Con la scusa del maltempo, la Lega vuole dragare sabbia e ghiaia dagli alvei dei fiumi

Vanda Bonardo: dopo 17 anni, politica di governo distante anni luce dalla scienza

[14 novembre 2018]

La Lega (ex nord) ha rilanciato la sua proposta di Legge “Disposizioni per la manutenzione degli argini dei fiumi e dei torrenti”, primo firmatario il leghista Guido Guidesi, sottosegretario ai rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, presentata nel marzo 2018, che vorrebbe autorizzare l’estrazione di inerti (sabbia e ghiaia) dall’alveo dei fiumi.  Il gruppo di deputati leghisti (oltre a Guidesi,  Belotti, Bianchi, Cavandoli, Crippa, Fedriga, Giorgetti. Gobbato, Grimoldi, Invernizzi, Maturi, Molinari, Molteni, Ribolla, Saltamartini, Tombolato) puntano a dare dignità parlamentare all’uscita da bar di Matteo Salvini che, commentando qualche giorno fa la tragedia dei 9 morti in una casa abusiva costruita in un alveo di un fiume a Casteldaccia in Sicilia e la tempesta climatica che ha colpito le Alpi e altre regioni italiane disse che  la colpa è «di troppi anni di incuria e malinteso ambientalismo da salotto che non ti fanno toccare l’albero nell’alveo. Ecco che l’alberello ti presenta il conto».

La risposta arriva su Facebook da Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente, membro del Consiglio Direttivo Cipra Italia, co-residente del Comitato Scientifico Nazionale di Legambiente., una che di fiumi se ne intende, visto che ha pubblicato numerosi articoli e pubblicazioni su temi come l’acqua, la difesa del suolo e la pianificazione di bacino, tra questi “Sviluppo locale in zone di montagna; ”Acqua che scorre”; “Acqua in Piemonte e Valle d’Aosta”; “Fiumi senz’acqua” e che ha curato dossier come “L’idroelettrico, impatti e nuove sfide al tempo dei cambiamenti climatici.

La Bonardo ricorda che «Nel 2001 producemmo le osservazioni ad analoghe proposte di legge presentate in Regione Piemonte. Così scrivevamo  “ … Nella relazione introduttiva si focalizza l’attenzione sul fatto che il tutto è orientato nell’ottica dell’intervento di rimozione del materiale in eccesso negli alvei fluviali. Un’affermazione di tale peso dovrebbe essere necessariamente supportata da dati che ne dimostrino la veridicità. Dalle conoscenze esistenti si sa che non esiste in tutta l’asta principale del fiume Po, costantemente monitorato da almeno quaranta anni (sezioni trasversali Brioschi) e in nessuno degli affluenti fin qui esaminati, alcun deposito di solidi trasportati, né sovralluvionamento, né accumulo di nessun tipo o entità. L’impressione visiva degli “affioramenti” di isolotti ecc. è dovuto allo sprofondamento dell’alveo di magra: non è la ghiaia che si è alzata, ma il fiume che si è abbassato,,,”».

La Bonardo  conclude sconsolata: «Sono trascorsi 17 anni, oggi il mondo accademico quasi all’unanimità sostiene le nostre ragioni, ma il mondo della politica, quello che ora governa è distante anni luce, perso com’è nella faciloneria di chi cerca solo consensi e rifiuta di prepotenza tutto quel che è conoscenza maturata attraverso lo studio e l’approfondimento. Tristezza, tristezza!»