Club di Roma: dopo 50 anni salvare il pianeta è ancora possibile

Ma mezzo secolo dopo la fondazione del Club di Roma, i trend ambientali dimostrano che non si può più aspettare

[17 ottobre 2018]

Cinquanta anni fa.  per iniziativa del geniale economista e imprenditore italiano Aurelio Peccei e del direttore scientifico dell’Ocse Alexander King, nasceva il Club di Roma, primo think tank mondiale sullo sviluppo sostenibile,. Poco dopo veniva pubblicato il celeberrimo Limits to Growth: 9 milioni di copie vendute, traduzioni in 36 lingue,  il primo dei 40 rapporti che hanno scandito l’avverarsi di quella che sembrava una fosca profezia che è diventata il mondo del global warming e dei cambiamenti climatici. »In questo mezzo secolo – dicono oggi al Club di Roma –  nonostante gli allarmi di esperti e studiosi si siano moltiplicati, il paradigma dello sviluppo economico basato sulla crescita infinita è ancora caro a politici ed economisti. Il risultato è che i quasi 8 miliardi di esseri umani oggi viventi hanno bisogno delle risorse prodotte da due pianeti Terra. La politica mordi e fuggi, che prende le sue decisioni solo rispetto al termine dei pochi anni che intercorrono tra una tornata elettorale e l’altra, e una filosofia economica nata nel ‘700, in un pianeta poco densamente popolato e sfruttato, stanno facendo prevalere interessi di parte su quelli comuni, nonostante esistano già oggi valide alternative nella finanza, nell’economia, nella produzione, nell’energia. Se non si cambia rotta, ora, il futuro può solo peggiorare in termini di guerre, povertà e perdita di interi habitat e specie».

E a fornire un altro chiaro segnale che stiamo andando nella direzione sbagliata lo dà  “Come On!”, l’ultimo rapporto del Club di Roma,  nel quale si avverte che «gli umani e gli animali da allevamento costituiscono il 97% del peso di tutti i vertebrati viventi sulla Terra, buona parte del restante 3% (tutti i mammiferi, pesci, anfibi e rettili) oggi come oggi non ha molte probabilità di scampare all’estinzione».

Sul pianeta Terra negli ultimi 50 anni le cose sono cambiate a un ritmo impressionane.

Alla Conferenzaper il Cinquantesimo Anniversario del Club di Roma, organizzata dallo stesso Club di Roma il 17 e il 18 ottobre, è stato ricordato che «Quando il Rapporto I limiti dello sviluppo è stato scritto, gli esseri umani erano 3,5 miliardi. Oggi sono 7,6 miliardi, il 117% in più in mezzo secolo. Le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera sono cresciute da 322 a 403 parti per milione (un aumento devastante, che ha appena prodotto i tre anni più caldi in assoluto della storia della climatologia: 2014, 2015 e 2016, un’impressionante tripletta). Gli abitanti delle città sono passati da 1,3 miliardi a 4, cioè sono più che triplicati (+ 207%) e le megalopoli con più di 10 milioni di abitanti sono passate dalle tre del 1968 (New York, Shangai e Tokyo) alle 22 attuali. Alla crisi ambientale globale si sono aggiunte in questi ultimi due decenni quelle sociali, politiche e morali. Miliardi di persone non hanno più fiducia nei loro governi e nella politica, crescono i populismi aggressivi, la povertà si è allargata e approfondita in molti Paesi del mondo. Valutare il successo di una società in termini di PIL è sempre più inadeguato, anche per misurare la crescente diseguaglianza tra ricchi e poveri. La massimizzazione del profitto e la salvaguardia del Pianeta sono in un conflitto ormai insanabile».

Alla due giorni organizzata dal Club di Roma, in collaborazione con Fondazione Aurelio Peccei, Wwf, Novamont e Asvis all’Istitum Patristicum Augustinianum partecipano alcuni tra i massimi studiosi, economisti e ricercatori nel campo dello sviluppo sostenibile, dell’economia ecologica, delle scienze del clima e della terra e tutti concordano sul fatto che «Stiamo andando a sbattere»

Il rapporto  Come On! Evidenzia che  «La prima minaccia è senza dubbio quella climatica. L’ultimo accordo che i governi mondiali sono riusciti a prendere, nel 2015 a Parigi ha una grande necessità di venire rinforzato da una rapida e profonda trasformazione dei sistemi di produzione e di consumo. Per non oltrepassare il limite di aumento massimo di 2 gradi, le emissioni di anidride carbonica dell’economia globale devono essere ridotte di almeno il 6,2% all’anno. Per restare nella soglia di 1,5 gradi la riduzione dovrebbe essere intorno al 10%. Nel 2017 invece le emissioni serra globali sono tornate a crescere dell’1,4% (dati Iea) dopo una pausa di tre anni».

Ma il Club di Roma dice che «In realtà il mondo è ancora incamminato su un percorso che porta almeno a 3 gradi di surriscaldamento nel corso di questo secolo. Per la realizzazione delle misure di riduzione dei gas serra, la comunità internazionale ha stanziato 100 miliardi di dollari. Sei volte meno degli incentivi globali che gli stessi governi forniscono alle fonti fossili:  600 miliardi di dollari».

La speranza è nelle conclusioni del rapporto IPcc presentato in Corea all’inizio di ottobre: «Dimostrano che raggiungere l’obiettivo stabilito a Parigi è ancora possibile. A patto di accelerare subito la riconversione green dell’economia».