Pinceton University: «Anche se si fermano le emissioni, la Terra potrebbe riscaldarsi per secoli»

CO2, già raggiunto il punto di non ritorno per il cambiamento climatico?

L’oceano assorbirà meno calore di quanto si pensa. Ma non intervenire sarebbe ancora più pericoloso

[25 novembre 2013]

Secondo lo studio “Continued global warming after CO2 emissions stoppage,” pubblicato su Nature Climate Change, «Anche se le emissioni di anidride carbonica subissero un brusco arresto, l’anidride carbonica che è già nell’atmosfera terrestre potrebbe continuare a scaldare il nostro pianeta per centinaia di anni». La ricerca – finanziata dal Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica e dalla Carbon Mitigation Initiative della Princeton University – suggerisce che ci potrebbe volere molta meno CO2 di quanto attualmente si pensa per i raggiungere la temperatura globale che gli scienziati ritengono pericolosa.

I ricercatori della Princeton University  hanno simulato un pianeta Terra in cui, dopo che 1.800 miliardi di tonnellate di Co2 sono state immesse nell’atmosfera, tutte le emissioni di anidride carbonica venissero improvvisamente bloccate.  Fino ad ora gli  scienziati hanno usato uno scenario in cui le emissioni frenano fino ad uno stop completo per misurare la capacità di resilienza nello stoccaggio del calore e della CO2. In questo “shutoff” simulato, in un millennio il carbonio diminuisce costantemente con il 40% che viene assorbito  dagli oceani e dalle masse terrestri in meno di 20 anni e l’80% viene stoccato alla fine dei 1000 anni. Questa diminuzione della CO2 atmosferica dovrebbe portare ad un raffreddamento. Ma secondo il nuovo studio «Il calore intrappolato dall’anidride carbonica ha una strada divergente».

Dopo un secolo di raffreddamento, il pianeta si sarà riscaldato di 0.37 gradi Celsius (0,66 gradi Fahrenheit) nel corso dei prossimi 400 anni, dato che l’oceano assorbirà sempre meno calore». Anche se il picco delle temperature che ne consegue sembra basso, va tenuto di conto che la Terra dall’epoca pre-industriale si è riscaldata di soli 0,85 gradi Celsius (1,5 gradi Fahrenheit).

L’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) stima che un aumento delle temperature medie globali di soli 2 gradi Celsius (3,6 gradi Fahrenheit) superiore ai livelli pre-industriali potrebbe interferire pericolosamente interferire con il sistema climatico. Per evitare quel punto di rottura bisognerebbe  mantenere le emissioni di CO2 sotto i 1.000 miliardi di tonnellate di carbonio, circa la metà dei quali è già stato messo in atmosfera.

Ora i ricercatori della Princeton University hanno scoperto quello che chiamano “lingering warming effect”  che dimostrerebbe che i temuti 2 gradi in più si possono raggiungere con molto meno carbonio in atmosfera.

Il principale autore dello studio, Thomas Frölicher, che lavorava al Program in Atmospheric and Oceanic Sciences della Princeton e ora è al Politecnico federale di Zurigo, spiega: «Se i nostri risultati sono corretti, le emissioni totali di carbonio necessarie per rimanere al di sotto di 2 gradi di riscaldamento dovrebbero essere i tre quarti delle stime precedenti, a a soli 750 miliardi di tonnellate invece di 1.000 miliardi di tonnellate di carbonio. Così, per limitare il riscaldamento a 2 gradi sarebbe necessario mantenere le future emissioni di carbonio cumulative al di sotto dei 250 miliardi di tonnellate, solo la metà dell’ammontare già emesso di 500 miliardi di tonnellate».

Lo studio contraddice la convinzione scientifica che la temperatura globale rimarrebbe costante o calerebbe e se le emissioni fossero improvvisamente ridotte a zero. Ma secondo i ricercatori della Princeton le ricerche  precedenti «Non tengono conto di una progressiva riduzione della capacità degli oceani di assorbire il calore dall’atmosfera, in particolare gli oceani polari». Frölicher ed il suo collega Jorge Sarmiento della Columbia university dicono: «Anche se l’anidride carbonica si disperde costantemente, alla fine, il calore residuo compensa il raffreddamento verificatosi a causa di diminuzione quantità di anidride carbonica».

Frölicher ed il suo team hanno dimostrato che «Il cambiamento di assorbimento del calore nell’oceano nelle regioni polari ha un effetto maggiore sulla temperatura media globale che un cambiamento negli oceani alle basse latitudini, un meccanismo noto come “ocean-heat uptake efficacy”».

Questo meccanismo era già è stato studiato nel 2010 da un altro autore della ricerca, Michael Winton del Geophysical fluid dynamics laboratory della National oceanic and atmospheric administration Usa.

Frölicher sottolinea che «L’assorbimento regionale del calore svolge un ruolo centrale. I modelli precedenti non lo hanno davvero rappresentato molto bene. Gli scienziati hanno pensato che la temperatura rimanesse costante o diminuisse una volta che smettono di emissioni, ma quelli odierni ci mostrano che non può essere esclusa la possibilità di un aumento della temperatura. Questo è esemplificativo di quanto possa essere difficile invertire il cambiamento climatico. Se blocchiamo le emissioni, potremmo ancora avere un aumento della temperatura media globale».

Questo naturalmente non diminuisce, ma rafforza la necessità di tagliare le emissioni climalteranti, perché lo scenario del non intervento sarebbe ancora più disastroso.