure di adattamento per gli edifici e a rinnovare le difese da inondazioni aumenteranno in tutti gli scenari e alcuni impatti saranno inevitabili. (confidenza alta)

Per Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia, «Il rapporto per la prima volta sottolinea la marcata differenza tra ciò che la Terra potrebbe essere se agiamo ora per tagliare le emissioni di gas serra, che attualmente provengono per la maggior parte dall’uso dei combustibili fossili, e quello che potrebbe accadere in assenza di azioni veloci e adeguate Questo report ci pone dinanzi a due scelte: tagliare le emissioni ora e investire in azioni di adattamento e avere un pianeta su cui gravano rischi affrontabili, seppur a fatica e con grandi costi, oppure, non fare nulla e prepararci a un mondo di rischi e impatti devastanti e fuori controllo. Il Report è molto chiaro su questo punto: non c’è da aspettare. Siamo ancora in tempo per limitare i danni adottando tutte le forme di adattamento possibili rispetto agli effetti che vediamo oggi.- ma senza azioni immediate e specifiche per eliminare le emissioni di gas serra, gli effetti saranno ben più gravi e oltre i limiti di un possibile adattamento. Speriamo che il prossimo report Ipcc che verrà reso noto a Berlino in aprile darà indicazioni chiare sulle soluzioni attuabili».

Anche per  Mariagrazia Midulla, responsabile clima&energia del Wwf Italia  «E’ evidente che esiste un enorme divario tra quanto la comunità scientifica ci dice non da oggi, ma da almeno 20 anni, e ciò che i governi hanno finora messo in atto. I dati parlano chiaro, ma il dibattito politico non produce la virata necessaria. Siamo tutti a rischio, il Mediterraneo è tra le aree che potrebbero essere maggiormente colpite, ma le persone e Paesi più poveri sono ancor più vulnerabili. Tutti i Paesi devono agire, a cominciare dall’Unione Europea che deve provvedere a varare un pacchetto ambizioso sul clima e l’energia per il periodo post 2020, includendovi forti target per la riduzione delle emissioni di gas serra, per le energie rinnovabili e per il risparmio e l’efficienza energetica. E deve farlo prima del Summit sul cambiamento climatico che il segretario generale delle Nazioni Unite, BanKi-moon, ha organizzato per settembre, in modo da stimolare al massimo il negoziato sul clima nell’ambito della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), a dicembre».

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