Come la lobby delle industrie inquinanti condiziona gli obiettivi Ue su energia e clima

Il ruolo di potenti gruppi “cross-industry” nell’indebolimento delle proposte politiche

[20 marzo 2014]

Oggi e domani si incontrano i  28 capi di Stato dell’Ue per discutere di come l’Europa affronterà questioni climatiche ed energetiche da qui al 2030 e, proprio alla vigilia di questo cruciale meeting, Corporate Europe Observatory (Ceo) e Amici della Terra Europa hanno pubblicato il rapporto “Ending the affair between polluters and politicians – How the industry lobby gutted Europe’s climate ambitions”, che mostra come  le multinazionali dei carburanti fossili e dell’industria pesante abbiano sfruttato il loro accesso privilegiato, ingenti risorse finanziarie e un’intensa operazione di lobbying per convincere i decision-makers  dell’Ue a non intraprendere un’azione ambiziosa su clima ed energia per proteggere i loro profitti.

Il quadro che fanno le due associazioni è preoccupante quanto evidente: «Si incontrano a feste di compleanno, oltre che a breakfast meetings, durante il cocktail di benvenuto. Ma quanto sono vicine le industrie più inquinanti d’Europa ai politici di alto livello e ai regolatori? E come influenza questo lobbismo la politica sul cambiamento climatico dell’Ue? Queste sono il genere di domande che dobbiamo farci, chiedendoci come leader dei 28 Stati membri dell’Ue cerchino di raggiungere un accordo sugli  obiettivi climatici europei per il 2030. Tale esame è particolarmente urgente perché – come un simile accesso privilegiato potrebbe implicare – queste industrie sembrano aver avuto un grande successo nell’annacquare la legislazione comunitaria su clima ed energia».

Secondo il documento, la lobby industriale “fossile” «è riuscita a convincere i politici di alto livello dell’idea in malafede che la legislazione “verde” non possa essere attuata in tempi di crisi economica. Questa lobby ha portato a un dossier clima ed energia proposto dalla Commissione europea per il 2030 pericolosamente inadeguato. La proposta è di  un target debole per ridurre le emissioni di gas serra di appena il 40% entro il 2030 e di obiettivi nazionali non  vincolanti per le energie rinnovabili e del risparmio energetico».

Una proposta che, come hanno denunciato anche le associazioni ambientaliste italiane, ignora i risultati centrali di una ricerca commissionata proprio della Commissione europea, che dimostrano che obiettivi più elevati porterebbero ad un risparmio sui costi sanitari, ridurrebbero la dipendenza dalle importazioni di energia e non influenzerebbero significativamente il Pil.

Uno degli autori del rapporto, Brook Riley dei Friends of the Earth Europe,  ha detto: «Barroso e i suoi commissari sembrano essere caduti nel vecchio modo di pensare dell’industria, che  ci debba essere una contraddizione tra azione per il clima e ripresa economica. I tagli di gas serra del 40% proposti mancano pericolosamente di ciò che è necessario per trasformare l’economia dell’Unione europea e allontanarsi dall’energia sporca, e ignorano completamente l’enorme costo finanziario del dover affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici».

Secondo Kevin Anderson dal Tyndall Centre for Climate Change Research, questo obiettivo significa che «entro il 2030 avremo rinnegato i nostri impegni internazionali per limitare il riscaldamento globale a 2 gradi centigradi. In altre parole, abbiamo una probabilità molto alta di oltrepassare – secondo i termini della  la stessa Commissione –  le “ devastanti” soglie del global warming».

Ma cosa è andato storto? Come hanno potuto avere tanto successo le pressioni della  lobby dell’industria inquinante per diluire l’azione per il clima dell’Ue? Il documento evidenzia il ruolo di potenti gruppi “cross-industry” (come Business Europe ed  European Roundtable of Industrialists) nell’indebolimento delle proposte sul clima dell’Ue.

Una delle autrici, Belén Balanyá del Ceo, denuncia: «Le corporation inquinanti hanno tutto da guadagnare da una politica climatica debole e non dovrebbero  avere alcun ruolo nelle politiche per il clima. La battaglia delle lobby per il  2030 su clima ed energia dell’Ue continuerà a dispiegarsi nei prossimi mesi, si estenderà al un nuovo Parlamento e alla  nuova Commissione, ed è fondamentale che i decisori europei fissino gli obiettivi per il continente in base a ciò che richiede la scienza e al principio di giustizia climatica, e non ai desideri delle grandi imprese».

Corporate Europe Observatory e Amici della Terra Europa «credono che tre ambiziosi obiettivi vincolanti – per le emissioni di gas ad effetto serra, il risparmio energetico e le energie rinnovabili – siano l’unico modo per garantire che l’Europa attui in maniera efficiente le proprie responsabilità per affrontare il cambiamento climatico. Solo un’azione di questa portata incoraggerà gli investimenti necessari nelle risorse di energia pulita per evitare le peggiori conseguenze del cambiamento climatico e apportare il massimo beneficio per l’Ue e i suoi cittadini».