L’evento più grave ha colpito i territori di Livorno, Rosignano Marittimo e di Collesalvetti

Cnr: in Italia 16 morti, 22 feriti e oltre 2mila sfollati a causa di frane e inondazioni solo nel 2017

E si tratta di un anno «meno sfortunato» rispetto ai trend recenti, anche se «non possiamo parlare di una tendenza alla diminuzione dell’impatto degli eventi geo-idrologici sulla popolazione»

[27 marzo 2018]

Il Rapporto periodico sul rischio posto alla popolazione italiana da frane e inondazioni è stato pubblicato sul sito Polaris – curato dal dall’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Consiglio nazionale delle ricerche (Irpi-Cnr) di Perugia –, ed è lo stesso Cnr ad averne spiegato ieri i contenuti: «Nel 2017, frane e inondazioni hanno causato in Italia – dettaglia Paola Salvati dell’Irpi-Cnr – 16 morti, 22 feriti e oltre duemila tra sfollati e senzatetto. Tali eventi hanno colpito 67 comuni, distribuiti in 18 regioni. La Toscana è la regione con il più alto numero di vittime, altre regioni colpite sono Lombardia, Trentino Alto Adige ed Emilia-Romagna e la Sicilia».

Il rapporto contiene elenchi, statistiche, analisi e descrizioni degli eventi geo-idrologici che hanno causato danni diretti alla popolazione nello scorso anno, e sfogliandolo è evidente come i principali eventi meteo-climatici con danni alla popolazione si siano verificati nei mesi di settembre e dicembre 2017. «Dalla serata del 9 settembre e per tutta la notte i territori di Livorno, Rosignano Marittimo e di Collesalvetti sono stati interessati da eventi meteorologici di elevata intensità – spiega Salvati ricordando l’alluvione che ha colpito l’area – che hanno determinato gravi esondazioni dei rio Ardenza e del rio Maggiore provocando la perdita di otto vite umane, l’isolamento di alcune località e l’evacuazione di numerose famiglie, danneggiamenti alle infrastrutture viarie e ad edifici pubblici e privati».

L’altro evento meteorologico di maggior rilievo in relazione ai danni provocati è quello occorso dal 10 al 12 dicembre, quando «una forte perturbazione ha interessato l’Emilia-Romagna. Le piogge hanno colpito soprattutto la parte montana dei bacini dei fiumi Trebbia, Taro, Parma, Enza, Secchia, Panaro e parzialmente del Reno. Alle intense piogge si sono aggiunte le acque di fusione del manto nevoso dovuto al progressivo aumento delle temperature, causando il sormonto dell’argine destro del fiume Enza e il successivo cedimento dell’argine, con gravi danni al centro abitato e alla zona industriale di Lentigione. Più di 1.100 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case», sottolinea Salvati.

Ma come si collocano i dati relativi agli effetti di frane e inondazioni sul territorio italiano 2017 (e sulla popolazione che lo abita) rispetto al trend degli ultimi anni? «I dati del 2017 sono più gravi di quelli registrati nel 2016, ma sempre sotto la media sia nel corto che nel lungo periodo – spiega al proposito il direttore dell’Irpi-Cnr, Fausto Guzzetti – Nel quinquennio 2012-2016 gli eventi geo-idrologici hanno causato 103 morti e dispersi, mentre nei 10 anni tra il 1997 ed il 2016 le vittime per eventi geo-idrologici sono state 249, con medie rispettivamente di circa 20 e 25 vittime l’anno. Nei 50 anni tra il 1967 ed il 2016, sono registrate 1.789 vittime per una media di circa 36 l’anno. Questo vuol dire che il 2016 e il 2017 sono stati anni meno sfortunati, ma l’analisi nel lungo periodo dice che scostamenti dalla media sono molto frequenti: non possiamo quindi parlare – conclude Guzzetti – di una tendenza alla diminuzione dell’impatto degli eventi geo-idrologici sulla popolazione».

L. A.