Come i contadini dell’Uruguay si adattano al cambiamento climatico

[31 marzo 2014]

Le innovazioni per facilitare l’adattamento al cambiamento climatico saranno sempre più necessarie, soprattutto in America latina: una regione che nel medio periodo potrebbe essere una delle principali fonti di del cibo per sfamare la crescente popolazione umana del mondo.

In uno dei più piccoli Paesi sudamericani, l’Uruguay del presidente di sinistra Pepe Mujica, il cambiamento climatico sta diventando un vero e proprio rompicapo per gli agricoltori: il sole secca le verdure e le piogge torrenziali la annegano, così i campesinos uruguaiani si stanno adattando con la tecnologia per fare previsioni climatiche e prendere le necessarie precauzioni per la semina, la coltivazione e la raccolta.

L’Uruguay ha lanciato il progetto “Desarrollo y Adaptación al Cambio Climático” (Dacc), che ha l’obiettivo di migliorare la produzione s agricola e del bestiame e che prevede la creazione del Sistema Nacional de Información Agropecuaria (Snia), una piattaforma internet che secondo  il Ministerio de Ganadería, Agricultura y Pesca de Uruguay (Mgap), «Sarà utile per integrare e generare dati quali previsioni ed allerte climatiche, monitoraggio di vegetazione, terra ed acqua. Informazioni a partire dalle quali si possono generare programmi di simulazione di impatto dell’uso di nuove tecnologie». Il governo progressista di Mujica ha trovato un forse inaspettato alleato nella Banca Mondiale che ha finanziato il Dacc con 49 dei 55 milioni di dollari necessari, gli altri 6 ce li mette Montevideo

Negli ultimi 5 anni il Paese ha subito un aumento delle temperature ed una maggior frequenza di inondazioni e siccità estreme, più intense e frequenti delle registrazioni storiche. Uno scenario che lascia prevedere grandi perdite economiche, soprattutto in un Paese dove il settore agricolo e zootecnico rappresenta il 70% delle esportazioni  uruguaye. Secondo il Mgap le perdite economiche dell’industria del bestiame durante la siccità del 2008-2009 è stata tra i 750 milioni ed il miliardo di dollari. Quindi la variabilità climatica, in un Paese che dipende così tanto dalle sue risorse naturali, ha un impatto negativo soprattutto sui produttori  familiari, che rappresentano bel il 63% del totale dei produttori locali del Paese.

Secondo il dati della Banca Mondiale, nel 2100 la temperatura media in Uruguay aumenterà di 3,4º C, le precipitazioni aumenteranno del 57% ed i fenomeni climatici estremi saranno sempre più intensi e frequenti e si stanno già manifestando con piogge violente,  vento, tempeste,  ma ci saranno anche intense siccità.

L’obiettivo generale del Dacc, attraverso il progetto “Ganaderos Familiares y Cambio Climático” (Gfcc), approvato nel 2012 e che ha avuto una donazione del Fondo di adattamento del Protocollo di Kyoto, è quello di «Appoggiare i produttori rurali per sviluppare un uso sostenibile delle risorse naturali, producendo un maggior adattamento alla variabilità ed al cambiamento climatico, promovendo una modernizzazione della gestione del Mgap nell’area di in formazione e servizi collegata al clima  ed alle risorse naturali»

La strategia  si basa su tre azioni principali: Razionalizzazione dell’accesso e della gestione dell’acqua come base per l’aumento della resilienza; Appoggi differenziato per tipo di produttori, secondo le loro necessità e capacità; Costruzione di capacità  e modernizzazione dei servizi pubblici articolandosi con il settore privato al servizio del settore privato.

Walter Baethgen, direttore del Program Regional and Sectorial research and the leader for Latin America and the Caribbean dell’ International Research Institute for Climate and Society (Iri) alla Columbia University, spiega che «La comunità scientifica ci fornisce previsioni per il 2080 o il 2100, però per un decisore, che sia un ministro od un piccolo agricoltore, è necessario sapere cosa succederà nel futuro a breve termine» ed il principale economista agricolo della Banca Mondiale, Holger Kray, sottolinea che «L’Uruguay sta facendo un passo avanti esemplare in materia di adattamento al cambiamento climatico,  non solo a beneficio dei suoi abitanti, ma anche per altri Paesi del mondo che potrebbero essere interessati ad un’iniziativa come questa».