Climate Gap Report, gli ambientalisti: agire ora, gli obiettivi di Parigi sono lontani

Ma negli Usa, dopo Trump, anche Zinke rinnega il rapporto climatico del suo governo

[28 novembre 2018]

Arrivano i primi commenti delle associazioni ambientaliste sul 2018 Emissions Gap Report pubblicato  dall’United Nations environment programme (Unep) e il leader clima ed energia del Wwf International, Manuel Pulgar-Vidal, sottolinea che «Pubblicato pochi giorni prima dei prossimi negoziati sul clima che si terranno da domenica in Polonia, a Katowice, questo rapporto chiarisce che gli attuali tagli alle emissioni promessi dai governi non si avvicinano neanche lontanamente ai livelli di ambizione necessaria per raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’Accordo di Parigi. Questo era già noto, ma visto che arriva dopo il rapporto speciale del Panel scientifico dell’Onu sul Clima (Ipcc) dello scorso mese che dovrebbe aiutare a focalizzarsi nei lavori della COP24 in Polonia la prossima settimana. I governi sono stati informati in modo inequivocabile dalla scienza: è ora e subito il momento di intensificare l’azione per il clima. Per prevenire le pericolose conseguenze dei cambiamenti climatici in atto devono fare di più, e farlo più in fretta. Vogliamo vedere i governi prendersi le proprie responsabilità e impegnarsi in azioni significativamente più incisive entro il 2020».

Pulgar-Vidal conclude: «Se vogliamo colmare il Gap delle emissioni, dobbiamo fare un grande gioco di squadra. Il report, in particolare, riconosce giustamente un ruolo chiave da parte degli attori non statali. L’azione delle imprese e dei governi locali è in aumento e dovrebbe servire di ispirazione ai governi nazionali perché facciano lo stesso».

Anche Jennifer Morgan, direttrice esecutiva di Greenpeace International, commenta quanto emerge dal rapporto Unep e sottolinea che «Il ventaglio di possibilità che abbiamo a disposizione per passare dalle parole ai fatti si sta riducendo e, se non agiamo adesso, queste opportunità finiranno. Se dovessimo fallire, saremo prigionieri di un catastrofico riscaldamento globale che cambierà in modo irreversibile il Pianeta, condannando milioni di persone alla sofferenza. È questo quello che ci attende? Assistiamo alla maggiore minaccia che l’umanità abbia mai affrontato e l’urgenza di agire è sconvolgente. Cosa stanno aspettando i governi? I soggetti privati stanno già adottando dei provvedimenti, sta infatti rapidamente emergendo una tendenza delle imprese verso l’utilizzo di energia rinnovabile».

Greenpeace ricorda che «Sempre più città stanno imponendo divieti sui veicoli alimentati a petrolio e molti governi regionali si stanno impegnando a chiudere progressivamente le centrali a carbone. Investitori, assicurazioni e banche stanno inoltre voltando le spalle ai combustibili fossili». La Morgan aggiunge: «L’ultimo report dell’Ipcc ci ha fornito un piano di salvataggio e i nostri leader politici devono smettere di esitare a intervenire. A partire dal prossimo Summit sul Clima in Polonia, la COP24, i governi si devono impegnare ad accelerare l’adozione di piani di azione sul clima in linea con l’obiettivo di restare al di sotto della soglia limite di aumento delle temperature di 1.5° Celsius entro il 2020, ed intraprendere dei passi decisi ed immediati per rispettare questi impegni. I governi regionali, le città e le imprese stanno avanzando con forza le loro richieste, dicendo chiaramente che ora basta. Adesso tocca ai governi».

John Coequyt, direttore generale politiche climatiche di Sierra Club, la più grande, diffusa e autorevole associazione ambientalista Usa, si rivolge direttamente al più grande avversario dell’azione climatica, Donald Trump, ed evidenzia: «Nelle scorse settimane lo abbiamo visto scritto a lettere cubitali in tre diversi rapporti: per prevenire i peggiori effetti della crisi climatica, dobbiamo immediatamente intraprendere azioni coraggiose per ridurre l’inquinamento globale da carbonio. Tre anni fa a Parigi, nel mondo i leader si sono impegnati a fare proprio questo, ma da allora, molti Paesi non sono riusciti a raggiungere i loro obiettivi iniziali e Donald Trump e la sua amministrazione hanno abdicato alla leadership globale e abbandonato la comunità internazionale rifiutandosi di agire, o addirittura di riconoscere che abbiamo un problema. Mentre incendi, uragani, siccità e temperature estreme costano vite americane, causano danni per miliardi di dollari e devastano le comunità in tutto il Paese, continuano a mettere la testa sotto la sabbia. Ma mentre Trump ignora volontariamente la più basilare responsabilità della Presidenza – mantenere gli americani al sicuro – i leader locali negli Stati Uniti stanno facendo passi avanti e stanno impegnandosi per il 100% di energia pulita nelle loro comunità. E come hanno chiarito questi recenti rapporti, ora è giunto il momento per tutti i leader mondiali di affrontare questa sfida e impegnarsi senza ritardi per un’economia pulita e a energia rinnovabile al 100%. Il futuro dell’umanità dipende da questo».

Ma, mentre la preoccupazione per il gap – tutto politico – tra azioni e promesse per il rispetto dell’Accordo di Parigi cresce, proprio dall’Amministrazione Usa arrivano segnali contrari. Secondo quanto scrive The Hill, dopo Trump, anche il segretario agli Interni Ryan Zinke ha rinnegato il recente rapporto National Climate Assessment, che descrive in dettaglio gli effetti catastrofici dei cambiamenti climatici sull’economia Usa e la salute e lo stile di vitadegli statunitensi. Zinke ha accusato gli autori del rapporto – che sono 13 dipartimenti e agenzia del suo governo (compreso il suo) – di aver utilizzato solo gli scenari peggiori, nonostante uno degli autori della valutazione abbia sottolineato che «Considera tutti gli scenari, da quelli in cui il carbonio è negativo prima della fine del secolo a quelli in cui le emissioni di carbonio continuano a salire».

Solo venerdì scorso, il Dipartimento degli Interni Usa guidato da Zinke aveva pubblicato un altro rapporto  nel quale si evidenzia che le trivellazioni di petrolio e gas contribuiscono in modo significativo al cambiamento climatico. Nonostante tutto questo, Zinke è in California per cercare di minimizzando il ruolo svolto dal riscaldamento globale nei giganteschi incendi che hanno ucciso decine di persone e distrutto le case di 50.000 persone.

Il direttore esecutivo di Sierra Club, Michael Brune non ci sta e attacca direttamente il segretario agli interni Usa: «Il National Climate Assessment, redatto da scienziati ed esperti di 13 agenzie governative, chiarisce che dobbiamo agire ora sul clima: dopo aver esaminato i danni provocati dagli incendi californiani, Zinke dovrebbe sapere più di chiunque altro quanto  sta già costando la distruzione climatica alle nostre comunità: Piuttosto che spingere per vendere le nostre terre pubbliche agli inquinatori delle corporation, Zinke dovrebbe proteggere le nostre terre pubbliche e il nostro clima. Per quanto gli piaccia fingere che sia diversamente, Zinke non è un geologo e non è uno scienziato del clima, ma dovrebbe ascoltare quelli che lo sono».