Come i cambiamenti climatici cambiano i cani

[20 agosto 2015]

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La specie che sopravvive, come ci insegna la storia dell’evoluzione, è quella capace di adattarsi meglio ai cambiamenti dell’ambiente in cui si trova. I cani, ovviamente, non fanno eccezione. La novità, emersa da uno studio appena pubblicato su Nature communications, riguarda l’influenza del cambiamento climatico: finora era comune pensare che l’adattamento dei predatori dipendesse in modo prevalente da quello degli erbivori, ma non è così.

Lo studio condotto da Christine Janis (Brown university) e Borja Figueirido (università di Malaga)  e Jack Tseng (del museo di Storia naturale di New York) rinforza piuttosto la convinzione che il percorso evolutivo di interi gruppi di predatori possa essere una conseguenza diretta del cambiamento climatico. L’analisi dei ricercatori si è concentra su fossili di quelli che oggi sono i nostri cani.

Quaranta milioni di anni fa l’America del Nord era calda e boscosa, senza le grandi praterie che oggi la caratterizzano. A loro volta, gli antenati dei moderni cani erano più simili a manguste, e i loro arti adatti a una caccia portata avanti tramite agguati, simile a quella che caratterizza ancora oggi i gatti e altri felini.

Analizzando i resti ossei di 32 specie di cani da 40 a 2 milioni di anni fa, i ricercatori hanno potuto ricostruire una parte importante dell’evoluzione che ha caratterizzato tali carnivori.

In concomitanza con il raffreddamento del clima e il cambiamento dell’habitat e il diradamento delle foreste, questi animali si sono evoluti passando attraverso il tipo di caccia che ancora oggi caratterizza volpi e coyote, fino ad approdare a quella basata sulla resistenza tipica del moderno lupo, che percorre grandi distanze fino a sopraffare la sua preda.

Finora, l’evoluzione dei carnivori era interpretata principalmente attraverso la metafora della “corsa agli armamenti”, in un costante adattamento al parallelo percorso delle prede, gli erbivori. Anche se la variabilità causata direttamente dell’habitat (sotto la pressione del cambiamento climatico) può sembrare un’ipotesi logica «finora – sottolineano i ricercatori – non era mai stata provata».

«Adesso – concludono gli autori – guardiamo al futuro, caratterizzato da cambiamenti antropogenici». Nel XXI secolo siamo noi umani gli attori principali dei cambiamenti climatici; cani e lupi, insieme agli altri animali, sono chiamati dall’evoluzione a nuovi adattamenti. O a soccombere.