Legambiente: anche «l’Italia sta facendo troppo poco, e troppo lentamente»

Clima, un gruppo di famiglie ha fatto causa all’Ue: i tagli alle emissioni sono troppo bassi

Hanno adito oggi alla Corte di Giustizia europea. Insieme a loro avvocati, scienziati e associazioni ambientaliste di tutta Europa

[24 maggio 2018]

Famiglie che vedono le proprie vite messe a rischio dagli impatti dei cambiamenti climatici, dentro e fuori dall’Europa, hanno dato oggi inizio a un’azione giudiziaria contro il Parlamento e il Consiglio europei, con l’obiettivo di portarli di fronte alla Corte di giustizia Ue per denunciare l’inadeguatezza dei target europei di riduzione delle emissioni climalteranti al 2030. Tra di loro c’è anche la famiglia italiana rappresentata da Giorgio Elter, che racconterà la sua esperienza e la sua storia il 29 maggio a Torino presso la sede di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta: l’azione legale della famiglia Elter è infatti sostenuta dal Cigno verde che è membro di Climate action network (Can) Europe, la più grande coalizione di Ong in Europa impegnata su questioni climatiche ed energetiche.

«L’Italia sta facendo troppo poco, e troppo lentamente, per ridurre le sue emissioni di CO2, come dimostrano i dati che riportano addirittura un aumento nel settore energetico – commenta Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – Dobbiamo rafforzare l’azione per il clima e innalzare gli obiettivi UE 2030 in coerenza con l’accordo di Parigi. Legambiente sostiene pienamente l’azione legale della famiglia Elter, che può aiutarci a mobilitare i cittadini e a esercitare una crescente pressione sui governi affinché adottino politiche ambiziose in materia di clima ed energia e l’Europa diventi un esempio internazionale».

Non a caso Ong da tutta Europa hanno già chiesto obiettivi climatici più elevati al 2030 al fine di mantenere l’aumento della temperatura entro il limite di 1,5°C, come stabilito con l’accordo di Parigi, una sfida che adesso fa breccia con una portata mai vista in un’aula di tribunale. «I cambiamenti climatici sono già un tema per i tribunali dei paesi europei e di tutto il mondo – spiega l’avvocato Roda Verheyen, tra i difensori scesi in campo a difesa delle famiglie – Le famiglie ricorrenti si affidano alle corti e ai sistemi giuridici dell’Ue per proteggere i loro diritti fondamentali di vita, salute, occupazione e proprietà, che sono minacciati dal mutamento climatico. I tribunali dell’Ue devono ora ascoltare queste famiglie e garantire che siano protette».

Le famiglie ricorrenti sono tra quelle le cui condizioni di vita vengono più direttamente messe a rischio dai cambiamenti climatici, e tra loro compaiono figli e genitori che vivono sulle Alpi italiane le cui proprietà e opportunità occupazionali (come i servizi turistici) soffrono per l’assenza di neve e di ghiaccio. In sintesi, le famiglie ricorrenti ritengono che la riduzione delle emissioni nazionali di gas serra di un minimo del 40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030 sia inadeguato a far fronte alla concreta necessità di prevenire il rischio climatico e insufficiente a proteggere i loro diritti fondamentali di vita, salute, occupazione e proprietà. Esse sostengono che, a fronte di quanto sancito dal diritto europeo e internazionale, questo obiettivo di riduzione sia troppo basso; sottolineano che l’Unione ha il dovere legale di non causare danni e di proteggere i diritti fondamentali dei suoi cittadini. Nel consentire ulteriori emissioni e non esercitando il proprio potere decisionale al meglio delle possibilità, la Ue sta invece ledendo i loro diritti fondamentali. E dunque chiedono alla Corte di sancire che la questione del cambiamento climatico ricade nella sfera dei diritti umani e che la Ue ha la responsabilità di proteggere i loro diritti, quelli dei loro figli e delle future generazioni.

Queste famiglie sono accompagnate in questa azione da numerose Ong, da avvocati e scienziati, che credono fermamente che l’Ue possa e debba essere più ambiziosa rispetto al suo obiettivo sul clima al 2030. Oltre che dall’avvocato ambientale di Amburgo Roda Verheyen  sono rappresentate dal professore di diritto tedesco Gerd Winter, e dall’avvocato londinese Hugo Leith; gli scienziati del think tank scientifico Climate analytics forniscono un background scientifico, mentre l’Ong tedesca Protect the Planet sta finanziando tutti i costi legali del caso per evitare che problemi finanziari possano ostacolare l’azione delle famiglie. Anche Can Europe, cui anche Legambiente aderisce, sostiene la coraggiosa azione delle famiglie ricorrenti e riconosce l’urgenza di agire per proteggere i loro diritti fondamentali.

«Nel 2015, come parte dell’Accordo di Parigi – conclude Wendel Trio, direttore di Can Europe –  i paesi hanno convenuto di proseguire gli sforzi per limitare l’aumento della temperatura entro 1,5°C. È chiaro tuttavia che l’attuale obiettivo per il clima al 2030 dell’Ue non è sufficiente per rispettare gli impegni assunti a Parigi e che dovrebbe essere accresciuto. Questa causa avviata dalle famiglie sottolinea l’urgenza e la necessità di aumentare l’obiettivo climatico dell’Ue per il 2030».