Clima, il cocomero di Andreotti e gli errori politici nel dibattito in corso

[13 settembre 2013]

A quanto pare il defunto e democristianissimo Giulio Andreotti, o meglio la sua sulfurea battuta «I verdi sono come il cocomero: verdi  fuori ma rossi dentro»,  va molto di moda nella politica  britannica sul clima, almeno a quanto scrive James Randerson, national news editor di The Guardian e responsabile per le notizie di ambiente, scienza e tecnologia del quotidiano globale britannico.

L’11 settembre Randerson ha fatto notare nell’articolo “Why a watermelon tells you what’s wrong with the climate debate”: «Cocomero è una parola che ci dice ciò che è sbagliato nel dibattito sul cambiamento climatico. Per alcuni libertarians, è l’insulto che esprime ciò che sono in realtà i greenies e gli scienziati del clima. Dietro tutti gli acronimi ed il gergo, dicono che è una cospirazione per promuovere un obiettivo palesemente politico: anti-big business; anti-free market; pro-aumenti delle tasse. In breve, verde all’esterno ma rosso dentro. La teoria del complotto completa richiede un impressionante livello di paranoia, ma uno dei motivi dello scherno è così persistente che, se siamo onesti, in esso c’è un fondo di verità, almeno tra alcuni nel movimento verde e nella sinistra. Molte delle risposte politiche al problema del cambiamento climatico – consumare meno, regolamentare il business, frenare le big oil and coal, limitare l’uso dell’auto – sono molto più confortevoli per quelli a sinistra che a destra dello spettro politico. E, come risultato, i politici o i pensatori che tendono a destra rischiano di perdere la presa sulla questione più importante della nostra epoca. Il che è già accaduto in gran parte in America. Sarebbe disastroso se succedesse anche nel Regno Unito».

C’è questa situazione dietro  l’indagine sulla comunicazione della scienza del clima (Climate: public understanding and its policy implications) avviata dalla Commissione ristretta su scienza e tecnologia del Parlamento britannico, che ha già iniziato le sue audizioni e che ha sentito esperti come Randerson ed istituzioni scientifiche come il Met Office. I parlamentari della Commissione vogliono andare a fondo per capire perché l’opinione pubblica sia ancora così confusa rispetto al cambiamento climatico ed al global warming, visto che la scienza ha praticamente chiarito tutto da anni. Come spiega Randerson: «La spinta per molte delle loro domande era: “Cosa stanno facendo i media per poter comunicare meglio la scienza?”»

Ecco cosa ha risposto il giornalista di The Guardian: «Non conferire competenze scientifiche a persone che non lo meritano. Evitare un falso equilibrio. In un campo in cui il 97% delle pubblicazioni peer-reviewed sostenere la posizione corrente principale non facciamo un buon servizio ai lettori dando un indebito rilievo a quelli ai margini (pensate agli scienziati che sostengono che l’HIV non causa l’AIDS o che il fumo non ha alcun legame con il cancro). E, forse la cosa più importante, rendere chiaro dove c’è incertezza scientifica e dove non è così. Mentre gli effetti precisi e la scala temporale del cambiamento climatico possono essere incerti, i principi di base sono scienza ben consolidata. Le proiezioni di scienziati del clima indicano che c’è un rischio significativo di profondi cambiamenti climatici, se continuiamo a rilasciare gas serra al tasso corrente».

Ma, tornando al cocomero andreottiano, il problema non è solo quello di spiegare tutta la complessità della scienza ad un’opinione pubblica laica la cui attenzione a volte viene distolta da altri problemi e notizie. Già oggi molti giornalisti scientifici stanno realizzando articoli, trasmissioni televisive e filmati postati su internet ed i social network che fanno circolare idee poco comuni e “complicate” rendendole intelligibili, avvincenti e lo fanno spesso in maniera pertinente e divertente. «E diciamocelo – sottolinea Randerson –  la scienza del clima può essere complessa, ma il bosone di Higgs è più difficile da cogliere del global warming. L’elefante nella stanza nell’inchiesta parlamentare è che, consapevolmente o no, ci sono persone in tutti i fronti del dibattito sul clima che hanno dietro le spalle una posizione culturale o politica. Di conseguenza, gli argomenti riguardanti la scienza del cambiamento climatico diventano un “proxy” per quello che è in realtà un argomento politico. Se piace la ricetta, poi si accoglie la diagnosi. Se non piace  si mina la diagnosi o si attacca il medico».

Un esempio eclatante è quello dell’ex cancelliere britannico Nigel Lawson che il 20 agosto 2012, intervenendo ai Seminari sulle emergenze planetarie organizzati ad Erice da Antinino Zichichi, disse: «Ora c’è una nuova religione: la religione AGW [anthropogenic global warming], della quale gli scienziati sono il nuovo sacerdozio, predicando il loro dogma con esattamente la stessa pretesa di autorità della chiesa cattolica medievale». Chissà come l’avrà presa lo scienziato ecoscettico Zichichi che è anche un “cattolico medievale”?

Randerson  fa notare che «È forse comprensibile che alcuni a destra abbiano reagito con forza a ciò che percepiscono come un’agenda di sinistra mascherato da scienza. Ma è anche un errore catastrofico» e cita Mark Henderson che, nel suo libro “The Geek Manifesto: Why science matters” sostiene: «Il risultato è stato quello di creare un potente elettorato che accoglie deliziato alcune  indicazioni, tuttavia scarsamente fondate, che la scienza del cambiamento climatico potrebbe essere meno robusta. Se il problema può essere screditato, allora lo possono essere le soluzioni».

L’ironia (basta farsi un giro su alcune pagine di Facebook,) è che certo radicalismo verde non è così distante dalla destra libertarian e che fioriscono  i  siti complottisti “rosso-bruni” che mischiano la denuncia al potere delle multinazionali petrolfere e del carbone a quella della presunta bufala del global warming, frutto di un complotto scientifico/statalista/falso-ambientalista/pluto-giudaico

Secondo l’ambientalista Mark Lynas, «I climate contrarians di destra ed i greens in realtà attualmente sono d’accordo che il cambiamento climatico significa che dobbiamo smantellare la civiltà industriale. I greens vogliono questo, la destra non lo vuole. Questo conduce entrambi a manipolare la scienza».

Randerson, che non è certo un uomo di destra, non vuole rimanere prigioniero di questo scontro tra la destra e l’ala integralista e luddista del movimento ambientalista: «La verità è che non abbiamo bisogno di tornare all’età della pietra, ma tutto questo ha reso molto più difficile avere una discussione sensata sulle politiche per mitigare i peggiori impatti dei cambiamenti climatici. Abbiamo bisogno di una vigorosa – e sì politica – argomentazione sul nucleare, sulla cattura e stoccaggio del carbonio, sulla diplomazia climatica, sui parchi eolici, sui viaggi aerei e molto altro. Per non parlare di quanto ci costerà tutto questo. Ma questo è stato distorto da coloro che preferiscono parcheggiare i loro carri armati sul prato della scienza climatica. La realtà è che alla fisica atmosferica non importa per quale partito votiamo. Così i politici di ogni colore devono  trovare una risposta coerente alle domande profonde della società legate al cambiamento climatico. Nascondersi dietro l’incertezza fasulla sulla scienza come una scusa per l’inazione non è un’opzione. Quindi ripeto l’appello che ho fatto al comitato ristretto che politici, pensatori e figure della cultura di centro-destra si assumano il problema dei cambiamenti climatici e ne parlino in un linguaggio che loro sostenitori capiscano a caldo».

Ma salvo alcune iniziative interessanti, come la recente ”A new conversation with the centre-right about climate change: Values, frames and narratives” organizzata dal Climate Outreach & Information Network,  nella destra britannica, europea (a cominciare da quella italiana) e mondiale c’è un grande vuoto da colmare, ma, come conclude Randerson, «Solo allora potrà essere certo che il veleno politico potrà essere estratto dal dibattito e che l’insulto del cocomero verrà finalmente essere messo a tacere. Sarebbe un bene sia a sinistra che a destra».